Macerata 50 anni di jazz negli scatti di Carlo Pieroni

di Libero Farnè

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Carlo Pieroni - Macerata 50 anni di jazz

Marchebestway, Civitanova Marche 2019. Pagine 105; euro 15.

Probabilmente fra tutte le espressioni artistiche, l’ambito della fotografia è quello in cui il dilettantismo, enormemente diffuso, è in grado di dare risultati esteticamente apprezzabili, tanto da raggiungere visibilità su varie testate o in mostre mirate. Nel campo del jazz in particolare troviamo fotografi che potremmo definire “territoriali”, che cioè agiscono per decenni in un ambiente circoscritto, costituendo l’insostituibile memoria visiva delle manifestazioni jazzistiche che in quel territorio si sono svolte. Fra i tanti personaggi, ricordo ad esempio il romagnolo Mario Sabbatani nella zona di Imola e Castel San Pietro Terme o l’eccellente Pietro Bandini, attivo a Parma dove da sempre documenta le tappe di Parma Jazz Frontiere.

Di questa schiera fa parte anche Carlo Pieroni, nato a Filottrano (AN) nel 1948, che da mezzo secolo registra tutto quello che di jazzistico è capitato a Macerata e dintorni, soprattutto grazie alle meritevoli iniziative di quel personaggio unico che è Paolo Piangiarelli. La preziosa pubblicazione in oggetto dimostra come l’approccio fotografico di Pieroni non sia sostanzialmente cambiato nell’arco di cinque decenni. Egli non è un fotografo ipertecnico, non persegue un’esasperata nitidezza d’immagine o inquadrature tagliate in modo perfetto o singolare; come pure non insiste, a differenza di molti suoi colleghi, in quella visione stereotipata che coglie i musicisti nel momento supremo dello sforzo esecutivo, fra sudore, posture, e smorfie eccentriche, fra contrasti cromatici e chiaroscuri accentuati. Certo anche gli scatti di Pieroni restituiscono l’azione dei vari strumentisti, ma quello che riescono a esprimere al meglio è piuttosto la fase del riposo, del ripensamento, afferrando la naturalezza, gli aspetti abituali, quotidiani e intimi dei protagonisti.

Che egli stesso abbia sempre cercato di impostare un rapporto personale con i jazzisti di volta in volta immortalati dal suo occhio fotografico è dimostrato dal fatto che molte foto, prevalentemente in bianco e nero, sono autografate e spesso riportano una dedica sovrapposta all’immagine. La maggior parte di esse si limita a “To Carlo” o “For Carlo”, ma Enrico Rava nel 1977 alla firma aggiunge: “Al grande amico e grande artista Pieroni (!!!)”. Su due foto scattate a Civitanova Marche nel 1981 troviamo due partner di Mingus: George Adams, chinato e illuminato da uno sorriso estatico, scrive “The spirit lives & loves”, mentre Dannie Richmond lo omaggia con “Carlo so fine”. Chet Baker nel 1988 su una foto del 1981, in perfetto italiano e bella calligrafia, confidenzialmente gli si rivolge: “Carlo, anche io voglio un paio di questi. Grazie”. E ancora Elvin Jones: “To My Friend Carlo. Love and Peace”.

Dal punto di vista dell’originalità estetica, mi limito a segnalare alcuni scatti particolarmente apprezzabili. Tipica l’espressione partecipe e pensosa di Maurizio Urbani mentre ascolta i partner a Camerino nel 2012: il tenore reclinato sulla spalla e il viso rivolto a destra con gli occhi chiusi e gli occhiali appoggiati sulla fronte. Due protagonisti italiani di generazioni differenti, colti a Macerata nel novembre 2001, si fronteggiano su pagine opposte e, inconsapevoli, incrociano i loro sguardi: nella foto di sinistra il profilo sornione del veterano Renato Sellani, in quella di destra un Francesco Cafiso dodicenne a mezzo busto con uno sguardo attento. Un’altra accoppiata di immagini, questa volta a colori, estremamente coerente e suggestiva, timbricamente assonante su toni caldi ma neutri e un po’ offuscati, è quella che affianca una divertita Betty Carter, riflessa dallo specchio del camerino, e una perplessa Kim Parker, con la voluminosa capigliatura alonata da un controluce. Come tutti i libri fotografici, questo volume, che prosegue il meritorio lavoro di documentazione da parte dell’associazione culturale Marchebestway, è da sfogliare per lasciarsi coinvolgere e sorprendere; per forza di cose andando a ritroso negli anni una buona dose di nostalgia non può fare a meno di emergere.

Libero Farnè