Anthony Braxton Saxophone Quartet ad AngelicA

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Da sinistra a destra: Anthony Braxton, James Fei, Chris Jonas e Ingrid Laubrock - Foto di Margherita Caprilli

Bologna, Teatro San Leonardo

3 giugno

«I’m a happy guy!», ha esclamato un raggiante e sudato Anthony Braxton alla fine dell’esibizione del suo quartetto di sassofoni, stringendo le mani di spettatori entusiasti che a lui e ai suoi valorosi colleghi avevano appena tributato un’ovazione da stadio. Il concerto, in prima assoluta, era il penultimo appuntamento (e certamente uno degli eventi di punta) del festival di AngelicA, giunto alla trentaduesima edizione.

Questo lavoro per quartetto di sassofoni costituisce un’ulteriore tappa dell’instancabile percorso di ricerca perseguito dal 77enne compositore di Chicago (per una felice coincidenza, nato il 4 giugno 1945) e l’ennesima riprova del suo lucido rigore e della sua straripante creatività. Nel suo Saxophone Quartet Braxton ha riunito tre solisti e compositori di assoluto rilievo, a lui legati da lunghe frequentazioni: James Fei (sax alto e sopranino), Ingrid Laubrock (sax tenore e soprano) e Chris Jonas (sax tenore e soprano). In questo contesto Braxton opera ai sax alto, soprano, sopranino e all’elettronica.

Anthony Braxton -Foto di Margherita Caprilli

Com’è ormai una sua frequente consuetudine, Braxton applica un procedimento di tipo modulare. Ovvero, le esecuzioni procedono per moduli interscambiabili basati su una partitura che da un parte fornisce indicazioni precise riguardo ad altezze, dinamiche e timbriche, ma dall’altra lascia comunque spazio all’improvvisazione e alla libera scelta dei musicisti. Infatti, a seconda dei casi ognuno di loro può decidere di variare o alternare tali moduli. Così facendo, ogni singola performance può godere di ampia libertà e, in buona sostanza, trasformarsi in un evento unico, mantenendo al tempo stesso un’impeccabile unità strutturale.

Una partitura di Braxton – Foto di Margherita Caprilli

Ne risulta un gioco di squadra coeso, condotto da Braxton con rapidi segnali e richiami, e fondato su una ferrea (auto)disciplina collettiva. Ne sono tratti distintivi la meticolosa, nitida distribuzione delle singole voci strumentali e delle sezioni, la ricchezza degli impasti timbrici, la fitta dialettica che dà luogo a fecondi intrecci e continui rimpalli. Un esempio? A un duo fra tenore e soprano (Jonas-Laubrock) succede quello fra tenore e sopranino (Jonas-Fei). A quest’ultimo si aggiungono gradualmente i soprani di Braxton e Laubrock.

James Fei – Foto di Margheita Caprilli

Ne scaturisce un’insolita combinazione in trio tra sopranino e due soprani, protagonisti di dialoghi concitati. Quanto agli aspetti timbrici e dinamici, va sottolineato l’accurato e scrupoloso lavoro nell’esplorazione di registri estremi, mai però sopra le righe. Nemmeno nei frangenti in cui sul sopranino Fei produce suoni parassiti o Braxton ne modifica il suono, paragonabile a quello di strumenti tradizionali a doppia ancia come la zurna mediorientale o il nagaswaram indiano. Per parte loro, Laubrock e Jonas esibiscono un magistrale controllo della gamma timbrica ed espressiva dei propri strumenti, specialmente al tenore.

Ingrid Laubrock e (sullo sfondo) Chris Jonas – Foto di Margherita Caprilli

Se si vuol proprio cercare il proverbiale pelo nell’uovo, in un contesto di tale ricchezza e vitalità appare un po’ superfluo (ma per fortuna mai invadente) l’apporto dell’elettronica, utilizzata in alcuni passaggi in funzione di bordone ipnotico. In conclusione, secondo strade parallele ma distinte rispetto a quelle battute da George Lewis, Braxton sta portando alle estreme conseguenze l’eredità delle avanguardie di Chicago, accostandola al secondo Novecento europeo. Un equilibrio tra matrici culturali differenti che si può riscontrare in alcuni lavori del ROVA Saxophone Quartet, ad esempio nell’ultimo, magnifico «The Circumference Of Reason». Tuttavia, se da un lato un certo tipo di notazione può richiamare i protagonisti delle avanguardie europee, dall’altro l’impronta afroamericana si evidenzia nettamente nella pronuncia, nella modulazione e nel vasto spettro timbrico. Seppur con un giorno di ritardo, buon compleanno e lunga vita ad Anthony Braxton!

Chris Jonas – Foto di Margherita Caprilli

Enzo Boddi