A Jazz Supreme a Firenze, dal 14 ottobre al 18 novembre

La rassegna pensata dal pianista Simone Graziano e dal Presidente del Musicus Concentus Fernando Fanutti come omaggio al disco A Love Supreme di John Coltrane.

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Torna a Jazz Supreme, la rassegna pensata dal pianista  Simone Graziano e dal Presidente del Musicus Concentus Fernando Fanutti come imprescindibile omaggio al disco “A Love Supreme” di John Coltrane, pietra miliare nella storia della musica.

Jazzasonic foto di Roberto Cifarelli

La migliore scena jazzistica contemporanea trova la sua collocazione naturale in Sala Vanni e prende il via venerdì 14 ottobre con Jazzasonic (ore 21:15). L’idea di questa formazione nasce grazie ad Italia Jazz Club che chiede a Dario Cecchini di creare una band che suoni la sua musica durante i due giorni de Il jazz italiano per le terre del sisma a L’Aquila. L’intento è quello di valorizzare le capacità compositive di Dario in un contesto diverso da quello dei Funk Off. Dario chiama con sé musicisti che conosce bene, versatili e capaci di poter seguire la sua musicalità, che parte dal jazz ma che si ispira un po’ a tutte le correnti della black music. I nomi sono conosciutissimi: Claudio Filippini al piano e tastiere, Gabriele Evangelista al contrabbasso e Stefano Tamborrino alla batteria, non solo dei fuoriclasse dei propri strumenti ma anche duttili ed esperti conoscitori dei tanti stili che la musica di oggi ci offre. La musica è tutta originale e composta da Dario Cecchini che, come anche nei Funk Off, resta legato ad un concetto melodico ed armonico molto personale e di ampio respiro.

Dan Kinzelman Unfall photo by Valentina Tomassini

Venerdì 21 ottobre (ore 21:15) spazio a Dan Kinzelman “Unfall”: unico progetto da leader del sassofonista statunitense Dan Kinzelman, in ‘Unfall’ è affiancato da tre degli improvvisatori più originali in Italia: Mirco Rubegni alla tromba e al corno, Manuele Morbidini al sax contralto e Rossano Emili al sax baritono e clarinetto basso. In un processo ecologico di recupero e riutilizzo di linguaggi musicali passati di moda, la musica di ‘Unfall’ mescola in maniera irriverente free jazz, dixieland, musica da banda e minimalismo orchestrale. Il dialogo fra linguaggi e l’intertestualità diventano elemento fondante in un processo che si ispira ai cut-ups di William Burroughs, o alla frenesia di stimoli audiovisivi tipica della cultura contemporanea. Le strutture musicali sono definite soltanto in parte, e in molti casi, la difficoltà tecnica della materia rende impossibile un’esecuzione ‘corretta’, ma è proprio questo spazio di confine fra il possibile e l’impossibile che viene indagato: ‘Unfall’ cerca un equilibrio fra disciplina e gioco, controllo e caos.

Panaemiliana

Il progetto Panaemiliana, in programma per A Jazz Supreme venerdì 28 ottobre (ore 21:15), si forma dall’incontro di cinque musicisti attivi nella scena musicale bolognese ed italiana. Il progetto è un viaggio tra Bologna e le madonne dei pilastrini rubate lungo la via Emilia. Racconta la visione di questa terra rosso sbiadita, piena di storie dimenticate e di atmosfere sottovalutate, bagnata da una nebbia perenne che sparisce bruciata da estati improvvise. La musica guida questo viaggio di giorno e di notte, senza parole ma solo con impressioni e nessuna risposta. Bologna, l’Emilia e l’Italia intera sono un crocevia di culture e tradizioni, Panaemiliana è la strada che lo attraversa. Nella primavera del 2020 la band esce con il disco omonimo per l’etichetta romagnola “Brutture Moderne”.

Jacopo Ferrazza 5tet foto di Federica_Di_Benedetto

Venerdì 4 novembre è invece la volta dello Jacopo Ferrazza 5tet, che presenta il progetto “Fantàsia” (ore 21:15). La musica del quintetto si basa su una folta parte di scrittura e di programmazione assecondata da un’improvvisazione che è quasi sempre al servizio della composizione e della sua evoluzione descrittiva. Il mondo sonoro di questo ensemble è fortemente influenzato da quattro matrici: il jazz moderno, la musica cameristica, la corrente tardo-romantica e la musica elettronica. Mondi apparentemente lontani tra loro, trovano una sinergia nella scrittura dell’album, permettendo ai musicisti e all’ascoltatore di immergersi in piani sonori sempre differenti e articolati. Fantàsia si basa sulla ricerca e l’urgenza di rappresentare il surreale e l’onirico, tentando così di descrivere in musica sensazioni e visioni che trovano forza e dignità grazie alla dicotomia sonora acustica/elettronica. Il gruppo è composto da Jacopo Ferrazza (contrabbasso, synth, composizioni), Enrico Zanisi (pianoforte, synth, live electronics), Alessandra Diodati  (voce), Valerio Vantaggio (batteria) e Livia De Romanis (violoncello).

Ben Lamar Gay
Foto di Alejandro Ayala

Nel penultimo appuntamento in Sala Vanni, previsto per venerdì 11 novembre, il Ben Lamar Gay Ensemble (ore 21:15). Cornettista originario di Chicago, Ben LaMar Gay è uno dei più avventurosi e curiosi musicisti in circolazione il cui sound spazia tra avant-garde jazz, hip-hop e indie rock, traendo spunto anche dalla tradizione brasiliana e dalle sperimentazioni elettroniche. Attivo nella scena musicale sperimentale di Chicago e avendo passato tre anni di residenza in Brasile, Ben ha collaborato con diverse figure tra le più influenti nel mondo della musica come Joshua Abrams, George Lewis, Jeff Parker, Theo Parrish e molti altri. È apparso in album di vari generi e con vari artisti: dall’hip-hop di Polyphonic the Verbose, al batterista jazz Makaya McCraven, al R&B di Coultrain. Il suo disco Downtown Castles Can Never Block The Sun del 2018 è stato più un capolavoro che un album di debutto, acclamato da pubblico e critica, Ben si è fatto notare e grazie alla sua voce ed al suo talento ha ottenuto due importanti residenze artistiche da Edgar Miller Legacy Glasner Studio e da Red Bull Music Academy. Con una visione globale ma al tempo stesso rimanendo fedele alle proprie origini, Ben riesce a unire perfettamente estro creativo con onestà e rigore. “Open Arms to Open Us” è il nuovo disco del suo enesemble, una raccolta registrata interamente agli Anthem studios di Chicago tra Marzo e Giugno 2021. È stato definito artista “visionario” dal New York Times, mentre Jeff Parker lo definisce “uno dei miei musicisti preferiti sulla faccia delle terra”.

Linda May Han Oh

Infine, venerdì 18 novembre (ore 21:15), è la volta di Linda May Han Oh: una bassista e compositrice che ha suonato e inciso con artisti del calibro di Pat Metheny, Kenny Barron, Joe Lovano, Dave Douglas, Terri Lyne Carrington, Steve Wilson, Geri Allen, and Vijay Iyer. Nata in Malaysia e cresciuta a Perth, in Australia, ha già ricevuto moltissimi premi tra cui il Bell Award come miglior giovane artista australiana dell’anno e una menzione da Downbeat come stella nascente del basso. È stata votata sia nel 2018 che nel 2019 come miglior bassista dell’anno dalla Jazz Journalist Association, così come artista emergente dell’anno 2019. Nello stesso anno ha ricevuto una borsa di studio rispettivamente dalla Jerome Foundation e dalla Chamber Music America New Jazz, ed il premio come miglio bassista per Hothouse Magazine. Del 2020 il premio Margaret Whitton. Ha all’attivo cinque uscite come bandleader, seguite da un successo di pubblico e critica. Il suo lavoro più recente è Aventurine, un album che vede protagonisti il gruppo vocale Invenio e i talenti Greg Ward, Matt Mitchell, e Ches Smith. Di base a New York City, Linda insegna alla New School of Jazz ed al Berklee College of Music.  Uneasy è il disco di Vijay Iyer uscito lo scorso anno per ECM e che vede il basso di Linda protagonista assoluto. “Her innovative range and stellar improvisations have made [her] one of the most dynamic rising stars in jazz today” – scrive di lei The Wall Street Journal.
Insieme a Linda sul palco della Sala Vanni, Matthew Stevens (chitarra), Greg Ward (sax) e Ziv Ravitz (batteria).
Ticket 13 € + d.p – 20 € alla porta
Prevendite su www.boxol.it e www.musicusconcentus.com