La tua musica sembra abitare uno spazio di confine tra composizione contemporanea, elettronica, rock d’avanguardia e musica per immagini. Come si è sviluppata questa identità artistica e quanto è stata una scelta consapevole?
Cerco di fare solo ciò che per me ha un senso. Spesso l’intuito prende il sopravvento.
Hai spesso dichiarato di non amare le etichette. Esiste però un filo rosso che collega tutti i tuoi lavori, dai primi esperimenti elettronici alle composizioni più recenti?Forse quel filo racconta una visione o un desiderio che spero sia in continua mutazione.
Come è nato il primo incontro artistico con Blixa Bargeld e quali elementi vi hanno fatto capire che quella collaborazione avrebbe avuto un seguito così duraturo?
Nel 2008 c’è stato Ingiuria, un progetto che ho realizzato con Chiara Guidi della Societas Raffaello Sanzio; avevo coinvolto anche Blixa e Alexander Balanescu. Poco tempo dopo ho chiesto a Blixa di cantare una canzone che avevo scritto per il film Una vita tranquilla. Alla fine di quella sessione Blixa mi ha proposto di scrivere un intero album. La prima volta che ci incontrammo fu a un concerto degli Swans a Berlino nel 1988.
Blixa Bargeld possiede una voce estremamente riconoscibile e una forte personalità artistica. Quanto questa presenza influenza il tuo modo di scrivere?
Scrivo della musica in cui entrambi possiamo ritrovarci, lui interviene nella composizione con me. Poi sarà lui a trovare una via per la voce in questa musica. E su quella voce ci orientiamo nuovamente entrambi.

Foto di Simone Franzolini
Nei vostri lavori sembra esistere un equilibrio molto raro tra composizione rigorosa e libertà interpretativa. Come riuscite a costruirlo?
Non costruiamo nulla, siamo noi stessi. Cerco sempre qualcosa di imperfetto che ci proietti fuori dal tempo.
Qual è stato il progetto realizzato insieme che ti ha messo maggiormente alla
prova dal punto di vista creativo?
Ogni volta è un parto, ed è importante sia un processo impegnativo in cui si affrontano le complessità della musica. Ogni volta è un’esperienza diversa e quindi speciale.
C’è mai stato un momento di forte disaccordo artistico che si è poi trasformato in
un punto di forza del progetto?
No. Siamo molto in sintonia e l’autoironia ci salva.
Quali aspetti del metodo di lavoro di Blixa Bargeld ti hanno maggiormente arricchito come compositore?
Lasciare aperta una possibilità per qualsiasi forma di imprevisto.

Foto di Simone Franzolini
Il 13 settembre tu e Blixa sarete in concerto al Giardino Scuderie Reali per il Firenze Jazz Festival. Quale sarà il repertorio che il pubblico ascolterà?
Eseguiremo brani dal nostro ultimo album, «Christian & Mauro» ma anche altro materiale dagli album ed Ep precedenti. Ci sono canzoni che non vedo l’ora di suonare dal vivo come I Should Sleep Again o Still Smiling.
Viviamo in un’epoca dominata dall’iperproduzione musicale e dagli algoritmi.
Pensi che oggi sia più difficile costruire un linguaggio realmente personale?
Pare che giornalmente vengano pubblicati circa 200.000 brani su Spotify, è un meccanismo condannato all’autodistruzione oltre che all’irrilevanza dei musicisti. La musica dovrà cercare altre risorse e le troverà.
L’intelligenza artificiale sta entrando anche nella composizione musicale. Vedi questa evoluzione come uno strumento, una sfida o un rischio?
Prima della comparsa di questi software molta musica già era costruita con criteri analoghi: copie, imitazioni, scimmiottature. Ora c’è un software che consente di farlo più velocemente. Continueremo a pagarne le spese in termini di qualità.
Qual è il rapporto tra tecnologia e creatività nel tuo lavoro quotidiano?
La mia celesta del 1920 era uno strumento tecnologicamente avanzatissimo quando fu creata, nel mio studio convive con apparecchiature più recenti, analogiche e digitali, che in modo informale faccio interagire tra loro.
Esiste ancora spazio per la sperimentazione radicale oppure il mercato tende inevitabilmente a normalizzare tutto?
Blixa dice che se fai una cosa per la prima volta si tratta di sperimentazione. Se la ripeti una seconda diventa intrattenimento. Faremmo bene a rendercene conto e a evitare di sovraccaricare la musica di una patina inutilmente sperimentale. Ciò che possiamo chiamare spazio nella musica è il modo in cui decidiamo di operare, ha sempre delle conseguenze nel mercato.
Quali compositori o artisti continuano oggi a sorprenderti come ascoltatore?
Stamattina ho riascoltato Arvo Part, i Fall, Marisa Anderson e Lyle Mays.
Continuano a parlarmi, in un modo o nell’altro.
Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
Comperarmi una bici bellissima e andare a zonzo.
Alceste Ayroldi
