AUTORE
Alain Metrailler
TITOLO DEL DISCO
«Heights Prospection»
ETICHETTA
Unit Records
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Un altro album di debutto, in un periodo piuttosto ricco di belle novità, è quello del trentenne sassofonista svizzero Alain Métrailler, da tempo trapiantato a New York dove ha messo a profitto una formazione classica, completando poi un percorso artistico schiettamente jazzistico. Métrailler può vantare tra i propri riferimenti formativi Joe Lovano, Reggie Workman e Ohad Talmor e inoltre ha saputo costruire questo formidabile quartetto, con il quale la sua musica è stata lungamente rodata dal vivo e infine riversata su disco. Il risultato, evidente, è quello dell’affermazione di una poetica già incredibilmente matura, che gli permette di tenere perfettamente in controllo il tramite gettato fra una dimensione estetica europeizzante e una piena e pertinente espressività jazzistica, di conio newyorkese. Colpisce fortemente, fin dal primo ascolto, la notevole consapevolezza formale, che riesce a far stare in equilibrio un senso melodico molto spiccato con delle inquietudini «urbane». Quest’ultimo termine è forse divenuto desueto, ma lo utilizziamo a voler significare la capacità di Métrailler di completare una bildung niente affatto scolastica, ma frutto di un’esperienza di vita che non può prescindere dal luogo, che è spazio fisico, ma anche umano e interiore. E infatti il titolo rimanda direttamente a Prospect Heights, quartiere di Brooklyn in cui il sassofonista ha vissuto e suonato, sviluppando il progetto. L’architettura del gruppo è delicata e basata su accuratissime sottigliezze, opera quasi di orologeria, costantemente e dinamicamente modulata. Lirismo e cellule melodiche si stemperano, pur rimanendo pregnanti, in un approccio fatto di confronti continui e negoziazioni di un assetto musicale cangiante. In questo si rivelano la finezza autoriale e la capacità di conduzione, nell’aver prescelto compagni di una simile qualità, campioni dell’interazione, capaci di generare proprio quel senso di inquietudine di cui si diceva (il magnifico Stemeseder), oppure quegli slittamenti che alimentano la propulsione (Tordini e il non meno straordinario McPherson). La trattenuta raffinatezza del materiale sonoro, non si presta a sfoggi di impeto, ma costruisce il proprio spazio in una ben studiata alternanza di pieni e vuoti, suono e silenzio. Crazy He Calls Me, duetto tra sax e pianoforte, che chiude la scaletta ed è dedicato a Lee Konitz, non epitomizza affatto l’album, ma ve lo consegniamo come esempio di una estetica della «sottrazione» che Métrailler padroneggia appieno ed è comunque parte essenziale del suo stile. Il respiro di una musica collettiva e preziosa impone l’ascolto dell’album, che potrebbe ammaliare e sorprendere.
Sandro Cerini
DISTRIBUTORE
unitrecords.com, alainmetrailler.bandcamp.com
FORMAZIONE
Alain Metrailler (ten.), Elias Stemeseder (p.), Chris Tordini (cb.), Eric McPherson (batt.). Più: Gregoire Maret (arm. su Flight of the Humble Being).
DATA REGISTRAZIONE
New York, 27-3-24
