Rita, «Echoes Of A Reflection» segna il tuo ritorno discografico. Quale esigenza artistica ha dato origine a questo nuovo progetto?
R.M. «Echoes Of A Reflection» arriva dopo «Indaco», un album inciso durante il periodo della pandemia insieme a Alfredo Golino e Ares Tavolazzi. Questo nuovo lavoro nasce dal desiderio profondo di avviare uno scambio creativo con i nuovi giovani talenti della scena jazz contemporanea. Al centro del progetto c’è innanzitutto la collaborazione con Elettra Minieri, coautrice delle musiche originali del disco: nove brani in totale, quattro composti da lei e cinque da me. Oltre al contributo compositivo, Elettra firma le parti di tastiere e i suoni elettronici, elementi che caratterizzano fortemente l’identità sonora di «Echoes Of A Reflection». Rappresenta un incontro tra esperienze, generazioni e sensibilità diverse, unite dalla stessa passione per la ricerca, la contaminazione e il linguaggio del jazz contemporaneo.
Elettra, quali responsabilità hai sentito nell’affiancare una figura così autorevole del jazz italiano?
E.M. Sicuramente c’è stata la responsabilità di riuscire a fare un progetto che potesse essere all’altezza del suo nome.

In che misura la tua generazione ha influenzato i temi, le atmosfere e le scelte sonore dell’album?
E.M. L’intero album è proiettato verso un jazz più contemporaneo e attuale. Più che un’influenza a senso unico, credo sia stato un punto d’incontro tra generazioni diverse.
Rita, la line-up è composta prevalentemente da musicisti molto giovani, tanto da essere ironicamente ribattezzata Under 29 But Me. Come è nata questa idea e che cosa cercavi in questa nuova generazione di interpreti?
R.M. Ho scoperto questi giovani talenti attraverso diversi seminari che ho tenuto in Italia. Ad esempio Andrea Cardone al sax l’ho conosciuto durante un seminario a Udine, mentre Damiano De Matteis al contrabbasso l’ho incontrato ad un seminario a Laurino, vicino Salerno. Poi c’è la voce di Ava Alami, che mi ha letteralmente colpito e affascinato. Alla batteria c’è Daniele Bucci, un altro talento che mi è stato suggerito da Javier Girotto, suo docente di musica d’insieme al Saint Louis. E poi c’è Luca Aquino alla tromba, un musicista che stimo molto, con un modo di suonare più legato alla tradizione nord-europea, un po’ vicino anche alla mia storia. In generale, quello che mi interessa è la possibilità di creare un gruppo vero, con una grande complicità e un forte desiderio di suonare, provare e costruire insieme musica. Per me è un po’ come tornare giovane: c’è energia, curiosità e una voglia autentica di ricerca condivisa.


Quali saranno i prossimi impegni e obiettivi, anche al di fuori di 29 But Not For Me?R.M. In questo momento il progetto principale è Under 29, un’avventura artistica a cui tengo molto. Parallelamente, ci sono diverse collaborazioni che mi entusiasmano e che porterò avanti nei prossimi mesi. Ho appena registrato un nuovo progetto per ECM Records con il trio di Andy Sheppard. Un trio che sarà in tournée in Europa tra ottobre e novembre e che rappresenta per me un’esperienza musicale molto stimolante. Prosegue inoltre il percorso con il mio trio, insieme a Israel Varela e Ares Tavolazzi, una formazione con cui continuo a esplorare nuove direzioni musicali e a sviluppare un dialogo artistico sempre più profondo.
Alceste Ayroldi
