AUTORE
Gianni Gebbia
TITOLO DEL DISCO
«Petrichor» & «Bhakti»
ETICHETTA
Objet-a
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Micro-variazioni sonore, pacate, sognanti, ondivaghe, sempre serene, diurne o notturne che siano. È questo un filone di ricerca, oltre che sonoro, si direbbe di pace interiore, che Gebbia conduce da tempo e anche in questo nuovo lavoro trova conferma. Strumento principe, o meglio unico, che illumina questo percorso è il flauto traverso indiano bansuri, padroneggiato vieppiù con maestria. Fa eccezione Metabolico, che vede Gebbia impegnato al soprano nonché ricorrere a un misurato impiego dell’elettronica, donando al brano un calore più fisico, terreno, rispetto agli altri che paiono (molti anche nei titoli) appartenere più all’elemento dell’aria che a quello della terra, appunto. Tra questi è arduo preferirne uno all’altro. Ciascuno pare esprimere uno stato d’animo nel quale l’ascoltatore può trovare o meno concordanza a seconda del momento, anche se l’incontenibile malinconia di Spume possiede una sempiterna fascinazione, mentre il brano eponimo – un neologismo composto da due termini greci, pétrā «macigno, pietra» e ichor, «icore, linfa» e indica quel particolare odore/profumo che si avverte durante e dopo la pioggia – , smarrisce con i suoi falsi movimenti e poi s’incammina chissà dove al buio. C’è infine una bonus track, che sovrasta con i suoi quasi undici minuti per dimensioni gli altri brani, tutti sotto i tre minuti. È Zazeela ed è dedicato a Marian Zazeela scomparsa nel marzo del 2024, membro storico del Theatre of Eternal Music, nonché moglie di La Monte Young, ma soprattutto artista illuminata. Qui flauto ed elettronica si spartiscono la scena dando vita a un omaggio sonoro sincero e senza tempo come soltanto un raga può esprimere appieno.
Le cose procedono in parte diversamente nel lavoro del trio Bhakti, in realtà un due attivo dal 2022 qui estemporaneamente esteso al contrabbassista Lo Bue in occasione del Sicilia Jazz Festival dello scorso anno che vedeva la formazione in cartellone. Se nella prima parte del brano inaugurale, Kind of Jog, l’atmosfera spirituale è la medesima che pervade «Petrichor», la presenza di una sezione ritmica sposta il baricentro dell’album verso una dimensione altrettanto estatica, sì, ma più festosa, con movenze consone a cerimonie rituali e stati di moderata trance, come si evince anche dal successivo Lunedda.

Tutto prende una dimensione ancora più straniante quando il trio affronta di seguito due standard jazz: Yesterdays di Jerome Kern e il davisiano Nardis. Swing e mantra qui danzano assieme volando tra Manhattan e Gange e, pur essendo due classici non semplici da affrontare, Gebbia li deconstestualizza quanto basta, dilettandosi nel far fiorire variazioni tanto piacevoli quanto sofisticate. Si chiude anche qui con un omaggio, stavolta a un musicista tuttora in attività, il veneziano Gigi Masin, e The Nylon Ruble (To Gigi Masin) con un impiego esemplare dell’elettronica è un volo della mente che chiude degnamente questo viaggio.
Gennaro Fucile
DISTRIBUTORE
objet-a.bandcamp.com
FORMAZIONE
«Petrichor»: Gianni Gebbia (fl. bansuri, elettr., sop.).
«Bhakti»: Gianni Gebbia (fl. bansuri, elettr., sop.), Riccardo Gerbino (tablas), Riccardo Lo Bue (cb.)
DATA REGISTRAZIONE
«Petrichor»: Palermo, gennaio 2026
«Bhakti»: Palermo, 25-6-25
