Intervista a Sarah Jane Morris e Tony Remi

«The Sisterhood 2» è il secondo capitolo di un progetto autofinanziato, appassionato e ostinato: undici ritratti in musica di cantautrici che hanno usato la voce come strumento civile. A Milano, alla vigilia dei concerti al Parco della Musica di Roma e al Blue Note di Milano, Morris e Tony Rémy hanno raccontato in una conferenza stampa il progetto. Di seguito un breve estratto dell’intervista che sarà pubblicato prossimamente sulla rivista Musica Jazz.

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Come nasce The Sisterhood? Da dove viene l’idea?
«Non ho la televisione e non ce l’ho da diciassette anni. Così, durante il secondo lockdown, ho chiesto a mio marito se voleva far parte di un progetto di ricerca. Volevo scoprire qualcosa sulle cantautrici che avevano contribuito a formare la mia carriera, le mie fonti di ispirazione, solo per saperne di più. Ho cominciato a comprare autobiografie online, mi sono innamorata delle loro storie e ho capito che poteva diventare un progetto discografico, anche se quando ho cominciato non lo sapevo ancora. La lista iniziale era di cinquanta nomi, poi è scesa a dieci. Ho pensato al tutto come a un passaggio di testimone da una generazione all’altra, a partire da Bessie Smith fino a Kate Bush, che è di un anno più vecchia di me.»

Tony Rémy, con te dagli anni Ottanta: com’è lavorare insieme su un progetto di questa portata?
Tony Rémy, chitarrista che ha sostituito Eric Clapton nella band di Jack Bruce, a suo agio nel soul, nel jazz, nel funk e nell’African blues, prende la parola. «Il mio ruolo è stato essenzialmente quello di attingere a tutto quello che ho imparato nella musica da quando ero piccolo, dalla musica classica al jazz al rock. Il mio contributo, lavorando con Sarah, che è la mia migliore amica oltre che la musicista con cui collaboro, è stato costruire quella che ritengo la migliore collaborazione della mia vita. Alcune di queste canzoni credo siano davvero dei capolavori.»

Alcune delle artiste ancora in vita hanno ascoltato il progetto. Quali sono state le loro reazioni?
«Rickie Lee Jones ci ha scritto che ascoltare Jazz Side of the Road la canzone dedicata a lei era stato come guidare in un autolavaggio con il tettuccio aperto quando tutto che si bagna, e che piangeva mentre lo scriveva. Ha detto che avevamo raccontato la sua verità in una canzone.» Il caso più intenso è quello di Peggy Seeger, novantuno anni nel 2025, figlia di Charles Seeger, sorella di Pete, compagna per molti anni di Ewan MacColl, autore di The First Time Ever I Saw Your Face, che ha telefonato a Morris per un’ora intera dopo aver ascoltato Longing to Be Free. «Peggy è in una relazione con una donna da venticinque anni, da quando lui è morto», dice Morris, e che la Seeger le ha dedicato anche una lettera d’amore pubblicata su Diva, rivista di riferimento per la comunità lesbica britannica.>
Rosarita Crisafi

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