«Bouquet». Intervista a Moà

Prodotto da Massimo Moriconi e pubblicato da Musa Factory (Musica contro le mafie), «Bouquet» è il nuovo disco della cantautrice e perfomer orvietana, al secolo Martina Maggi.

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Partiamo dal titolo: «Bouquet». Perché hai scelto questa parola e che tipo di «mazzo di fiori» rappresenta questo album per te?
«Bouquet» è un atto d’amore, ho rilegato in un mazzo resistenza, poesia, coraggio e speranza. Il titolo dell’album è arrivato come una visione durante la fase creativa di scrittura e di stesura degli arrangiamenti. Quando mi sono accorta che ogni brano era un mondo a sé, con la sua ricerca sonora, con la sua estetica e il suo racconto, ho pensato subito a dei fiori che sbocciavano ognuno con il suo profumo, i suoi colori e le sue sfumature.

«Bouquet» viene raccontato come un disco di rinascita personale e artistica. In che momento della tua vita nasce questo progetto e che cosa sentivi lurgenza di raccontare?
Nasce in un momento di crisi perché avevo bisogno di ritrovare un certo di tipo di entusiasmo verso tutto questo, avevo cambiato produzione e stavo cercando di capire quale fosse la direzione migliore per raccontare al mio pubblico tutto quello che sentivo. Così ho scelto di partire da quello di cui avevo più bisogno: poesia, ricerca e bellezza.

La tua voce è spesso definita delicata, vibrante e viscerale”. In questo album senti di aver scoperto nuove parti del tuo modo di cantare?
Assolutamente sì, il lavoro fatto per ogni brano – dal testo a tutto il lavoro tecnico – mi ha permesso di crescere in maniera importante rispetto all’utilizzo della mia voce, sono molto più consapevole e adesso mi sento molto più libera.

Hai scritto il disco insieme Massimo Moriconi. Com’è nato il vostro incontro e cosa ti ha insegnato questo percorso accanto a lui?
Dal momento in cui ho iniziato a pensare al disco, lavorare con Moriconi faceva parte del sogno. Ero a casa con il mio bassista, Matteo Bassi, intorno al tavolo della cucina e, come nostra abitudine essendo molto amici riflettevamo un po’ sul futuro, su nuovi progetti. Guardo Matteo e gli dico: «Pensa che meraviglia sarebbe fare un disco con Massimo». La mattina dopo Matteo chiamò subito Moriconi, di cui è allievo e amico da tempo, e dopo una settimana stavamo già scrivendo insieme.
Questa scelta è stata di vitale importanza da tanti punti di vista, credo che dire che abbia semplicemente curato gli arrangiamenti o la produzione sia riduttivo. Massimo è un’anima grande, mi ha permesso di scavare ancora più a fondo, mi ha fatta sentire all’altezza di tutto e questo per me è stato fondamentale forse più come persona che come artista. Non smetterò mai di ringraziarlo per questo.

Massimo Moriconi proviene dal mondo del jazz: quanto questa matrice ha influenzato il tuo modo di scrivere melodie e testi?
Massimo proviene dal mondo jazz e il suo imprinting si sente sempre, ma non in maniera assoluta. Ogni sua esperienza di produzione ed esecuzione (vedi Mina, Fabio Concato) si riversa in maniera splendida in ogni sua composizione. Sicuramente i colori più jazz del disco li troviamo in Briciolo danima, una vecchia composizione di Massimo che ho amato sin dal primo ascolto e fortemente voluto dentro al disco.

Nel disco convivono jazz, pop e canzone dautore. Ti riconosci in questa idea di non definizione” di genere?
Questa è un’ottima domanda. In parte sì, anche se credo di essere semplicemente una cantautrice pop che ama sperimentare e giocare con contaminazioni, con più lingue e sonorità. Per ora non sono riuscita a scegliere un genere in assoluto dicendomi ok, devo rimanere dentro questa scatola. Mi sto scoprendo e sicuramente il prossimo disco non sarà così eterogeneo ma non ho mai voluto limitarmi a volte pagando anche il prezzo spesso di non essere capita.

Il singolo che anticipa lalbum si intitola Briciolo danima. Che ruolo ha questa canzone nel racconto complessivo di «Bouquet»?
Credo che sia il riassunto perfetto dell’incontro con Massimo e dell’intero progetto. Briciolo d’anima arriva come un abbraccio avvolgente, nel mio bouquet è rappresentato dal fiore della lavanda, profondo e intenso, per questo è stato voluto per anticipare l’album. Tra di noi c’è lo spazio per un briciolo d’anima. Che cosa puoi scambiarti più prezioso di questo?

Nel tuo percorso hai attraversato molti contesti: orchestra popolare, televisione, contest, premi, palchi importanti. Che cosa senti di aver portato con te da ciascuna di queste esperienze dentro questo album?
Un mix di tutto. Il mio percorso è sempre stato vario come è vario ed eterogeneo il mondo della mia scrittura. Se non avessi vissuto l’esperienza dell’orchestra popolare con Sparagna non credo avrei mai scritto un brano come Franca Viola. Ogni esperienza ci lascia qualcosa di prezioso. Grazie alla televisione ad esempio ho capito l’importanza dell’esposizione quindi a non lasciare niente al caso, a curare ogni dettaglio, a provare sempre un’altra volta ancora.

Moà

Il disco nasce anche dopo lesperienza a Music for Change e la menzione del Club Tenco. In che modo queste due realtà hanno influito sulla direzione artistica del progetto?
Grazie alla partecipazione a Music for Change ho ottenuto la menzione speciale del Club Tenco e questo per me, e per il mio chitarrista Lorenzo De Angelis con il quale ho lavorato al brano Vedrai sarà bellissimo, è stato un onore immenso. Con Music for Change e la sua label Musa Factory ho trovato finalmente uno spazio dove poter esistere liberamente, supporto continuo per tutto quello che è stata la realizzazione ma anche per il post uscita dell’album, ad oggi non credo esistano altre realtà che diano questo tipo di possibilità a progetti emergenti e indipendenti come il mio.

Com’è stato lavorare con un team di musicisti così vario, dallarrangiamento orchestrale al featuring con Mamos Gang?
Ho vissuto tutto come un regalo straordinario che mi ha fatto la vita o forse Moriconi che ha coinvolto nella produzione dei professionisti incredibili. Ogni incontro ha portato un valore aggiunto inaspettato ma che ha permesso ad ogni fiore di sbocciare pienamente.

«Bouquet» invita a un ascolto attento, intimo, quasi lento. Pensi che oggi sia una scelta controcorrente?
Assolutamente sì. Non abbiamo più il tempo di elaborare niente, dobbiamo correre e basta con l’obbligo di mostrare sempre la migliore versione di noi stessi: belli, giovani e performanti. Per quanto anche io sia iperattiva e mi piaccia restare sulla giostra, soffro spesso di ansia. A un certo punto devo fermarmi e chiedere aiuto alla musica:“E la mia bolla d’aria rimane una canzone”.

Moà

Qual è il background culturale di Moà?
Sono cresciuta in un borgo talmente piccolo da sembrare quasi un presepe: “Il paese delle Rose” a pochi passi dalla bella Orvieto. Un posto magico perché non offre niente e questo mi ha permesso di sviluppare immaginazione, creatività e una forte connessione con la natura. Amo confrontarmi con nuove culture, per questo studiare lingue al liceo e viaggiare da subito all’estero mi ha permesso di mantenere uno sguardo aperto e curioso sul mondo. Ho deciso presto che avrei fatto questo nella vita e non mi sono mai limitata ad avere un solo insegnante, ho sempre fatto su e in giù per l’Italia tra master di teatro, tecnica, presenza scenica. In un certo senso non ho mai realmente terminato i miei studi, c’è sempre qualcosa che mi chiama e con cui ogni volta mi voglio misurare.

Il tuo nome è Martina: come nasce il tuo nome darte?
Moá potrebbe essere tradotto con un “Wow”. Proviene da un ricordo d’infanzia, ed è un’espressione che faceva il mio papà quando ero piccola: “Mooá guarda!”. Il primo cielo stellato, la prima volta che i miei occhi si sono posati sul mare. Sono molto affezionata al concetto di meraviglia e volevo portare per sempre quella scintilla di stupore verso tutto quello che mi circonda.

Quali sono i tuoi prossimi impegni e i tuoi obiettivi a medio termine?
L’obiettivo è quello di far sbocciare più fiori possibili in giro per l’Italia.
Presenteremo l’album tornando in teatro il 28 marzo a Bolsena (VT) e a breve uscirà il calendario ufficiale con tutte le date sulla mia pagina Instagram theonly.moa. Sono già al lavoro per il disco nuovo e stanno arrivando tante collaborazioni che sono certa daranno luce a qualcosa di speciale.
Alceste Ayroldi

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