«Recalibration». Intervista ad Amana Melomè

Nuovo album per la cantante e pittrice cosmopolita, attualmente residente negli Stati Uniti e che ha vissuto anche in Italia per diversi anni.

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«Recalibration» segna il tuo ritorno dopo diversi anni: cosa sentivi di aver bisogno di «ricalibrare» dentro di te?
Sento che negli ultimi (tanti) anni ho dovuto costantemente cercare modi e forme diverse per stare bene ed essere il meglio di me stessa – come madre, moglie, artista, essere umano – ed è una ricerca continua!  Trovo essenziale la scelta ogni giorno di essere presente, di godermi la magia di ogni attimo, di valutare cosa mi porta armonia e cosa mi allontana da essa… trovare modi e tempo per creare momenti di piena presenza per me stessa, per la famiglia, e per la mia arte e amici! Un continuo valutare e riequilibrare di conseguenza, un processo che penso noi tutti facciamo al nostro modo: Recalibration!

In che modo questo album rappresenta una nuova era rispetto ai tuoi lavori precedenti?
Questo album è un punto esclamativo per le versioni di Amana, la cantautrice degli ultimi quattro album. «Recalibration»  mi trova pienamente nella mia “magia”: senza paura, con i piedi ben piantati per terra , consapevole di chi sono, forte mentre in piena vulnerabilità, senza chiedere permessi ne scusarmi!
«Indigo Red» (il mio primo disco) mi ha spinto ad iniziare a esplorare e a cercare me stessa con timore di espormi troppo, creando un colore che non esiste come titolo dell’album. «Phoenix Rising», scavando più a fondo… «Lock and Key» ancora di più, lasciandomi spazio per piu’ vulnerabilità’ emozionale , riconoscendo che sono io stessa la soluzione, anche quando le cose possono sembrare bloccate (Chiave e Lucchetto). Pronta a brillare in tutte le mie direzioni di autenticità eccomi qua! Amana next level! (Ride, N.d.R.), versione 2.0! Un’era che mi emoziona e di cui sono molto fiera. Non vedo l’ora di vedere cosa ci sarà dopo!

L’immagine della metamorfosi della farfalla attraversa tutto il progetto: in quale fase ti senti di essere oggi?
Oggi sono on fase: guarda come sono spettacolari queste ali, andiamo! Felice di saltare in caduta libera, trovare, collaborare, capire e scoprire la magia della vita!

Quanto è stato importante accettare la «morte» simbolica di una vecchia versione di te stessa per poter creare questo disco?
E’ stata una cosa molto importante per me. Un riconoscimento graduale, piena di emozioni, guardandomi un petalo alla volta, prendendo consapevolmente decisioni su ciò che ero disposta a lasciar andare e capire ciò di cui avevo bisogno per crescere e fiorire pienamente in questa nuova stagione. Questo è il primo disco in cui mi sono fidata di me stessa per fare delle grandi decisioni che nel passato avrei evitato, e avrei invece cercato rassicurazione nelle etichette o altri producers. Non ho paura di essere giudicata, neanche di “sbagliare” perché è impossibile quando ti presenti con tutto il cuore in piena autenticità. Poi ho la fortuna di avere il jazz nel sangue!

Parli spesso di evoluzione perpetua: come convivi con il cambiamento continuo senza perdere il centro?
Io sono il centro! Come un albero dalle radici profonde, i rami possono cadere, i fiori sbocciano al ritmo perfetto (Con C.alma) e appassiscono, troppa acqua o nessuna, ma io continuo a prosperare. Radici profonde: una consapevolezza interiore e una sicurezza che ho scoperto essere frutto della saggezza che deriva dal passare degli anni, e dal conoscere profondamente se stessi.

Lalbum è strutturato come un vero viaggio con intro, intermezzo e outro: quando hai capito che questa forma narrativa era necessaria?
E’ stata una decisione all’ultimo minuto! Avevo creato queste 5 super canzoni ognuno con un mondo proprio ed una intenzione specifica dalla mia anima. Co-create tra Spagna (voci) e gli USA (quasi tutti gli strumenti), con Saverio Sage Principini, il producer con cui ho lavorato sui primi due dischi. Per quanto sono molto fiera di quello che abbiamo creato insieme, sentivo comunque che sono prodotti in studio (giustamente). Sentivo che mancava un contesto per queste espansioni e qui sono nate intro, intermezzo e outro.

Che ruolo hanno Chrysalis, Something Tells Me e Limitless nel tenere insieme lenergia dellalbum?
Mi sono sentita chiamata a fare da guida al cuore di questo disco. Di invitare l’ascoltatore, in modo nudo e organico, a unirsi a me in questo viaggio di alti e bassi interiori, dove forse si riconoscono anche loro. L’introduzione, l’interludio e la conclusione sono nati uno dopo l’altro, in giorni diversi, quasi come una meditazione – io sola nel mio studio, con strumenti che avevo vicino, una conversazione intima e pura, navigando diverse fasi di stato d’animo interiore: colori e sentimento. Non volevo alcun input esterno. Nessuna opinione, non sono nemmeno tornata indietro per correggere“imperfezioni”… sono puri sussurri che invitano e servono da guida in questo viaggio intitolato «Recalibration».

Amana Melomè
Foto di Myra Vides

Se dovessi descrivere il viaggio di «Recalibration»  in una sola immagine, quale sarebbe?
Un (video) time-lapse di un bellissimo fiore, dal doloroso schiudersi del seme, al germogliare e al dispiegarsi verso il sole, fino alla meravigliosa fioritura completa.

Con C.Alma apre il disco con un invito alla calma interiore: quanto è difficile oggi proteggere la propria anima dal rumore del mondo?
Ci sono così tante cose che accadono nel nostro folle mondo oggigiorno!
Essere consapevoli di ciò che scegli di “ingerire” è essenziale per la pace interiore! Sono una persona empatica, quindi scelgo di non guardare i telegiornali, per esempio. Mio marito li guarda ogni giorno, quindi se succede qualcosa di importante ne vengo a conoscenza (sorride, N.d.R.), ma se assorbissi costantemente tutta questa follia la mia Luce si abbasserebbe sempre più. Credo profondamente che sia importante mantenere la nostra Luce brillante il più forte e lontano possibile, per superare lentamente l’oscurità nel mondo. Non vuol dire essere sempre felici e sole, ma far scorrere tutto e mantenere la luce anche se avvolte nascosta e difficile da vedere. Non è sempre la cosa più facile, ma sono in piena era palla da disco!

Vorresti parlarci dei musicisti che sono al tuo fianco?
Ho dei musicisti Top al mio fianco sul disco. Deron Johnson è il protagonista al pianoforte. Ha suonato con tanti grandi, tra cui Miles Davis! Enrico Mianulli al basso e contrabbasso, Don Brown alla batteria, Colm Fitzpatrick suona l’ukulele. In realtà, sono tanti i musicisti e tutti fantastici! Sono molto grata a Saverio per averli riuniti a Los Angeles per questo progetto bellissimo!

Sei unartista multiculturale e multilingue: dove ti senti veramente a casa?
Domanda difficile! Mi sento a casa in diversi posti in diversi modi! Ho un po di tante cose dentro – mi sento a casa nel senso che sono luoghi che fanno parte della mia stoffa sia a New York che Los Angeles, sia a Roma che Toscana, ed ora Andalusia in Spagna. Mi sento a casa sia sui tappeti rossi super glamour di Hollywood, che nelle favelas super minimaliste dove la comunità, la famiglia e la musica sono la valuta più importante, quella che unisce. Mi sento a casa dove regna l’autenticità e posso essere me stessa: formato corona o formato radice, sono sempre io.

Amana Melomè
Foto di Joanna Kustra

La tua identità globale è una ricchezza ma anche una sfida?
Quando ero più giovane mi sembrava essere una sfida! Afroamericana, nata in Germania e cresciuta per la maggior parte del tempo in Italia; sono tornata a vivere negli USA da teenager ed ho avuto una crisi di identità! Non capivo chi dovevo essere, tutti avevano una opinione e mi sentivo costantemente giudicata. Ascoltavo jazz a palla nelle casse della macchina, alternando con hip hop e Jovanotti (ride, N.d.R.). Volevo far parte di qualche “scatola” come tanti intorno a me…poi con gli anni ho iniziato a vedermi per davvero e non cercare valutazione esteriore. E’ lì che sboccia fortezza interiore per crescere e diventare autenticamente se stessi!

Dopo una pausa dedicata alla maternità e allarte visiva, che tipo di artista sei diventata?
Io sono figlia unica, e tra l’altro semi-introversa! Creo arte quando ho tranquillità intorno e dentro di me. Negli anni avere mio marito e figlia intorno sempre, per quanto è un sogno, è stata anche una bella sfida interiore per la mia creatività’! Così ho iniziato a dipingere per avere uno sfogo creativo, in silenzio mentre mia figlia dormiva al mio petto stile canguro!
La mia musica in quei anni era intrappolata tra registrazioni sul telefono e scarabocchi in quaderni. Ora che sono tornata al mondo musicalmente – ho una consapevolezza

Se potessi parlare alla Amana di dieci anni fa, cosa le diresti?
Fidati! Continua così, che i tuoi petali si stanno formando con un ritmo perfetto! Forse mi direi anche di imparare a suonare il pianoforte!

E se potessi parlare alla Amana del futuro, che domanda le faresti?
Ti stai divertendo e godendo la vita? Hai trovato modi per aiutare chi ha necessità nel mondo? Spero proprio di sì!

Dopo «Recalibration», senti già muoversi una nuova trasformazione?
Certo che sì! Ho già’ in mente i miei prossimi cinque progetti! (ride, N.d.R.) Rimanete sintonizzati!
Alceste Ayroldi

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