Tre album con Dave Liebman

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Romano Pratesi – Dave Liebman «Sound Desire» Dodicilune, distr. IRD

Il più rigoroso, il più avventuroso, il più rispettoso: ecco come etichetteremmo, in estrema sintesi, ciascuno dei tre album qui riuniti, il cui denominatore comune è la presenza di Dave Liebman. Nel duo con Pratesi, clarinettista basso agrigentino ma di stanza a Siena, che come incisione risale al 2012, Liebman attraversa, quasi sempre al soprano, diciotto composizioni, sue, di entrambi, del solo Pratesi e di Steve Lacy (Still Point), che composte possiamo ben definire, nella doppia accezione: formalmente sorvegliate (a volte persino un po’ ingabbiate), sempre rigorose, appunto.

Dave Liebman, Adam Rudolph & Hamid Drake «Chi» RareNoise, distr. Goodfellas

Dave Liebman, Adam Rudolph & Hamid Drake «Chi» RareNoise, distr. Goodfellas

In trio con Adam Rudolph e Hamid Drake, entrambi impegnati su più strumenti, a percussione e non (voce ed elettronica comprese), Liebman è invece ripreso dal vivo nel maggio 2018, e qui le cose percorrono binari assai lontani da quelli del cd precedente. Qui l’estemporaneità la fa da padrona, peraltro senza salti nel vuoto o azzardi troppo spinti: c’è una pastosità anche abbastanza aromatica, pure generosa (i tempi sono piut- tosto larghi) e poi improvvisi bagliori, sgroppate più libere, defaticanti, in uno sdipanarsi comunque fluido e sempre conseguente. L’avventura sta nell’accettarsi reciprocamente con estrema disponibilità e reciproca attenzione, regalandoci un album certo non avaro di momenti degni di nota.

Quartette Oblique «Quartette Oblique» Sunnyside, distr. IRD

Il rispetto che segna il disco in quartetto (a sua volta live, giugno 2017, con Marc Copland al piano, Drew Gress al contrabbasso e Michael Stephans alla batteria) sta nel repertorio (Nardis, In A Sentimental Mood, All Blues, So What…) e nel clima, che è di fatto quello della blowin’ session senza la preoccupazione di dire una qualche parola nuova. Tutti suonano peraltro benissimo, in un bel clima liberatorio che in particolare il pubblico del Deer Head Inn (Delaware) mostra di apprezzare non poco. E Liebman, qui impegnato solo su tenore e soprano, non è certo uno che si tiri indietro, in situazioni del genere.

Tre dischi assolutamente complementari, a ben vedere, fotografia (nell’arco di sei anni, vabbé…) di un musicista che, tra molti alti e magari anche qualche basso (in «Sound Desire» certi passaggi rimandano, per clima, ai glo- riosi soliloqui di «Memories, Dreams & Reflections» e «The Loneliness Of A Long Distance Runner», prima metà degli anni Ottanta), non ha mai alzato bandiera bianca.

Bazzurro

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