Stefano Bollani inaugura il Festival Pergolesi Spontini

Ha convinto appieno il suo nuovo trio con Gabriele Evangelista e Bernardo Guerra.

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Jesi, Piazza Federico II
22 agosto 2021

Ci si potrebbe domandare perché un festival dedicato a due compositori marchigiani, Giovanni Battista Pergolesi e Gaspare Spontini, ormai giunto alla ventunesima edizione, debba appellarsi al jazz per aprire la sua programmazione, invitando per di più i due protagonisti italiani più famosi, attivi e di richiamo del momento. Una delle ragioni può essere appunto il “richiamo” nei confronti di un pubblico non più giovane, ma potenzialmente interessato anche a certo jazz attuale, purché sia ben denotato e riconoscibile, grazie soprattutto alla divulgazione da parte di fortunate trasmissioni televisive. E infatti sia il concerto di Stefano Bollani in trio sia quello del duo Paolo Fresu – Daniele di Bonaventura (quest’ultimo purtroppo cancellato per il maltempo) avevano registrato il sold out con largo anticipo, anche perché il numero dei posti, nella pur vasta Piazza Federico II, era stato drasticamente contingentato per le ben note restrizioni. D’altra parte se si scorre il programma dell’edizione 2021 del Festival Pergolesi Spontini, che si concluderà il 2 ottobre e che ha per emblematico sottotitolo “Tutti per uno”, si percepisce l’intento, ancor più che nelle passate edizioni, di far prevalere un’offerta versatile e proteiforme, che abbraccia la musica di vari generi e tanto altro ancora.


Era questa la quarta volta che il recente trio di Bollani, con Gabriele Evangelista al contrabbasso e Bernardo Guerra alla batteria, entrambi toscani, si esibiva in pubblico; era quindi comprensibile l’attesa che si respirava per l’occasione. Può sembrare forse ovvio, ma l’apparizione dal vivo ha dimostrato che l’interplay, le dinamiche, l’apporto dei due partner, le possibilità espressive che questo trio è in grado di sprigionare sono ben più ricchi e coinvolgenti rispetto agli equilibri soft e un po’ trattenuti che potevano risultare dalle “pillole” somministrate dalle varie puntate della recente trasmissione televisiva Via dei Matti Numero 0.
Nella performance jesina la fusione, la consistenza e la varietà delle soluzioni di questa formazione sono nate innanzi tutto dagli stimoli che il pianista ha saputo dare in continuazione, concedendo fra l’altro ampi spazi d’esposizione ai due partner. Da parte loro essi hanno saputo riempire questi spazi con sorprendente puntualità e autorevolezza. Guerra ha prodotto un drumming di sottofondo, morbido e misuratissimo, nei momenti di accompagnamento, per poi emergere spesso con episodi solistici concisi di esaltante e perentoria energia, con una sapiente distribuzione degli accenti. Quanto a Evangelista, sempre notevole anche in altri contesti, personalmente non l’ho mai ascoltato a questi livelli di maturità, di spiccata personalità tecnica ed espressiva; la velocità della sua diteggiatura potente e il suo sound asciutto e nitido non sembravano rifarsi a nessuno degli strumentisti che hanno determinato il linguaggio contrabbassistico degli ultimi decenni, bensì hanno richiamato alla memoria il drive e la pronuncia di maestri di un passato anche lontano come il dimenticato Richard Davis e in particolare Eddie Gomez.


Se il Bollani leader ha saputo ottenere una reazione istantanea ed entusiastica da parte dei suoi collaboratori, come compositore-interprete egli ha scelto di eseguire solamente brani di sua composizione, d’annata o recenti; unica eccezione è stata una frenetica interpretazione di Meet the Flinstones, proposto come bis in trio, che ha costituito l’episodio più jazzistico, veloce e swingante della serata. Gli original proposti nella prima parte del concerto, come pure l’omaggio tributato a Renato Carosone nel primo bis solitario, tratto dalla colonna sonora da lui stesso composta per il recente film televisivo, hanno presentato un mondo poetico prevalentemente compassato, riflessivo, dotato di una serenità ora quasi meditabonda ora più determinata e affermativa. Hanno poi fatto seguito brani più noti e orecchiabili dalle strutture mosse e contrastate, per lo più su tempi sostenuti. Ecco che si sono susseguite le toniche reiterazioni di Insisto, le inflessioni ironiche della canzone Arrivano gli alieni, sostenute da un pianismo brioso, la piacevolezza arguta e dondolante di Camelopardo, le cadenze vagamente brasiliane, quasi parodistiche, di Ho perduto il pappagallino, il protratto e stimolante andamento del tema giovanile Prima o poi io e te faremo l’amore, per finire con l’immancabile e trascinante Il barbone di Siviglia.


In merito a questo versante del Bollani compositore e interprete, a questo approccio ben noto, appunto ironico, brioso, divertente, vulcanico, virtuosistico, va dato atto che nel concerto jesino il pianista ha saputo dosare la sua naturale e spontanea verve, riducendo al minimo quelle sortite umoristiche sempre tanto attese dai suoi fan. Al contrario, bisogna mettere in evidenza che nel corso di tutto il concerto è prevalsa un’intelligente e variegata qualità musicale, è spiccato un controllo supremo nel connettere via via le sorprese e le idee saccheggiate da varie culture. In fin dei conti non si tratta di un’operazione simile a quella che mettevano in atto tanti compositori europei della prima metà del Novecento, prelevando riferimenti e spunti dalla musica popolare di vari ambiti per trasporli in una dimensione colta?
Libero Farnè