VALDUGA & DI BONAVENTURA «Uno strato di buio uno di luce»

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AUTORE

Valduga & Di Bonaventura

TITOLO DEL DISCO

«Uno strato di buio uno di luce»

ETICHETTA

Gutenberg Music


È incontestabile che tra poesia e musica vi sia un rapporto di sorellanza, per non dire di reciproca identificazione. La poesia andrebbe letta a voce alta proprio perché se ne colga il suono interiore e ne fuoriesca la musicalità; e d’altra parte, il verso poetico ha offerto svariati modelli di «comportamento» alla composizione musicale, a maggior ragione se si tratta di canzone con un testo (come esempio ne cito una che conoscete tutti, Una donna per amico, dove la melodia di Battisti si riflette negli impeccabili endecasillabi di Mogol). Questo rudimentale preambolo per dire che l’incontro fra Patrizia Valduga e Daniele Di Bonaventura è stato non soltanto legittimo ma anche empatico. Soprattutto, a incrociare le parole di Valduga presentate in questo cd non pote[1]va non essere il bandoneón, nato in ambito religioso tedesco ma diventato, una volta in Argentina, presenza cardinale in una musica intrisa d’amore e morte quale è il tango. Perché di amore e morte parla la poetessa di Castelfranco Veneto nel poemetto-monologo Donna di dolori (1991), un estratto del quale viene da lei stessa letto nel disco (registrato al festival Mirano Oltre): endecasillabi in rima baciata per una donna che giace immobile, senza più una vita fisi[1]ca, eppure ancora alla ricerca, nel[1]la propria interiorità, del senso di un rapporto: Sono semplicemente innamorata, / atterrita di non essere amata; e ancora: Maledizione a lui, maledizione! / e al tempo perso senza una ragione (in più denunciando nel corso del testo gli orrori del millenovecento!). Sono versi potenti, con abbondanza di punti esclamativi e di sospensione (come in Marina Cvetaeva), che tuttavia la voce dell’autrice – tremolante e accorata allo stesso tempo – tiene volutamente sottotono. Daniele Di Bonaventura coglie nella lettura di Valduga quel mantenere in sottrazione il contenuto doloroso e lo commenta con pudore, lo sottolinea e lo avvolge. Il suo bandoneón si concede anche tre momenti solistici nei quali si ammira in particolare l’uso delle pause, dei silenzi: nel paesaggio metafisico di E così sia, nella vici[1]nanza al tango di Per bisogno d’amore, nel canto solitario di Nera notte. In definitiva, «Uno strato di buio uno di luce» rappresenta l’in[1]contro di due linguaggi che tendono a rispecchiarsi. Sotto questo aspetto, di meglio non si poteva fare davvero.
Piacentino

recensione pubblicata sul numero di gennaio 2024 della rivista Musica Jazz

DISTRIBUTORE

IRD

FORMAZIONE

Patrizia Valduga (voce recitante), Daniele Di Bonaventura (bandoneón).

DATA REGISTRAZIONE

Mirano, 12-7-2013.