AUTORE
Stephan Micus
«Sebbene ci sia una strada, un bambino cammina nelle neve»: alla base di «Winter᾽s End» c’è questo haiku di Murakami Kijō, il poeta giapponese vissuto a cavallo tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del ventesimo secolo. E non è strano: il pensiero e la poetica musicale dall’artista-esploratore di origine tedesca manifestano infatti un legame speciale con la natura. Un sentimento di appartenenza che si potrebbe definire ancestrale, persino simbiotico, e che si riflette sia nel mood sotteso alla costruzione e alla realizzazione dei vari dischi dell’autore sia nella scelta degli innumerevoli strumenti «etnici » da lui usati. Uomo-orchestra e universo sonoro a sé stante, come di consueto Micus fa tutto da solo, aiutandosi con le sovraincisioni anche in questo album dove il filo conduttore è legato al succedersi delle stagioni e quindi, simbolicamente, al ciclo della vita. Vengono così presentati due nuovi strumenti della sua immensa collezione: il chikulo, xilofono del Mozambico, e un tongue drum, tamburo tipico dell’Africa Centrale. Il primo è protagonista dei quatto ipnotici minuti di Autumn Hymn; il secondo della suggestiva The Longing Of The Migrant Birds, tra gli episodi più riusciti del cd. Nelle speculari Walking In Snow e Walking In Sand l’artista imbraccia invece la chitarra acustica a dodici corde, evocando alla lontana certe pagine di Ralph Towner. Certo, quello di Micus è un folclore immaginario, un singolare mix di contemporanea da camera e world music, con echi new age. Prendere o lasciare, quindi. Ma non c’è dubbio che lo spirito incantato e, a tratti, anche infantile del suo approccio abbia un fascino indiscutibile. Franchi Pubblicata sul numero di giugno 2021 di Musica Jazz
TITOLO DEL DISCO
«Winter’s End» ETICHETTA ECM«Sebbene ci sia una strada, un bambino cammina nelle neve»: alla base di «Winter᾽s End» c’è questo haiku di Murakami Kijō, il poeta giapponese vissuto a cavallo tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del ventesimo secolo. E non è strano: il pensiero e la poetica musicale dall’artista-esploratore di origine tedesca manifestano infatti un legame speciale con la natura. Un sentimento di appartenenza che si potrebbe definire ancestrale, persino simbiotico, e che si riflette sia nel mood sotteso alla costruzione e alla realizzazione dei vari dischi dell’autore sia nella scelta degli innumerevoli strumenti «etnici » da lui usati. Uomo-orchestra e universo sonoro a sé stante, come di consueto Micus fa tutto da solo, aiutandosi con le sovraincisioni anche in questo album dove il filo conduttore è legato al succedersi delle stagioni e quindi, simbolicamente, al ciclo della vita. Vengono così presentati due nuovi strumenti della sua immensa collezione: il chikulo, xilofono del Mozambico, e un tongue drum, tamburo tipico dell’Africa Centrale. Il primo è protagonista dei quatto ipnotici minuti di Autumn Hymn; il secondo della suggestiva The Longing Of The Migrant Birds, tra gli episodi più riusciti del cd. Nelle speculari Walking In Snow e Walking In Sand l’artista imbraccia invece la chitarra acustica a dodici corde, evocando alla lontana certe pagine di Ralph Towner. Certo, quello di Micus è un folclore immaginario, un singolare mix di contemporanea da camera e world music, con echi new age. Prendere o lasciare, quindi. Ma non c’è dubbio che lo spirito incantato e, a tratti, anche infantile del suo approccio abbia un fascino indiscutibile. Franchi Pubblicata sul numero di giugno 2021 di Musica Jazz
DISTRIBUTORE
Ducale FORMAZIONE
Stephan Micus (voc., chit. e altro).
DATA REGISTRAZIONE
Parigi, 2020
