Rymden «Space Sailor»

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AUTORE Rymden

TITOLO DEL DISCO

«Space Sailor» ETICHETTA Jazzland
Continua il viaggio spaziale di Wesseltof, Berglund e Öström. E se il primo approccio discografico aveva già fatto gridare ai nuovi E.S.T., qui tale tesi trova conferma. Ma non perché vi sia un’emulazione di contenuti: sicuramente vi è un’ideologia comune. E’ il jazz europeo? E’ il jazz del futuro (quello con elettronica, marchingegni, sonorità aperte)? E’ il jazz che incontra le altre musiche? Se queste domande rimangono ancora appese nella bacheca del ventunesimo secolo, questo disco potrà dare tante risposte: speriamo definitive. E se Wesseltoft è tanto geniale, quanto il meno conosciuto rispetto ai due compagni, sa che deve fare i conti con i fantasmi. Ma tiene botta con nonchalance, anzi tiene la rotta con piglio magistrale. Se il filo rosso tematico lega le due esperienze discografiche, il tenore musicale però è sostanzialmente diverso. La musica è più rocciosa, decretata da influenze di varia natura: dalla psichedelia addomesticata di The Space Sailor, tanto quanto quella che si ritrova nella più succulenta Arriving At Ramajay con le sinfoniche tastiere di Wesseltoft; al robusto progressive – lanciato dal sorprendente basso di Berglund – immerso nella più materica improvvisazione che ritroviamo in The Life And Death, passando per gli acquerelli tipici del sound scandinavo, con la melodia in testa, di Sindan, con il movimento ritmico sussultorio dettato fulgidamente da Öström; così anche nella meravigliosa romanza racchiusa in My Life In A Mirror. Le esperienze sensoriali musicali che qui si ascoltano sono molteplici: dodici brani ricchi di contenuto, dove gli aspetti solistici fanno da breve corollario alla prosodia compositiva. Il jazz, l’improvvisazione c’è sempre, ovviamente declinata secondo un vocabolario differente rispetto all’imperante mainstream o alle insicure tracce avanguardistiche statunitensi. Il trio coniuga il jazz con l’incalzante ritmica new wave rock (The Final Goodbye) o in quello tra il sound californiano e il pulsante verbo di Manchester che si ascolta in The Actor. I Rymden colpiscono ancora, anche perché hanno qualcosa da dire. E ciò che dicono è molto bello. Alceste Ayroldi

DISTRIBUTORE

jazzlandrec.com FORMAZIONE
Bugge Wesseltoft (p.), Dan Berglund (cb.), Magnus Öström (batt.). DATA REGISTRAZIONE
Brema, dal 2 al 6-1-19
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