PUBLIQUARTET «What Is American»

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AUTORE

Publiquartet

TITOLO DEL DISCO

«What Is American»

ETICHETTA

Bright Shiny Things


La recente nomination ai Grammy ha avuto il merito di far riaffiorare questo album, terzo del gruppo, che era uscito a metà del 2022 e, forse per il tema, forse per il target tenuto di vista, non aveva ottenuto la meritata attenzione. Il PUBLIQuartet, nel porsi l’interrogativo che dà titolo all’album, utilizza i materiali di partenza del Quartetto n. 12 op. 96 di Antonín Dvořák, il cosiddetto «Americano», composto nel 1983 mentre il musicista boemo fungeva da direttore del Conservatorio di New York. Ma, in qualche modo, mentre il compositore, in origine, era andato alla ricerca di un’idea astratta di «americanità» (inseguendone lo spirito, il flusso melodico e certe caratteristiche armoniche), la rielaborazione operata dal quartetto si propone di seguire un percorso inverso, tentando di risalire ai materiali culturali di origine, che avevano influenzato il compositore. Questo soprattutto avviene nelle improvvisazioni sui quattro movimenti dell’opera originale; ma, inoltre, la «ricomposizione» mette in fila nuove fonti, molteplici e multiformi, che vengono anch’esse esplorate, reinterpretate, destrutturate. In un processo assai suggestivo, la scaletta vene così a comprendere brani piuttosto disparati: At The Purchaser’s Option (Rhiannon Giddens), Law Years e Street Woman (Ornette Coleman), Honeysuckle Rose (Fats Waller), Dig the Say (Vijay Iyer), CARDS 11- 11-2020 (Roscoe Mitchell), Black Coffee (Tina Turner), They Say I’m Different (Betty Davis), Er Ra (Alice Coltrane) e Wild Women Don’t Get the Blues (Ida Cox), interpolati con frammenti dell’inno americano, a suggerire il caleidoscopico ordito che sostiene la complessità della cultura americana e le «pagine della sua Storia» (a citare proprio uno dei frammenti elaborati). La rielaborazione iniziale dei materiali di Dvořák e la coda dedicata alle «Wild Women» (Turner, Davis, Coltrane e Cox) sono quelle maggiormente innervate di eccitante energia, che contribuiscono di più alla riuscita di un album comunque di indiscutibile interesse. Il quesito iniziale, naturalmente, non ottiene una risposta univoca, forse perché esso sottende un tema troppo vasto per ammetterne una, a mo’ di sintesi, o forse perché tale realtà si presta ad essere esplorata, ma non descritta. Ma anche se la questione rimanesse una mera provocazione (o, peggio, il punto di vista unilaterale di un ecumenismo consolatorio), averla posta sarà stato comunque fonte di riflessione, e dunque un bene. Da ascoltare.
Cerini

pubblicata sul numero di aprile 2023 di Musica Jazz


DISTRIBUTORE

publiquartet.bandcamp.com

FORMAZIONE

Curtis Stewart (viol.), Jannina Norpoth (viol.), Nick Revel (viola), Amanda Gookin (cello).

DATA REGISTRAZIONE

Loc. e data scon.