Pasquale Mirra, Fabrizio Puglisi, Cristiano Calcagnile a Firenze

Il trio si è esibito al club Pinocchio il 22 febbraio. Di seguito il nostro resoconto.

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È bastato che Pasquale Mirra si mettesse a suonare il campanaccio, durante l’esecuzione di Guinea di Don Cherry, per evocare all’istante Ed Blackwell e il suo inconfondibile incedere ritmico.
Blackwell e Don Cherry sono due degli spiriti che hanno guidato il trio del vibrafonista Pasquale Mirra, del pianista Fabrizio Puglisi e del batterista Cristiano Calcagnile in un appassionato viaggio nel jazz, andato in scena al club Pinocchio di Firenze. I tre avevano collaborato tra loro in varie combinazioni ma mai in trio, dove Calcagnile è arrivato come sostituto del previsto percussionista del Mali Kalifa Kone. Con il maliano probabilmente la musica sarebbe stata più orientata a un incontro tra diverse sensibilità, il jazz e l’Africa; la presenza di Calcagnile ha spinto invece i tre a confrontarsi in un rapporto creativo con la tradizione jazz, con maestri celebrati la cui musica però non è eseguita tanto spesso. Si sono ascoltati Lennie Tristano e il suo Turkish Mambo, George Russell con estratti da Chromatic Fantasy, Love in Outer Space dal songbook di Sun Ra, insieme a brani originali dei membri del trio che rivelavano numerosi punti in comune con i brani del passato. Era evidente infatti l’accuratezza nella scelta e nella definizione timbrica, il privilegiare la tensione narrativa e non il virtuosismo, la necessità di una comunicazione costante tra i solisti per considerare la tradizione non qualcosa di cristallizzato ma un nuovo punto di partenza. Così Happy House di Ornette Coleman ha offerto lo stimolo ideale per un assolo in libertà di Puglisi, il brano di Sun Ra sottolineava l’ampia gamma espressiva del trio, mentre Mirra e Calcagnile elaboravano trame ritmiche e danzanti particolarmente originali. Il risultato è stato tale da spingerci ad augurare lunga vita al trio, che è giusto premiare anche per la diffusione di momenti importanti della storia del jazz, che devono essere ricordati e fatti conoscere alle nuove generazioni di musicisti e ascoltatori.
Giuseppe Vigna   

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