Kind of Blue, un tributo tra memoria e improvvisazione

di Andrea Conta

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Al Teatro Gerolamo di Milano, sabato 3 ottobre, il progetto dedicato al capolavoro di Miles Davis ha riunito Gabriele Comeglio, Marko Djordjević, Giulio Visibelli, Claudio Angeleri, Marco Esposito e Tony Arco, tra fedeltà agli assoli originali e nuova invenzione musicale.

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È possibile proporre anche nel jazz, che vive l’attimo attraverso l’improvvisazione, ciò che gli interpreti della musica classica realizzano abitualmente nelle stagioni concertistiche: eseguire il repertorio dei grandi compositori del passato con rigore filologico e fedeltà alla partitura? Nel jazz questo significa riproporre non soltanto i temi e le melodie su cui si sviluppano le improvvisazioni, ma anche le improvvisazioni stesse dei maestri, divenute parte integrante della “composizione”. La partitura jazzistica trova così nelle registrazioni il proprio riferimento: dischi diventati pietre miliari della storia della musica.

Per preservare la natura del jazz e dell’improvvisazione, l’operazione si fa ancora più complessa quando l’esecuzione dal vivo affianca ai temi e agli assoli originari un ulteriore sviluppo creativo. I musicisti sono chiamati a inventare in tempo reale, dando continuità al linguaggio dei maestri e facendo emergere, insieme, la propria personalità di interpreti e improvvisatori contemporanei. Ciò richiede competenze particolari, non soltanto tecniche ed esecutive, ma anche culturali e creative. Significa entrare così profondamente nell’estetica e nello stile dei grandi maestri del jazz da suscitare risonanze interiori capaci di dare continuità al passato, inventando ogni volta qualcosa di nuovo e originale. È un’operazione di ricerca dal potenziale rivoluzionario, ancora poco frequente nel panorama dei concerti e dei festival, dove l’attenzione si concentra soprattutto su nuove produzioni e nuove direzioni musicali. Eppure, anche il grande repertorio del passato può racchiudere elementi di novità e una forte capacità di coinvolgere il pubblico, quando torna a vivere attraverso l’invenzione estemporanea dei musicisti di oggi.

Gabriele Comeglio

La risposta a questi interrogativi passa, infine, attraverso l’ascolto e la reazione del pubblico. Sabato 3 ottobre, al Teatro Gerolamo di Milano, la produzione speciale dedicata a Kind of Blue di Miles Davis ha offerto una risposta eloquente. Il tutto esaurito, annunciato già prima del concerto, ha testimoniato l’interesse per il progetto; gli applausi a scena aperta e la richiesta di bis ne hanno confermato il successo. Protagonista un affiatato quintetto di bravi musicisti italiani, affiancato dallo special guest Marko Djordjević, prima tromba dell’Orchestra della Radiotelevisione serba di Belgrado. Il pubblico ha potuto riconoscere gli assoli iconici di Davis, Coltrane, Evans e Adderley, lasciandosi al tempo stesso sorprendere dagli sviluppi musicali proposti dal sestetto.

Marko Djordjević

Il merito va anzitutto ai musicisti coinvolti: Gabriele Comeglio nel confronto con Cannonball Adderley, Marko Djordjević con Miles Davis, Giulio Visibelli con John Coltrane, Claudio Angeleri con Bill Evans — ma anche con Wynton Kelly e, in un brano, Red Garland —, Marco Esposito con Paul Chambers e Tony Arco con Jimmy Cobb. Questi accostamenti non sono enfatici né azzardati: descrivono il lavoro di approfondimento compiuto da ciascun interprete. I musicisti coinvolti sono anche docenti e didatti di grande valore, impegnati da tempo nello studio e nella ricerca filologica in scuole e conservatori, in Italia e all’estero.

Giulio Visibelli
Claudio Angeleri

Una parte del merito spetta inoltre al giornalista e scrittore Flavio Caprera, che ha introdotto ogni brano con sintesi ed efficacia, offrendo al pubblico stimolanti chiavi di lettura. Kind of Blue si è così trasformato in un docu-concerto: un incontro fra racconto e musica dal vivo che richiama la capacità divulgativa dei docufilm, oggi tanto apprezzati nelle sale cinematografiche. Ne è nato un evento culturale di rilievo, capace di proporre una prospettiva controcorrente. I musicisti non sono nuovi a progetti di questo tipo. Nel corso degli anni hanno affrontato con lo stesso spirito la musica di Parker, Gillespie e Monk, oltre alle grandi opere di Ellington, dalla Far East Suite ai Sacred Concerts e a Such Sweet Thunder. Progetti accolti con successo in importanti teatri e festival italiani e all’estero, fra Svizzera, Malta e Germania.
Andrea Conta

 

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