Kurt Elling «SuperBlue»

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AUTORE

Kurt Elling

TITOLO DEL DISCO

«SuperBlue»

ETICHETTA

Edition Records


Prosegue una fase della carriera di Elling all’insegna del più estremo eclettismo, ormai fattosi espressione di una personalità proteiforme (o forse sintomo della ricerca di un più solido asse collaborativo sul quale appoggiarsi). L’album, come si conviene (purtroppo) all’era pandemica, nasce da incontri a distanza (in realtà, ancor prima, dall’interesse del cantante per la band Butcher Brown, che offre al progetto Harrison e Fonville), i cui materiali sono stati rifiniti in fase finale da Elling e Hunter, che assume anche veste di co-produttore. Quello col chitarrista è stato peraltro l’unico incontro materiale fra i tre e il leader, almeno prima dell’inizio del tour. All’insegna del jazz-funk, la scaletta è forgiata secondo modalità care al cantante: una metà di (buoni) brani originali, altri di autori cari (Shorter, Chesnutt, Hubbard), un grande lavoro sui testi, che continuano a farsi vettore di contenuti (e rappresentano il meglio del disco). Il ponte verso il groove in definitiva funziona, perché Elling ha da tempo dimostrato di poter risolvere a piacimento qualsiasi problema di tipo tecnico/interpretativo e l’impegno rappresentato da questa rinnovata forma di espressione che ha adesso prescelto non è stato affatto preso sottogamba (la serietà dell’artista e la cura assidua riposta nel mantenimento del proprio strumento vocale sono proverbiali). Così il disco è disseminato di brani ben riusciti, come The Seed, Where To Find It, Dharma Bums ed Endless Lawns (di Carla Bley) e risulta complessivamente godibile. Tuttavia la musica non decolla davvero come potrebbe: forse la levigata perfezione che Elling domina con sciolta sicurezza non si accorda del tutto allo stile, che avrebbe probabilmente richiesto ritornelli più scolpiti, a scuoterlo da una certo eccesso ipnotico di omogeneità timbrica e ritmica. Oppure il disco risente delle modalità di realizzazione, ed è stato soltanto un punto di partenza per i concerti (che in effetti, anche se spigolati occasionalmente sul web, hanno mostrato una band più decisa e brillante). In definitiva un disco discreto, per un interprete ottimo, che dimostra ancora i propri incredibili punti di forza, declinati come certezze granitiche, ma che lascia rimpiangere la progettualità più «alta» recentemente ritrovata in «Secrets Are The Best Stories», alla quale speriamo si possa presto tornare.
Cerini

Pubblicata sul numero di dicembre 2021 di Musica Jazz


DISTRIBUTORE

editionrecords.com

FORMAZIONE

Charlie Hunter (chit.), DJ Harrison (tastiere), Corey Fonville (batt., perc.), Kurt Elling (voc.).

DATA REGISTRAZIONE

Loc. e data scon.