EVGUENI GALPERINE «Theory of Becoming»

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AUTORE Evgueni Galperine

TITOLO DEL DISCO

«Theory of Becoming» ETICHETTA ECM
Dopo una quantità interminabile di operine inutili, stucchevoli o, per dirla tutta, «né carne né pesce», ecco finalmente un lavoro che dona senso autentico all’espressione modern classical, corrente o genere che dir si voglia appiccicata un po’ ovunque sulla scia del successo di autori come Max Richter e il compianto Jóhann Jóhannsson. Il francese Galperine, le cui radici sono tanto russe quanto ucraine, vanta belle e preziose esperienze in campo cinematografico (si veda l’intervista a pagina 72) e non c’è dubbio che la musica di questo suo primo album non destinato alla settima arte solleciti in realtà di continuo la visione di immagini, tale è la forza evocativa posseduta da tutti e nove i brani. Impossibile non sottolineare la dimensione visionaria del primo di questi, scritto anzitempo rispetto all’invasione militare dell’Ucraina da parte della Russia. Sin dal titolo pare introdurci nel pieno del conflitto, con un balzo temporale rispetto al momento del suo concepimento: This Town Will Burn Before Dawn. Ascoltata oggi è un’agghiacciante previsione. L’andamento minaccioso, le note basse, le atmosfere cupe, l’incedere di passi che paiono l’avanzare di truppe in prossimità dell’alba, gli archi dolenti, tutto concorre a renderla manifesta, oltre che far mostra di rara bellezza musicale. Galperine maneggia abilmente uno stuolo di campionamenti, ha misura nell’impiego dell’elettronica, l’alchimia tra suono analogico e digitale lascia ammirati, e sulla sua tela sonora ricamano i solisti chiamati a collaborare. Infine, tutto viene rielaborato al computer. Uno sciamano digitale, a ben vedere i risultati di tale procedimento, che spaziano dal minimalismo alla musica sacra contemporanea, da una sorta di espressionismo elettronico a echi folklorici di tempi remoti, mantenendosi sempre in una dimensione che si può semplicemente definire ovvero pretecnologica magica (anche l’illustrazione della copertina, tra lupi e maschere, rimanda a temi antichi). Tutto ciò in virtù di un paradosso tutto contemporaneo, ovviamente, quello di raggiungere un risultato del genere con il concorso della tecnologia più recente: così agisce uno sciamano digitale, appunto. La sontuosa orchestrazione, l’incedere a tratti maestoso, gli echi di riti remoti, gli squarci drammatici ed epici fanno di The Wheel Has Come Full Circle un brano emblematico del procedimento musicale di Galperine. A diversi brani si accompagnano inoltre suggestioni letterarie e artistiche. Loplop im Wlad suggerisce l’attraversamento delle foreste di Max Ernst da parte di una creatura magica, e il theremin qui impiegato contribuisce a senso di mistero e stupore che caratterizza l’atmosfera del brano; Oumuamua, Space Wanderings è un vero e proprio racconto di fantascienza e i suoni elettronici anche un po’ vintage stile anni Ottanta sono congeniali alla narrazione ambientata in spazi cosmici. In altri casi le note indicano il senso della composizione, come nel caso dell’emozionante Soudain, le vide, dedicato a un amico scomparso, che a partire dall’avvio mesto di una sezione d’ottoni ne innalza un ricordo squillante, oppure Kaddish, preghiera ebraica per i morti recitata da una dolente sezione d’archi, mentre il carattere cinematico frutto del mestiere di Galperine è più evidente in brani come Don’t Tell. In assoluto uno dei dischi più belli dell’anno appena trascorso. Fucile pubblicata sul numero di gennaio 2023 di Musica Jazz

DISTRIBUTORE

Ducale FORMAZIONE
Evgueni Galperine (elettr., campionamenti), Sergei Nakariakov (tr.), Sébastien Hurtaud (cello), Maria Vasyukova (voc.).   DATA REGISTRAZIONE
Parigi, 2020-2021.
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