Elsa Martin & Stefano Battaglia «Al centro delle cose»

di Andrea Pedrinelli

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AUTORE

Elsa Martin & Stefano Battaglia

TITOLO DEL DISCO

«Al centro delle cose»

ETICHETTA

Artesuono


L’accoppiata fra eco colte, improvvisazione jazz e sperimentazione pura aveva già colto nel segno col primo album imperniato sulla messa in musica della parola poetica: il notevole «Sfueâi», uscito nel 2019 e dedicato ai grandi autori del Friuli. Ora però Martin e Battaglia rilanciano, sia osando un intero concept che parte dall’arte intensa e capace di sprazzi d’assoluto del solo Pierluigi Cappello, poeta di senso e sensibilità, sia portando ancora più avanti la loro proposta, in alcuni casi verso sfide estreme e però saporose, come mostra l’alternanza tra liederismo pianistico e scat vocale elettronico-futurista di Scrivere il nome. Ma come si articola, esattamente, la coraggiosa scelta dei due di rispettare e la parola e la musica nel farle dialogare, a partire da liriche scritte e verso una «terza arte » risultante dall’incontro note/parole? Le modalità, come conferma la stessa Martin, sono sostanzialmente tre: composizioni scritte dell’uno o dell’altra artista poi modificate in lunghe prove laboratoriali sino ad assumere un imprinting adatto all’estetica fra tradizione ed estemporaneità del duo (e un buon esempio di questo primo stile è La retroguardia, quasi un requiem laico che parte tra folk e Brecht ma poi si estremizza jazzisticamente con arpeggi pianistici e vocalizzi a più tinte); brani costruiti su semplici ostinati ritmico-armonici che, pur non scordando d’evocare in qualche modo il testo poetico, sfruttano intensamente il canale improvvisativo (come l’evoluzione inquieta di Le lucciole); episodi di creazione istantanea di coppia centrati sul suono delle parole e sulla destrutturazione del testo, le cui sonorità finiscono col plasmare partiture palesemente estemporanee (magnifico il risultato ottenuto in Cîl tal cîl, peraltro un testo d’immensa profondità con la marcia in più – per il progetto – della lingua friulana). Al notevole risultato finale contribuiscono anche altri ingredienti che i due non dosano secondo stereotipi, tanto quanto fanno coi suddetti modi della composizione. Il primo è una cultura musicale volutamente applicata senza paletti: con solo taluni riferimenti dominanti come il lied, il prog inglese e il gusto jazz dell’improvvisazione, così che per esempio Inniò è tradizionalissimo lied-chanson e Mont sperimenta non poco tra jazz ed elettronica; e il secondo ingrediente sono i due artisti stessi, entrambi ispessiti di cultura e consapevolezze, che mettono in gioco i loro due strumenti al servizio l’uno dell’altro ed entrambi della parola poetica, sino a realizzare un originale grammelot piano-voce-testo-musica-improvvisi (più elettronica qua e là) che insieme usa, rispetta e approfondisce l’opera di Cappello, e regala all’ascolto un’opportunità forse unica d’un ascolto che si fa lettura, d’un confronto fisico con suoni, note e parole che spinge inevitabilmente alla riflessione, a tratti alla commozione, qua e là persino alla contemplazione. Certo quello che sortisce da questa sfida non pare un disco per tutti, però il risultato è davvero convincente e forse vale la pena per chiunque osarne l’ascolto: perché porta a un mettersi a nudo, in comunione col poeta e i musicisti, che può aiutarci a ricentrare il senso dell’anima.
Pedrinelli

Pubblicata sul numero di aprile 2021 di Musica Jazz


DISTRIBUTORE

artesuono.it

FORMAZIONE

Elsa Martin (voc., elettr.), Stefano Battaglia (p., perc.).

DATA REGISTRAZIONE

Cavalicco, settembre 2019.