Conrad Herwig «The Latin Side Of Mingus»

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AUTORE

Conrad Herwig

TITOLO DEL DISCO

«The Latin Side of Mingus»

ETICHETTA

Savant


Chi scrive ha sempre guardato con un po’ di sospetto alle rivisitazioni Latin di alcuni dei giganti del jazz proposte negli scorsi anni dal trombonista Conrad Herwig. Niente da ridire sotto l’aspetto esecutivo (sempre di altissimo livello) ma a volte stride l’ostinazione nel voler forzare a tutti i costi la mano agli originali, anche quando sarebbe forse stato meglio soprassedere. Ci riferiamo non tanto alla Latin Side di Herbie Hancock (2016, intitolata «Reflections») e neanche a quella di Horace Silver (2020), compositore in cui l’elemento afro-caraibico è sem[1]pre stato ben presente, quanto a quella del 2003 in cui il Nostro rivisitava a suo modo nientemeno che «Kind Of Blue». In quell’occasione Herwig aveva rischiato davvero grosso, non certo dal versante strumentale (si trattava di un robusto esempio di Latin jazz con tutte le carte in regola) ma perché la pacatezza rivoluzionaria del verticalismo modale di Miles era stata rimpiazzata in maniera brutale da una già sentita, quasi abusata poliritmia. È per questo che ci siamo avvicinati all’ascolto di «The Latin Side Of Mingus» con una buona dose di pregiudizi (per fortuna infondati). A parte la Mingus Big Band, ben pochi al giorno d’oggi riescono a far vibrare le corde emotive del repertorio mingusiano con la stessa intensità che si è sempre riscontrata nell’originale. E invece Herwig ci sorprende molto piacevolmente regalandoci, in occasione del centenario, uno dei più riusciti omaggi alla grandezza dell’opera del contrabbassista. In questo disco la maestria strumentale dei componenti del gruppo, tutti musicisti di altissimo livello (e molti provenienti proprio dalla Mingus Big Band), si sposa a una carica passionale entusiasmante. «The Latin Side Of Mingus» è un disco estremamente godibile in cui la compattezza della proposta si unisce a una piacevolezza che ci avvicina alla «intoccabilità» della musica di Mingus in maniera quasi palpabile. Spiccano in particolare Duke Ellington’s Sound Of Love e il contributo di Rubén Blades in Don’t Let It Happen Here. Ma il disco va ascoltato e goduto nella sua interezza, tale è la sua capacità di riconciliare con la musica dopo qualche presumibile indigestione di troppo. Consigliato quindi senza riserve.
Gaeta

Pubblicata sul numero di novembre 2022 di Musica Jazz


DISTRIBUTORE

IRD

FORMAZIONE

Alex Sipiagin, Randy Brecker (tr.), Conrad Herwig (trne), Craig Handy (ten.), Bill O’Connell (p.), Luques Curtis (cb.), Robby Ameen (batt.), Camilo Molina (perc.) Rubén Blades (voc.).

DATA REGISTRAZIONE

New York, 2022.