CLÉMENT JANINET «Ornette Under The Repetitive Skies III»

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AUTORE Clément Janinet

TITOLO DEL DISCO

«Ornette Under The Repetitive Skies III» ETICHETTA BMC Records
Che cosa mai potrà succedere se lo spirito iconoclasta di Or[1]nette Coleman approda sotto i cieli della musica minimalista? Lo si scopre ascoltando il nuovo lavoro di Clément Janinet. Per la BMC Records, avventurosa etichetta di Budapest, il musicista francese pubblica il suo terzo album alla testa dell’OURS, quartetto da lui fondato, il cui acronimo sta per Ornette Under the Repetitive Skies. Il disco, che arriva dopo il debutto eponimo del 2018 e il successivo «Danse», è un frullatore di musica visionaria, sorprendente e senza etichette. Del resto, qui l’incontro tra il maestro della New Thing e l’estetica di Steve Reich e di John Adams passa anche attraverso il free mistico dell’ultimo Coltrane e le variazioni in chiave etnica e pan-africana di Pharoah Sanders. Violinista (è un allievo del compianto Didier Lockwood), specialista di mandolino e compositore fecondo, Janinet è un vulcano di idee in grado di stupire per[1]sino l’ascoltatore più smaliziato. Guarda alla musica creativa degli anni Sessanta e a quella dell’inizio dei Settanta, ma con occhio contemporaneo e tutt’altro che nostalgico e passatista. L’iniziale 3rdMeditations – perfetta introduzione per entrare in sintonia con la sua poetica – si posiziona in quella terra di mezzo dove da un lato ci potrebbero essere i King Crimson più sperimentali e progressive (quelli di «Larks’ Tongues in Aspic», per intenderci, con David Cross al violino) e dall’altro Reich con le sue «Six Marimbas». E tuttavia, a metà del brano, il clima ipnotico viene spezzato dal sassofono di Mayot (un musicista eccellente e cruciale nell’economia del gruppo) e dalla sua bruciante cavalcata modale. E il climax del pezzo fa pensare ai trip sonori di Alice – ultima moglie di Trane – e ai suoi dischi migliori, come «Journey In Satchidananda». Se altrove il clima è più pacato e vira verso l’onirico (Quiet Night, dove il sax tenore dialoga con il mandolino), la fiamma dell’improvvisazione informale e prossima alla trance è pronta a riaccendersi senza alcun preavviso (Haze). Qua e là spuntano poi rimandi alla musica del deserto (i tredici minuti di Purple Blues), dato che Janinet non fa mistero della sua attrazione fatale per il mondo africano: tanto che nell’ultimo brano del disco ospita il cantante camerunense Zé Jam Afane. Franchi pubblicata sul numero di marzo 2023 di Musica Jazz

DISTRIBUTORE

IRD FORMAZIONE
Hugues Mayot (ten., p., perc.), Clément Janinet (viol., mand., perc.), Emmanuel Scarpa (vib., batt., perc,), Joachim Florent (cb., perc.), Arnaud Laprêt (perc.), Zé Jam Afane (voc.). DATA REGISTRAZIONE
Budapest, dal 4 al 6-1-21.
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