CHRISTIAN MCBRIDE «Prime»

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AUTORE

Christian McBride

TITOLO DEL DISCO

«Prime»

ETICHETTA

Brother Mister/Mack Avenue


Se c’è un’incarnazione del primo emendamento della Costituzione americana, essa porta il nome di Christian McBride, che della libertà propria e di chi gli si accompagna, declinata in modo radicale, ha fatto il proprio core business espressivo. L’intuito impeccabile e vulcanico nello scegliere i propri compagni di viaggio lo tempera in un rispetto delle radici jazz, che trasudano in ogni linea suonata. Causa o effetto del suo profilo da pokerista, abituato a giocare su più tavoli e a non trascurare le possibilità di ogni giro, di modo che dove mette mano il risultato è solido e ben orientato al bullseye. Accade anche con «Prime», ultimo nato dalla sua etichetta Brother Mister nel quale raduna il suo New Jawn, un poderoso collettivo ben rodato in anni di lavoro comune e che ha debuttato sull’omonimo album del 2018. Nello slang della Pennsylvania, il termine new jawn indica una «roba nuova», priva di un preciso referente semantico. E infatti: McBride si concede, sulla scia di precedenti illustri come «Way Out West» di Rollins, la sfida di un gruppo senza strumenti armonici per tentarne una surroga, disponibile ai rilanci improvvisativi, che lega e rilancia con un groove costante di contrabbasso, quando ancorato massicciamente al tappeto sonoro quando provocatoriamente spostato sugli accenti per dissodare nuovi campi: «Andando in studio», dice il roccioso musicista di Filadelfia, «non avevo in mente un obiettivo preciso salvo lasciare questi tre magnifici artisti volare, mi sono solo preoccupato di metterli nella condizione più comoda (ma qualche volta più scomoda) per consentire loro di scavare quanto più a fondo possibile». «Prime», che si apre con il free di Head Bedlam a firma McBride, intenzionato a mettere in musica quella che Kafka chiamava la «confusione di tutti i giorni», è un punto d’osservazione elettivo sullo stato di (buona) salute del jazz d’oltreoceano: se da un lato fornisce metodi creativi per la rilettura di pagine meno frequentate dei grandi (come Obsequious di Larry Young, The Good Life di Ornette Coleman o East Broadway Rundown di Sonny Rollins), dall’altro condisce la scrittura originale con i riferimenti agli stilemi del passato, centrifugandoli con la sensibilità musicale contemporanea (come nella splendida Dolphy Dust di Josh Evans, omaggio al genio di Eric Dolphy). Merito pure della versatilità di McBride come leader. «Uno dei migliori con cui ho lavorato», dice Strickland, clarinettista di grana fine e collaborazioni con Roy Haynes e Jeff «Tain» Watts. «È divertente vederlo condividere e tenere insieme il gruppo, ricevendo gli input di tutti e mantenendo un forte senso di sé e della direzione. In questo è particolarmente generoso, una specie di supereroe per noi che ci suoniamo». Gli otto brani e l’ora di musica di «Prime» non tradiscono le aspettative degli estimatori del multipremiato contrabbassista, che solo nell’ultimo anno e mezzo ha conclamato il proprio stato di grazia al picco («Anzi», scherza lui, «quasi arrivato al picco») con ben quattro diverse uscite, considerate le «Q Sessions», «Long Gone» con Redman, Mehldau e Blade e il «Live at Village Vanguard» con Inside Straight.
Romano

pubblicata sul numero di aprile 2023 di Musica Jazz


DISTRIBUTORE

mackavenue.com

FORMAZIONE

Josh Evans (tr.), Marcus Strickland (ten., cl. b.), Christian McBride (cb.), Nasheet Waits (batt.).

DATA REGISTRAZIONE

New York, 16 e 17-12-21.