AUTORE
Biondini / Maurizi / Mariottini
Ha un titolo quanto mai eloquente questo disco, che fotografa in azione nello studio di Stefano Amerio l’inedito trio formato da Biondini e dai suoi complici Maurizi e Mariottini. «Dialogues» è un ménage à trois strumentale insolito, i cui protagonisti sono la fisarmonica, il pianoforte e i clarinetti. E anche la miscela musicale che ne scaturisce è insolita. O, per lo meno, originale e sapientemente speziata. Ai confini tra improvvisazione e musica da camera. In bilico tra folk – reale e immaginario – e colonne sonore per un film ancora da girare. Il viaggio dei tre artisti di casa nostra attraversa il bacino del Mediterraneo e tocca sia la tradizione macedone (Pajdushka) sia l’universo mediorientale (non è affatto un caso se le note di copertina vengono firmate dal maestro libanese dell’oud Rabih Abou-Khalil). Lungo questo variegato e imprevedibile tragitto, dove le deviazioni di percorso spesso contano più della destinazione finale, i dialoghi e gli unisoni tra fisarmonica e clarinetti – con il piano a fare da cerniera e a giocare la propria partita a livello armonico – tengono banco: a volte mossi e zigzaganti (come nel brano di Khalil, Rabou-Abou-Kabou, e nell’iniziale Tribal Dance, scritta da Maurizi), altre lenti e onirici, dal lirismo trattenuto, come nei riusciti omaggi a Paul Motian (Bird Song) e a Charlie Haden (Silence, con l’introduzione del solo Biondini). Un disco di etno-jazz da meditazione, dove l’ingrediente-chiave è l’empatia tra i tre musicisti. Franchi Pubblicata sul numero di settembre 2021 di Musica Jazz
TITOLO DEL DISCO
«Dialogues» ETICHETTA EnjaHa un titolo quanto mai eloquente questo disco, che fotografa in azione nello studio di Stefano Amerio l’inedito trio formato da Biondini e dai suoi complici Maurizi e Mariottini. «Dialogues» è un ménage à trois strumentale insolito, i cui protagonisti sono la fisarmonica, il pianoforte e i clarinetti. E anche la miscela musicale che ne scaturisce è insolita. O, per lo meno, originale e sapientemente speziata. Ai confini tra improvvisazione e musica da camera. In bilico tra folk – reale e immaginario – e colonne sonore per un film ancora da girare. Il viaggio dei tre artisti di casa nostra attraversa il bacino del Mediterraneo e tocca sia la tradizione macedone (Pajdushka) sia l’universo mediorientale (non è affatto un caso se le note di copertina vengono firmate dal maestro libanese dell’oud Rabih Abou-Khalil). Lungo questo variegato e imprevedibile tragitto, dove le deviazioni di percorso spesso contano più della destinazione finale, i dialoghi e gli unisoni tra fisarmonica e clarinetti – con il piano a fare da cerniera e a giocare la propria partita a livello armonico – tengono banco: a volte mossi e zigzaganti (come nel brano di Khalil, Rabou-Abou-Kabou, e nell’iniziale Tribal Dance, scritta da Maurizi), altre lenti e onirici, dal lirismo trattenuto, come nei riusciti omaggi a Paul Motian (Bird Song) e a Charlie Haden (Silence, con l’introduzione del solo Biondini). Un disco di etno-jazz da meditazione, dove l’ingrediente-chiave è l’empatia tra i tre musicisti. Franchi Pubblicata sul numero di settembre 2021 di Musica Jazz
DISTRIBUTORE
Egea FORMAZIONE
Mirco Mariottini (cl., cl.b.), Luciano Biondini (fis.), Stefano Maurizi (p.).
DATA REGISTRAZIONE
Udine, febbraio e luglio 2020.
