Baptiste Trotignon «Anima»

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AUTORE Baptiste Trotignon

TITOLO DEL DISCO

«Anima» ETICHETTA Alpha Classics
È un talento rinascimentale, Baptiste Trotignon. Ascoltare «Anima», per credere: tre composizioni «classiche» (le virgolette sono d’obbligo) articolate in vari movimenti, in cui il brillante pianista parigino lavora con l’Orchestre Victor-Hugo. Una sorta di seguito ideale di «Concerto pour Piano», l’album del 2015 in cui si confrontava con il collega di strumento Nicholas Angelich e con l’Orchestre National Bordeaux-Aquitaine. Un percorso parallelo, per il musicista, felicemente sdoppiato tra la pratica dell’improvvisazione afroamericana e l’omaggio alla propria formazione europea e accademica. Non stupisce questo eclettismo di Trotignon. Nella sua carriera il nostro è passato con naturalezza dal piano trio jazz insieme a Thomas Bramerie e a Jeff Ballard («Hit», del 2014) a «You’ve Changed» (uscito nel 2019, in cui alternava performance solitarie a duetti con Joe Lovano, Ibrahim Maalouf, Vincent Segal, Avishai Cohen e altri, facendo lo slalom tra i Beatles, Bach e gli standard). Il tutto intercalato da passi a due con Mark Turner («Dusk is a Quiet Place», del 2013) o Minino Garay («Chimichurri», 2015) e da incursioni nel pop-rock in compagnia del suo mentore Aldo Romano e di Rémi Vignolo («Flower Power», pubblicato una quindicina d’anni fa). «Anima» è un cimento dell’invenzione legato al piacere della scrittura. Non un disco di jazz sinfonico, quanto piuttosto un dialogo alla pari e senza inibizioni dove le parti orchestrali scritte sono bilanciate da quelle pianistiche, talvolta improvvisate o comunque libere. Melodie cantabili e vivacità ritmica caratterizzano la prima delle tre composizioni, la leggiadra L’aire de rien, che – guarda caso – si conclude con un tango, a significare che non hanno senso le barriere tra «popolare» e «colto». Più ambiziosa è la suite che dà il titolo al cd, dove il termine «anima» è legato sia alla definizione junghiana (l’archetipo del femminile, la componente inconscia della personalità dell’uomo) sia all’etimologia latina («respirazione», «soffio vitale«). E qui si avvertono echi di Ravel e Stravinskij, ma anche della tradizione romantica. Conclude il trittico Hiatus & Turbulences, il pezzo più mosso e sensuale, con diversi cambi di ritmo in cui viene esaltato il lavoro dell’orchestra. Franchi Pubblicata sul numero di febbraio 2022 di Musica Jazz

DISTRIBUTORE

outhere-music.com FORMAZIONE
Baptiste Trotignon (p.), Jean-François Verdier (dir.), Orchestre Victor-Hugo. DATA REGISTRAZIONE
Besançon, luglio 2021.
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