Jazz & Wine of Peace – prima parte

All'insegna della diversità e del confronto

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Cormons, 27/10/2023 - Circolo Controtempo - Jazz&Wine of Peace 2023 - YAMANDU COSTA & VINCENT PEIRANI (Brazil, France) Yamandu Costa: chitarra a sette corde. Vincent Peirani: fisarmonica, accordina. Foto Luca A. d’Agostino / Phocus Agency © 2023

Collio, varie sedi

26-29 ottobre

Superati i primi cinque lustri di vita, Jazz & Wine of Peace –organizzato dal Circolo Controtempo di Cormòns – è approdato alla XXVI edizione confermando la propria natura di festival fortemente radicato nel territorio del Collio. Secondo una prassi ormai consolidata, la manifestazione ha offerto ben diciannove concerti distribuiti nell’arco di quattro giornate e dislocati in ville, residenze storiche, cantine e aziende vinicole, oltre agli eventi serali ospitati al Teatro Comunale di Cormòns. Che il festival abbia ormai acquisito un carattere e una reputazione internazionale, lo testimonia anche la partecipazione di un numeroso e appassionato pubblico (circa 6000 le presenze complessive), composto almeno al 50% da spettatori austriaci. Ricca e varia come sempre, la programmazione comprendeva almeno un paio di eventi serali – posti rispettivamente in apertura e chiusura – apparsi decisamente fuori contesto, almeno rispetto alle scelte normalmente compiute dalla direzione artistica.

Viva De Andrè – Foto Luca A. d’Agostino / Phocus Agency © 2023

Il 26 ottobre al Teatro Comunale di Cormòns è andato in scena lo spettacolo Viva De Andrè, con l’intervento del giornalista e scrittore Luigi Viva (biografo del cantautore genovese) e gli arrangiamenti del chitarrista Luigi Masciari. Ferma restando la proverbiale difficoltà di rielaborare in chiave jazzistica il repertorio del cantautorato italiano, era lecito quantomeno aspettarsi lo sviluppo di un impianto drammaturgico. Invece, si è assistito a una serie di racconti sciorinati con tono colloquiale (lasciando probabilmente interdetti i molti austriaci presenti) e corredati da immagini e frammenti di conversazioni registrate con De Andrè. Questi si alternavano con arrangiamenti che nulla aggiungevano – ma forse qualcosa toglievano! – alla poetica del destinatario, indipendentemente dagli sforzi di Masciari e dei colleghi: Francesco Bearzatti (sax tenore e clarinetto), Alessandro Gwis (piano e tastiere), Francesco Poeti (basso) e Pietro Iodice (batteria).

Paolo Fresu e Omar Sosa – Foto Luca A. d’Agostino / Phocus Agency © 2023

Scelto come una sorta di gran finale del festival e collegato a un’iniziativa su etica e sostenibilità del cibo, Food dimostra come Paolo Fresu e Omar Sosa si siano ormai impantanati in un circolo vizioso che pretende di veicolare messaggi universali e coniugare elementi di world music, reminiscenze cubane, elettronica e pop. Fondali e tappeti elettronici roboanti, il suono del flicorno spesso filtrato e snaturato, pochissimi fraseggi incisivi aggiunti ai fumi e agli effetti di luce hanno dato vita a uno spettacolo acclamato da gran parte del pubblico del teatro, ma povero di contenuti. Unica eccezione: la versione di What Lies Ahead di Peter Gabriel, dotata di una lucente melodia. Onestamente, e sia detto con tutto il rispetto, non si capisce perché musicisti di tale levatura debbano perdersi in questi vicoli ciechi.

Yamandu Costa & Vincent Peirani – Foto Luca A. d’Agostino / Phocus Agency © 2023

Tutt’altra sostanza è stata offerta (Teatro Comunale, 27 ottobre) dal duo Yamandu Costa – Vincent Peirani, da cui trasudavano letteralmente il piacere di suonare e la gioia di comunicare. Con grande complicità il chitarrista brasiliano e il fisarmonicista francese si trasmettono stimoli ritmici, spunti melodici e suggerimenti armonici con inesauribile creatività. Il Brasile di Costa è tutt’altro che oleografico, anzi. La tecnica strabiliante non è mai fine a sé stessa; piuttosto, gli permette di veicolare in una forma e un’identità compiute l’eredità di Ernesto Nazareth e Pixinguinha, le lezioni di Egberto Gismonti e Heitor Villa-Lobos. Nell’approccio di Peirani, altro virtuoso, si colgono tracce di valse musette e chanson française, ma soprattutto le intuizioni sviluppate da Richard Galliano e, ancor prima, Marcel Azzola e Art Van Damme.

Enrico Rava Fearless Five – Foto Luca A. d’Agostino / Phocus Agency © 2023

Di scena il 28 ottobre al Teatro Comunale, Enrico Rava – alla testa dei suoi Fearless Five – ha fornito un’ulteriore lezione di stile. Checché se ne pensi o dica, alla bella età di 84 anni Rava è ancora in grado di creare pura poesia, pur attingendo a un repertorio piuttosto consolidato, e di valorizzare giovani musicisti, dai quali a sua volta trae stimoli e linfa vitale. Da anni al suo fianco, il chitarrista Francesco Diodati non solo sviluppa da par suo gli elementi armonici, ma soprattutto aggiunge colori e forti contrasti con uno stile a tratti aspro, corrosivo. Sia al contrabbasso che al basso elettrico, Francesco Ponticelli provvede ad un solido ancoraggio ritmico. La ventottenne batterista Evita Polidoro garantisce varietà di figurazioni e una sostanziosa gamma dinamica. Il trombonista Matteo Paggi, 26 anni, possiede una voce “antica” e possente, un fraseggio fluido che gli consentono di costruire efficaci contrappunti e intrecci con il flicorno e la tromba del leader.

Henri Texier Trio – Foto Luca A. d’Agostino / Phocus Agency © 2023

Alla Sala Bergamas di Gradisca d’Isonzo (27 ottobre) Henri Texier ha offerto – alla testa del suo trio – l’ennesima prova del suo magistero di strumentista e compositore. Il settantottenne contrabbassista francese possiede un timing impeccabile, una cavata corposa, un fraseggio fluido e ricco di intuizioni melodiche, arricchito da un suono avvolgente. Le esecuzioni sfiorano la perfezione formale, laddove la forma si identifica con i contenuti. Il batterista Gautier Garrigue si rivela un complice efficace, interattivo e dotato di un elevato grado di ascolto. Al sax alto Sébastien Texier esibisce un fraseggio riccamente articolato, dal quale emergono le radici di Lee Konitz e, in parte, di Paul Desmond e Art Pepper, soprattutto per la capacità di sviluppo della melodia e delle implicazioni armoniche. Non è da meno il suo approccio al clarinetto, denso di blues feeling.

Patrizio Fariselli Plays AREA 50th Anniversary of “ARBEIT MACHT FREI” – 
Foto Luca A. d’Agostino / Phocus Agency © 2023

Il giorno dopo, sempre a Gradisca ma al Nuovo Teatro Comunale, Patrizio Fariselli – coadiuvato da una versione allargata di Area Open Project – ha riproposto a cinquant’anni dalla sua pubblicazione l’intero contenuto dello storico album «Arbeit macht frei», mai eseguito integralmente dal vivo a parte l’arcinota Luglio, agosto, settembre nero. Area irruppe sulla scena musicale italiana degli anni Settanta rompendo ogni schema. Insieme al bassista Ares Tavolazzi e al batterista Giulio Capiozzo, Fariselli costituiva l’ossatura (para)jazzistica di una formazione che inglobava elettronica, specialmente grazie all’apporto del chitarrista Paolo Tofani, la sperimentazione vocale del grande (e mai abbastanza rimpianto) Demetrio Stratos e vertiginosi tempi dispari di derivazione balcanica. Quanto fosse avanzata la proposta di quel gruppo lo certifica anche l’attuale riproposizione, che però a tratti non sfugge alla trappola del revival. Meritano comunque apprezzamento gli arrangiamenti del leader e il suo efficace lavoro sui sintetizzatori; la vocalità evocativa e l’intensità interpretativa di Claudia Tellini; la vitale ritmica composta da Marco Micheli (basso) e Walter Paoli (batteria); il valido contributo di Stefano Fariselli (sax soprano, clarinetto basso e flauto), che nella circostanza svolgeva il ruolo a suo tempo ricoperto dal belga Eddy Busnello.

ANDY SHEPPARD Trio – Foto Luca A. d’Agostino / Phocus Agency © 2023

Frutto della collaborazione tra Circolo Controtempo e Kulturni Dom, e inserito nel programma di Oktober Jazz, il concerto di Andy Sheppard (28 ottobre, Nova Gorica) ha ribadito lo status di raffinato compositore del sassofonista britannico, nella circostanza in trio con Rita Marcotulli (piano) e Carlos Bica (contrabbasso). La sua scrittura privilegia nitide melodie centellinate con meticolosa parsimonia, rarefatte armonie, griglie ritmiche basate ora su figure iterative, ora su successioni circolari. Un impianto, questo, che senz’altro reca l’influenza della sua passata collaborazione con Carla Bley e Steve Swallow. In questo contesto si integrano benissimo Marcotulli con la sua sensibilità melodica e le sue preziose rifiniture, così come Bica con il suo pizzicato scarno, essenziale e sempre pertinente. Per parte sua, Sheppard esibisce linee seducenti ricche di soffiato, timbriche delicate (eredità di Warne Marsh?) e sequenze di respirazione circolare al sax tenore; frasi sinuose, veicolo di melodie suadenti al soprano. Tutti elementi prodotti da un magistero ormai consolidato.

 

(continua)