Aquello. Intervista a Fabrizio Mocata

E’ uscito l’8 aprile su tutte le piattaforme digitali il brano inedito frutto della collaborazione tra Fabrizio Mocata e il poeta Santiago Larramendi, con la voce di Omara Portuondo.

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Come nasce l’idea di Aquello e in che modo si è sviluppata la collaborazione con il poeta Santiago Larramendi?
L’incontro con Santiago è avvenuto dopo che io ho partecipato alla registrazione del brano (sempre scritto da lui) Todavía Vida (Lo Mejor de Este Vicio) con Grazia di Michele ed Eleonora Bianchini. Mi contattò dicendomi che era rimasto affascinato dal mio modo di suonare il bolero, coniugandolo con il jazz e il tango (i miei due grandi amori musicali). Dopo una lunga chiacchierata telefonica nella mia casa la mare in Sicilia (Mazara del Vallo), al risveglio mi sedetti al mio vecchio pianoforte e ho subito scritto di getto la melodia. Chiamai Santiago e gli feci ascoltare l’idea melodica, e lui ha avuto una intuizione per il testo, ed ecco che così è nata Aquello.

Dopo il successo di Bolero a la vida, cosa ti ha colpito della scrittura di Larramendi e perché hai voluto lavorare con lui?
Santiago è un poeta di grande sensibilità, capace di parlare anche di un semplice argomento con tante sfaccettature e punti di vista che lo fanno sentire sempre nuovo ogni volta. Mi piace confrontarmi anche su tanti aspetti della vita, insomma una persona profonda e sincera. Mi ha sempre parlato apertamente e senza filtri, in verità lavorare con persone così non è facile, ma sicuramente è bello e gratificante.

Cosa rappresenta per te collaborare con una leggenda come Omara Portuondo?
Un privilegio della vita. La semplicità con cui ho potuto entrare in relazione con lei è stato veramente stupendo. Il figlio Ariel, la sua compagna e tutte le persone che le circondano mi hanno veramente accolto come uno di famiglia. Non voglio anticipare troppo, ma recentemente mi hanno chiesto di registrare delle basi di pianoforte su cui lei sta incidendo per future pubblicazioni. Per un musicista libero e indipendente, che non ha nulla da mettere sul piatto se non la sua musica, credo sia un risultato glorioso.

In studio si percepisce una forte intesa tra il tuo pianoforte e la voce di Omara: come si è costruito questo dialogo musicale?
Si è costruito con il rapporto umano, che per me viene prima di tutto nella musica. Nello studio aveva sete e le ho preso un bicchiere d’acqua. I gesti semplici, gli sguardi complici. Non parlerei di costruzione, ma semplicemente di connessione.

Nel brano è presente anche Franco Luciani: come nasce il suo coinvolgimento?
Abbiamo registrato la versione insieme piano e voce, volevamo arricchirla con degli interventi vocali e strumentali mirati. Franco è un musicista semplicemente stellare, con cui ho una intesa perfetta, sapevo che non mi avrebbe deluso. Franco ha avuto la sensibilità di arricchire il brano senza essere invadente, ma supportando l’idea musicale e valorizzandola in maniera raffinata.

Dopo la nomination ai Latin Grammy con Tangos cruzados, che evoluzione ha avuto il vostro sodalizio artistico?
Saremo in tour in Italia e Svizzera a fine aprile e poi nuovamente in Italia tra fine Agosto e inizio settembre. Abbiamo in programma i pubblicare una serie di brani entro fine anno, in cui saranno presenti Gianmarco Scaglia e Paul Wertico, sezione ritmica con cui collaboro da tanti anni.

Il progetto coinvolge musicisti provenienti da Italia, Cuba e Argentina: quanto è importante per te questa dimensione internazionale?
Credo che sia importante non porre limiti e confini alla musica. Personalmente quando si etichettano generi e territorialità non ci si definisce, ci si limita e basta. La musica è nata prima del linguaggio e resta un linguaggio universale con cui possiamo raccontarci e confrontarci.

Il brano è stato registrato tra L’Avana, Buenos Aires e diverse città italiane: quali sono state le sfide tecniche e artistiche di questo processo?
La tecnologia è stata ovviamente un aiuto fondamentale, e ha permesso ai musicisti ospiti di registrare la propria parte in sovraincisione al piano e voce. La sfida è stata più del fonico Sergi Zanforlin, che ha saputo amalgamare suoni e sensazioni di diverse latitudini. I musicisti ospiti hanno saputo sentire ed interpretare con emozione e partecipazione il sentimento che ha animato il brano, e sono grato a tutti coloro che sono stati parte di questo processo.

Fabrizio Mocata e Omara Portuondo

Fabrizio, come è iniziato il tuo percorso artistico in America Latina?
Il percorso è iniziato proprio in Italia, quando suonai la musica di Astor Piazzolla nell’anno 2000. Una musica che mi ha subito conquistato e che ho voluto approfondire. Il caso ha voluto che diversi artisti, dall’Urugay e dall’Argentina, fossero di passaggio in Italia e abbia potuto incontrarli e conoscerli, fino ad istaurare collaborazioni artistiche che mi hanno permesso di attraversare l’oceano e conoscere profondamente la cultura musicale in America Latina.

Pensi che Aquello possa diventare uno standard reinterpretato da altri artisti?
Sarebbe un sogno!

Cosa è scritto nell’agenda di Fabrizio Mocata?
La presentazione di «Bobo Songs» con Michele Staino e Gianni Coscia, il trio con Gianmarco Scaglia e Paul Wertico, e un live con i Tanghetto (vincitori dell’ultimo Latin Grammy Awards). Successivamente comincia il tour con Franco Luciani, e avrò il piacere di condividere anche un concerto con lui e Nico Gori. Poi a Maggio invece un tour in Turchia e Finlandia con The Four Italian Tenors con cui ho appena concluso un lungo tour negli Stati Uniti. Conciliare tutto con la mia attività di insegnante al Conservatorio V. Bellini di Catania, non è facile, ma è gioioso sicuramente!
Alceste Ayroldi

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