«Quello che resta». Intervista a Carla Magnoni

Nuovo album per la pianista, autrice, compositrice e arrangiatrice e ingegnere. Ne parliamo con lei.

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Il titolo Quello che resta richiama l’idea di ciò che sopravvive alla fine di un ciclo: da quale esigenza nasce questo disco?
Il disco non è nato da una esigenza precisa, almeno inizialmente, ma più che altro da una serie di emozioni e situazioni vissute che solo alla fine ho capito avere un unico filo conduttore: «quanto» e «cosa» gli eventi della vita (siano essi piccoli e quasi insignificanti oppure grandi e traumatici) lasciano dentro di noi una volta passati come tanti mattoni che piano piano costruiscono il nostro essere.

In che momento della tua vita ha preso forma questo lavoro e quanto è legato a un percorso personale di trasformazione?
Le canzoni dell’album sono state scritte nell’arco di 2 anni circa e sono nate apparentemente slegate le une dalle altre. Guardandole a lavoro terminato però ho capito che hanno accompagnato una trasformazione personale importante, quasi una rinascita, un processo di liberazione e consapevolezza. L’ultima canzone che ho scritto è proprio «quello che resta» che dà il titolo all’album, l’ho scritta dopo aver perso mia mamma e quando è successo il senso dell’intero lavoro è stato chiaro. La morte di mia mamma è stata la mia chiave di volta, un punto messo e una pagina girata.

Gli undici brani dell’album sembrano comporre un viaggio emotivo tra memoria, cambiamento e consapevolezza: come hai costruito questa narrazione?
In effetti è così, gli undici brani compongono un viaggio emotivo che ho costruito semplicemente vivendo, annusando l’aria, ascoltando me stessa e anche molto gli altri con il loro bagaglio emotivo. Non ho mai scritto qualcosa “a tavolino” ma le canzoni sono nate dalla verità che ho vissuto in questi anni in un processo che va dalla presa di coscienza fino alla necessità di cambiare pelle.

Carla Magnoni

Testi e musiche portano interamente la tua firma: come dialogano parola e suono nella fase di composizione?
Per me il testo, oltre ad avere un peso importantissimo all’interno della canzone come significato letterario, rappresenta proprio un altro strumento musicale, la ricerca del suono delle parole, soprattutto in certi punti, è fondamentale. Generalmente quando scrivo parto da una melodia e mentre la suono capita che una o più parole, apparentemente senza senso, ci si incollino. Difficilmente poi cambio quelle parole perché sono nate con la melodia stessa, fanno parte della musica e il più delle volte nascondono già il senso profondo di quello che la canzone vuole dire.

Che ruolo ha avuto Valter Sacripanti nella produzione artistica e negli arrangiamenti di «Quello che resta»?
Valter ha avuto un ruolo molto importante in questo lavoro perché ha saputo trovare la chiave giusta per far esprimere i miei brani al meglio. Lui è un po’ un alter ego per me, bilancia e regola il mio lato malinconico che se lavorassi da sola potrebbe diventare esasperato, dà un equilibrio al mio senso armonico che tende a volte ad essere un po’ troppo complicato, mi stimola dove, qualche volta per pigrizia, non do il massimo, si accorge subito se quello che scrivo non è vero, sa come e quando lasciarmi libera ma sa anche come guidarmi se la comunicazione musicale richiede una direzione diversa.Mi fido molto del suo spirito critico e delle sue intuizioni.

In che modo la tua formazione classica e moderna, unita al background tecnico, ha influenzato questo album?
Credo che sia inevitabile che tutto ciò che ho studiato, come tecnica negli anni, sia dentro al mio modo di suonare, di scegliere le linee armoniche e melodiche. Penso che la mia formazione non abbia influenzato l’album ma che semplicemente ne faccia parte integrante.

Carla Magnoni

Rispetto al tuo esordio «Cento passi avanti», in cosa senti di essere cambiata come autrice e come interprete?
Rispetto a «Cento passi avanti» penso di essere maturata come donna.  Oggi ho una maggiore consapevolezza, riconosco meglio i miei difetti e lavoro costantemente per migliorarmi. Come autrice mantengo sempre la mia vena fortemente introspettiva ma ho meno bisogno di nascondermi per cui il risultato è che mi lascio andare e sono disposta a dare di più.

Che importanza ha avuto l’esperienza con il gruppo vocale SetteOttavi nel tuo percorso artistico?
Il gruppo vocale dei SetteOttavi è stato per me salvifico in un momento in cui non scrivevo e non alimentavo la mia vena di autrice ma sentivo comunque il bisogno di musica e creatività. Il canto pop a cappella è meraviglioso, ti permette di esplorare sonorità che solo delle voci che cantano insieme possono raggiungere, c’è bisogno di arrangiamenti non banali, di tecnica e di molto affiatamento e con i SetteOttavi ho potuto avere tutto questo con grande gioia e soddisfazione.

Il tempo e la memoria sono temi centrali del disco: che rapporto hai oggi con il passato?
Ho sempre avuto un rapporto difficile con il passato perché ha sempre influenzato molto il mio presente e adesso credo che questo sia profondamente sbagliato. Il passato è già dentro di noi come memoria e farà sempre parte della nostra vita perché ci ha formati ma deve rimanere solo un ricordo e un insegnamento, non ha senso ripensare e rimuginare sulle cose accadute, fare ipotesi legate al “se”, cercare di riviverle nella nostra mente cambiando qualche premessa, cosa che io a volte ho fatto con un inutile dispendio di energia….

Parallelamente al tuo progetto personale lavori come arrangiatrice e tecnico del suono: quanto queste esperienze influenzano la tua musica?
Nella fase di scrittura credo che tutto questo influenzi poco la mia musica, semplicemente non ci penso. La fase di arrangiamento è successiva, quella del mixaggio viene ancora dopo. Il mio lavoro ne viene influenzato più tardi quando metto le mani sugli arrangiamenti e alla fine mi dedico al mixing come ho fatto per tutti e due i miei album.

Carla Magnoni

Oggi, guardando avanti, cosa senti di voler raccontare ancora attraverso la musica?
Non me lo chiedo, scrivo quello che sento di voler comunicare, non c’è una direzione o un obiettivo. Semplicemente metto in musica quello che sento, quello che mi colpisce, qualcosa che credo che sia degno spunto per una riflessione. Ho già diversi brani nuovi, dovrò presto pensare ad un altro album (sorride, N.d.R.).

Quali sono i tuoi prossimi impegni?
Sto lavorando ad uno spettacolo teatro/canzone che debutterà il 28 marzo al teatro degli Avvaloranti di Città della Pieve (PG), avrò accanto a me un regista e dei musicisti meravigliosi, non posso ancora dire di più… spero che magari ne potremmo riparlare più avanti.
Alceste Ayroldi

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