Buongiorno Angelo, benvenuto a Musica Jazz. Un periodo pieno di impegni per la tua Medit Orchestra. Ci vorresti dire come è nato il progetto di questo large ensemble?
La Medit Orchestra è nata solo cinque anni fa, ma raccoglie l’eredità di Suono & Oltre, un’orchestra che avevo fondato negli anni Novanta con cui tra l’altro realizzammo con John Patitucci la prima esecuzione di una sua composizione, commissionata per l’occasione. L’idea era quella di creare un organico capace di unire sonorità classiche ai nuovi linguaggi contemporanei, muovendosi tra jazz, canzone d’autore, elettronica e scrittura orchestrale. Il nome Medit richiama il Mediterraneo, luogo di scambi ed incontri: un’area culturale dove le differenze diventano ricchezza.
Di recente è stato pubblicato anche un disco con Ilaria Pilar Patassini, dedicato a Paolo Conte. Come avete proceduto in fase di arrangiamento e di scelta dei brani?
Con Ilaria condividiamo una profonda attenzione per la parola e la teatralità della canzone, caratteristiche che si sposano perfettamente con le canzoni di Paolo Conte, che è un autore che permette di giocare con le sfumature, con il colore e con il non detto. Abbiamo scelto brani che restituissero la sua poesia più intima e ironica, evitando l’imitazione a partire dalla rinuncia alla sezione ritmica, un’idea condivisa con il produttore del disco Roberto Catucci di Parco della Musica Records. Gli arrangiamenti sono pensati per rispettare la scrittura originale, ma proiettandola in un contesto orchestrale.

A tuo avviso, le orchestre jazz in Italia sono sufficientemente tutelate e considerate?
Purtroppo no. In Italia manca ancora una vera politica di sostegno alle orchestre jazz e di musica popolare contemporanea. Ci sono realtà straordinarie, ma spesso costrette a vivere di progetti episodici e che raramente ricevono l’attenzione che meritano. Le orchestre jazz sono laboratori di creatività, fondamentali a livello occupazionale per la crescita dei giovani e per la vitalità del settore. Sono veri centri di ricerca e formazione: rappresentano un patrimonio culturale che andrebbe riconosciuto e sostenuto come accade in altri Paesi europei. Qualcosa di importante si è mosso nel riconoscimento dell’Orchestra Jazz Siciliana e della Medit Nuova Orchestra come Nuove Orchestre Territoriali nell’ambito del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo, ma dobbiamo sperare che sia solo l’inizio di un percorso che porti al riconoscimento di molte eccellenze presenti in Italia.
Quest’anno sei stato eletto anche presidente di I-Jazz. Quali sono i tuoi propositi?
Le due parole d’ordine sono inclusione e innovazione. Lavoreremo su sostenibilità, formazione del pubblico, sinergia con le istituzioni e integrazione con il sistema culturale nazionale ed internazionale. Il jazz deve continuare ad essere percepito come una parte viva della cultura nazionale e deve relazionarsi con le altre musiche per difendere la necessità di promuovere e sostenere la cultura contemporanea. Mi piacerebbe rafforzare la rete dei festival italiani e sostenere maggiormente la progettualità dei musicisti.
Alceste Ayroldi