Dolomiti Ski 2016

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di Giuseppe Segala

Tre erano i piatti forti della diciannovesima edizione di Dolomiti Ski Jazz, rassegna particolarmente amata per il connubio tra musica jazz e sport invernali della montagna, nel cuore di un ambiente alpino dal fascino incomparabile. Nel cartellone allestito dall’ideatore del festival, il batterista Enrico Tommasini, spiccavano il quartetto del sassofonista Donny McCaslin, che dall’incontro con il tastierista Jason Lindner ha tratto ispirazione per nuove avventure musicali, il New Quartet di Roberto Gatto, dove il batterista romano si circonda di giovani talenti della scena nazionale come il trombettista Alessandro Presti, il pianista Alessandro Lanzoni, il contrabbassista Matteo Bortone, e il pianoforte solo di Alfonso Santimone.

Quella di Gatto è tra le sue proposte senza dubbio una delle più pregnanti. Egli ha dato vita a una compagine che spazia con fluidità e spontaneità nel jazz moderno, partendo da impeccabili premesse legate alla stagione hard-bop degli anni Cinquanta e giungendo a escursioni contemporanee, in cui la libertà armonica alimentata dal gusto di Lanzoni si coniuga alla sempre scintillante ed elastica concezione ritmica, magistralmente condotta dal leader e supportata con vigore dal sensibile contrabbasso di Bortone. La presenza di Presti ha evidenziato una bella sorpresa: un fraseggio nitido e splendidi timbri, ben focalizzati sulla traccia di grandi solisti come Clifford Brown e Kenny Dorham. Le idee per il gruppo vengono da un repertorio molto ampio, che tocca brani celebri, tra cui spiccano Con Alma di Gillespie, una pregnante versione di I’ve Got You Under My Skin, pezzi di Monk e composizioni originali di tutti i componenti. Proprio tale ampiezza di orizzonti e l’apporto convinto di forze giovani potrà dare ottimi frutti nella maturazione del quartetto.

Ben focalizzata la proposta di McCaslin, che rispetto al recente disco “Fast Future” vedeva la presenza, accanto al tandem immutato di sax tenore e tastiere, del contrabbassista Matt Clohesy e del batterista Nate Wood. Il quartetto mostra una personalità ben definita, che si esprime pienamente attraverso le composizioni originali, ben strutturate su ampie campiture, e la fusione delle quattro voci, dove in particolare spicca il connubio tra le sonorità trattenute, pastose del sax e il lavoro timbrico sapiente, alchimistico di Lindner.

Santimone ha presentato un itinerario spigoloso e vigoroso attraverso Monk, Ellington e Strayhorn, orientandosi spesso verso le suggestioni timbriche dense della musica accademica contemporanea, ma pur sempre risolvendo su un vitale, ruvido spirito blues. Tra le altre proposte del festival, si sono distinti alcuni appuntamenti pomeridiani di carattere più popolare ma di ottima qualità, come la band goriziana Radio Zastava, che mescola con sapienza le suggestioni delle Orkestar di ottoni balcaniche, lo swing, il blues, e lo Swing Star Sextet, con il pianista Riccardo Zegna che tracciava deliziose digressioni sugli stilemi tradizionali del gruppo.

Giuseppe Segala