Fano Jazz By The Sea – XXXIV Edizione: i nostri ascolti, scelti per voi.

Il nostro report del festival Fano jazz by the Sea.

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 “Mi piace pensare che Fano Jazz By The Sea sia come una spugna immersa nel territorio: capace di assorbire il suono delle onde, il silenzio delle pietre antiche, l’energia dei giovani artisti, i colori dell’alba e del tramonto, le storie delle persone, e poi restituire tutto questo sotto forma di emozione”. (Adriano Pedini)

 

Ci siamo tuffati nella trentaquattresima edizione di Fano Jazz By The Sea, giovedì 23 luglio, inoltrandoci nell’universo sonoro di Tania Giannouli. Il viaggio della pianista ateniese ha origini lontane: attinge alla tradizione musicale ellenica elaborandone il linguaggio in modo totalmente personale e contemporaneo. È un dialogo costante, immersivo, tra passato e presente: un po’come perdersi tra le statue antiche dell’avveneristica architettura del Museo dell’Acropoli di Atene per poi sbirciare fuori dalle grandi vetrate e ammirare al contempo l’acropoli stessa che sovrasta la collina.  A brani di questa fattura, Giannouli affianca melodie eleganti, evocative ed accudenti, che rimandano talvolta alle Children’s Songs di Corea; udiamo inoltre tracciati più dissonanti, ma sempre magistralmente orchestrati insieme agli altri membri del trio: Kyriakos Tapakis all’oud ed il pregevole suono, tondo ed avvolgente, della tromba di Jakob Bänsch. Indiscutibilmente prezioso l’apporto di un ospite speciale quale Michele Rabbia alle percussioni ed elettronica, che ha arricchito il repertorio con poliedriche geometrie sonore mai banali.

Tania Giannouli Trio
Foto di Mirko Silvestrini

La serata successiva ci ha condotto dalla Grecia alla Svezia grazie ad un altro pianista e compositore, Jacob Karlzon, che ha portato sul palco della Rocca Malatestiana una nuova formazione e un nuovo progetto: Questar.

Letteralmente colui che ricerca, Questar esplora universi sospesi, fluttuanti come nuvole che, in continua trasformazione, assumono forme sonore sempre diverse: elettriche se gonfie di lampi e cariche di pioggia; ritmate se il vento le sospinge con foga; suggestive quando intravvediamo in cielo fuggevoli pennellate. Che sia l’alba o il tramonto, nell’alternare brani di album precedenti ad altri ancora da fissare su supporto, il risultato vincente è dettato altresì dalla spiccata versatilità di ogni membro del gruppo e da un fluido interplay.

Jacob Karlzon (foto Chiara Broccoli)
Jazz Fusion Experience (foto Andrea Rotili)
Dave Weckl (foto Andrea Rotili)

Sabato 25 luglio, a sottolineare ancora una volta che la musica travalica fisiologicamente, quanto liberamente, ogni confine ed è per questo fonte di inesauribile arricchimento culturale e umano è stata la Fusion Experience, idea nata da una felice intuizione del chitarrista e produttore italiano Ciro Manna, completata da Dave Weckl (USA) alla batteria, Mica Lecoq (Francia) alle tastiere e, ultimo ma non ultimo, Richard Bona (Africa) al basso e voce. Quella fanese è stata la penultima data del tour europeo di questo apprezzato progetto e ha registrato un’entusiasta Rocca Malatestiana sold out. Il risultato è stato conforme alle aspettative degli appassionati di fusion e non solo, che hanno saputo apprezzare note più vicine alla world music, al rock e al blues, sempre di grande intensità e godibilità. Il repertorio, costituito da brani originali di tutti i membri del gruppo, ha quindi percorso traiettorie musicali energiche e potenti, unite a sentieri lirici e poetici amplificati dall’apporto della magica voce di Bona. Un’esperienza sapientemente condotta da quattro indiscutibili inter pares.

Matteo Paggi (foto Chiara Broccoli)

Spostandoci nella cornice pomeridiana di Exodus Stage – Gli echi della migrazione, abbiamo apprezzato il solo del giovane trombonista Matteo Paggi all’Ex Chiesa di Francesco (venerdì 24 luglio). Quando Matteo Paggi ha ricevuto l’invito a collaborare nell’ambito di questa specifica cornice di FJBTS, ha accolto la chiamata come un’opportunità di crescita unita a un forte senso di responsabilità. Per questo, come lui stesso ha raccontato, ha ideato una performance pensata appositamente, dal titolo How Many Times I Saw The Moon. Questo viaggio, scaturito nella mente di Paggi, ha preso in primis la forma di un racconto: quello di un uomo costretto ad abbandonare la sua terra d’origine e con lei i suoi affetti più cari. Un cammino incerto, materico e interiore, che in musica ripercorre gli stati d’animo più disparati, grazie anche al consistente uso di supporti elettronici, oltre al trombone e alla voce dell’artista.

Massimo Morganti foto di Mirko Silvestrini

Risalendo a lunedì 20 luglio alla Pinacoteca di San Domenico, dominante è stato per contro l’uso del suo strumento – sempre di trombone stiamo parlando – per Massimo Morganti, i cui sentieri sonori hanno avvolto il pubblico ora con note incalzanti, ora più sospese, ma sempre magnetiche.

Sperando che il lettore abbia apprezzato questo breve diario musicale, ricordiamo sempre con piacere che Fano Jazz By The Sea, festival diffuso sul territorio della città di Fano, si estende a tutto l’entroterra collinare, tra suggestivi borghi e autentici contesti naturali, con la rassegna Terre Sonore. Fino al 31 agosto (info su www.terresonore.it).
Eleonora Sole Travagli

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