Pescara Jazz Festival 2026 – Auditorium Flaiano, 14 luglio 2026
La terza serata della 54ª edizione del Pescara Jazz Festival ha proposto uno degli appuntamenti di maggior rilievo dell’intera rassegna, mettendo a confronto due realtà che condividono un’idea della musica fondata sulla ricerca e sulla qualità della scrittura: Kurt Elling, riferimento assoluto del vocal jazz contemporaneo, e la Medit Orchestra, qui composta da quarantotto elementi, diretta da Angelo Valori. Un incontro che ha trovato nella dimensione orchestrale il terreno ideale per esplorare alcune delle pagine più significative dell’American Songbook, affiancate da repertori meno frequentati e affrontate con un equilibrio costante tra rispetto della tradizione e libertà interpretativa.
L’Auditorium Flaiano, ormai sede consolidata dei grandi appuntamenti del festival pescarese, ha accolto un pubblico numeroso e partecipe, confermando ancora una volta la capacità della manifestazione di coniugare grandi nomi internazionali e produzioni originali. La direzione artistica di Angelo Valori continua infatti a caratterizzare il Pescara Jazz come uno dei pochi festival italiani capaci di investire stabilmente nella produzione orchestrale, favorendo l’incontro tra artisti di diversa provenienza e linguaggi differenti.
La scelta del repertorio ha evitato qualsiasi impostazione antologica. La successione dei brani è apparsa invece costruita secondo una precisa architettura narrativa, alternando pagine celebri ad altre meno eseguite, senza mai perdere coerenza.

L’apertura con Come Fly With Me ha immediatamente definito l’impostazione del concerto. Lontano da ogni citazione sinatriana, Elling sceglie una lettura elastica, giocata sul controllo ritmico e sull’articolazione del testo, mentre la Medit Orchestra costruisce un tessuto sonoro ampio ma sempre trasparente, nel quale la scrittura lascia costantemente spazio alla respirazione del solista.
Con More, la celebre melodia composta da Riz Ortolani per Mondo Cane, emerge uno dei tratti distintivi dell’intera serata: la capacità dell’orchestra di valorizzare la componente melodica attraverso una tavolozza timbrica ricca ma mai ridondante. Angelo Valori evita qualsiasi tentazione sinfonica fine a sé stessa, privilegiando invece una scrittura dinamica, fatta di continui chiaroscuri.
Lonely Town, capolavoro tratto da On the Town di Leonard Bernstein, rappresenta uno dei momenti più intensi del concerto. Qui Elling conferma una delle qualità che lo distinguono da gran parte dei vocalist contemporanei: l’assoluta centralità del testo. Ogni inflessione vocale nasce dalla parola prima ancora che dalla linea melodica, trasformando il brano in un autentico racconto teatrale.
L’atmosfera cambia con I Like the Sunrise, dove il dialogo tra orchestra e cantante assume una leggerezza quasi cameristica. L’organico orchestrale viene utilizzato con misura, privilegiando gli impasti piuttosto che il volume, lasciando emergere una notevole cura degli equilibri.

Tight introduce invece un diverso livello di tensione ritmica. La sezione ritmica sostiene con precisione il lavoro delle sezioni orchestrali, mentre Elling torna a mostrare la straordinaria flessibilità del proprio fraseggio, costruendo continue variazioni dinamiche e timbriche senza mai ricorrere al virtuosismo come elemento spettacolare.
La parte centrale del programma assume progressivamente caratteri più introspettivi. I Have Dreamed e Easy Living diventano occasioni per un lavoro quasi cameristico sulla dinamica e sul colore. In particolare, la seconda evidenzia la maturità interpretativa di Elling, ormai distante da qualsiasi necessità dimostrativa: ogni pausa, ogni rallentando, ogni minima inflessione sembra rispondere esclusivamente alle esigenze del racconto musicale.
Con All the Way riaffiora il grande repertorio della popular song americana, affrontato senza alcuna nostalgia stilistica. Elling sceglie una vocalità asciutta, sottraendo invece che aggiungere, mentre l’orchestra sostiene la linea melodica con discrezione, evitando ogni ridondanza.

Il vertice musicale della serata arriva probabilmente con Nature Boy. La scrittura orchestrale costruisce un ambiente armonico sospeso, quasi impressionistico, all’interno del quale la voce si muove con assoluta libertà. È qui che emerge pienamente la natura jazzistica del progetto: non semplice esecuzione di arrangiamenti orchestrali, ma continua ridefinizione degli spazi espressivi attraverso l’ascolto reciproco.
Il bis, A Portrait of Jenny, conclude coerentemente il percorso della serata. Più che una concessione al pubblico, appare come l’ultimo capitolo di un racconto musicale costruito con notevole coerenza formale.
Fondamentale, nell’economia del concerto, il contributo della Medit Orchestra. Nata come progetto di produzione e ricerca dedicato all’integrazione tra nuovi linguaggi musicali, tecnologie e strumenti della tradizione classica, la formazione ha progressivamente sviluppato un’identità autonoma, fondata sulla rilettura della canzone come alta forma della cultura contemporanea. Un percorso che ha rapidamente portato l’ensemble a collaborare con artisti di primo piano della scena internazionale e italiana, tra cui Dee Dee Bridgewater, Take 6, Manhattan Transfer, Fabrizio Bosso, Serena Brancale, Karima, Ada Montellanico, Luca Aquino, Giovanni Guidi, Maria Pia De Vito, Avion Travel, Malika Ayane, Morgan e Sergio Cammariere.

La Medit Orchestra raccoglie inoltre l’eredità dell’Orchestra d’Archi Suono & Oltre, protagonista della prima esecuzione mondiale delle Variazioni per basso elettrico e orchestra di John Patitucci, eseguite con la presenza dello stesso autore, e nel 2022 ha preso parte alla trasmissione televisiva StraMorgan su Rai 2, collaborando con Morgan, Vinicio Capossela, Giovanni Caccamo, Chiara Galiazzo, Simone Avincola, Dolcenera e Tony Hadley.
Al centro del progetto resta la figura di Angelo Valori. La sua direzione rifugge qualsiasi gesto ridondante e si distingue per precisione, chiarezza e capacità di organizzare una notevole quantità di dettagli timbrici senza sacrificare la fluidità del discorso musicale. È soprattutto nella gestione delle dinamiche e nell’equilibrio tra scrittura orchestrale e libertà del solista che emerge la qualità del suo lavoro.

Kurt Elling e la Medit Orchestra. Pescara, 14 luglio 2026
Il concerto pescarese ha così mostrato come il rapporto tra orchestra e vocalist possa ancora costituire uno spazio di autentica ricerca, lontano tanto dall’accademismo quanto dalla semplice riproposizione del repertorio. Più che un omaggio allo Songbook americano, quello presentato da Kurt Elling e dalla Medit Orchestra è apparso come un processo di continua riscrittura del materiale musicale, nel quale ogni brano è stato restituito alla sua natura originaria: quella di musica viva, aperta all’interpretazione e al dialogo.
È probabilmente questa la cifra più convincente della serata: aver dimostrato come una grande tradizione possa continuare a produrre nuove possibilità espressive quando incontra interpreti capaci di metterne in discussione le consuetudini senza tradirne l’identità.
Alceste Ayroldi
*tutte le foto sono state fornite gentilmente dall’organizzazione del Pescara Jazz Festival
