Con «ELLAS», il batterista brasiliano Reinaldo Santiago rilegge la Música Popular Brasileira a partire da una formazione radicata nel samba de roda e nella capoeira. Ne nasce un progetto corale per voci femminili italiane, fondato su una scrittura essenziale e su un pensiero jazzistico che sposta il fuoco dall’improvvisazione al ritmo e alla dimensione emotiva della voce.
Sei nato a Salvador de Bahia ma risiedi in Italia, sei un batterista con un percorso musicale iniziato per strada tra samba de roda e capoeira. La tua carriera discografica, da «Origem» a «The Colors of the Planet» fino a «ELLAS», uscito il 23 gennaio per l’etichetta GBmusic Smoothnotes, mostra una continua evoluzione del linguaggio ritmico e formale. In che modo questa formazione profondamente percussiva influisce oggi sul tuo modo di pensare arrangiamento, interplay e scrittura?
Crescere a Salvador de Bahia significa essere immersi in una cultura musicale estremamente viva e stratificata. Il ritmo, per me, non è mai stato un elemento separato dalla musica; è un modo di pensare, di respirare, di organizzare il suono. Aver suonato in contesti molto diversi, dalla strada ai gruppi tradizionali brasiliani, mi ha insegnato a non creare frontiere musicali. In «ELLAS» questa formazione percussiva si riflette soprattutto nell’interplay, nel modo in cui le parti dialogano tra loro e nel rapporto organico tra voci e sezione ritmica.
Qual è il senso profondo che emerge dall’album nel suo insieme, oltre le singole interpretazioni?
«ELLAS» nasce prima di tutto da un’intuizione, l’idea di realizzare un progetto dedicato a voci femminili italiane che interpretassero la canzone brasiliana nella lingua originale. È stato un percorso impegnativo, anche perché non tutte hanno accettato subito la sfida. Proprio questo ha contribuito a rafforzare l’identità del progetto. Ho lasciato a ogni cantante la libertà di scegliere il brano più vicino alla propria sensibilità, e questo ha generato un racconto corale, attraversato da un’energia molto positiva. L’album va ascoltato come un insieme, come una pluralità di voci che convergono in un’unica visione.
La MPB, cuore della canzone d’autore brasiliana tra tradizione e sperimentazione, è il punto di partenza di «ELLAS». Che cosa ti ha spinto a rileggerla oggi attraverso un linguaggio jazzistico europeo?
Il lavoro è partito dai brani scelti dalle cantanti. Ho cercato la profondità emotiva e un pensiero ritmico che dà voce alle donne. Insieme a Paolo Iurich abbiamo lavorato su interventi mirati, mai invasivi. Spesso la trasformazione non è armonica, ma ritmica. In alcuni casi ho cambiato completamente il ritmo originale per avvicinarlo al senso del testo. Per esempio, O que é, o que é nasce come samba, ma ho scelto di suonarlo in baião perché il contenuto del testo dialoga fortemente con la realtà del Nordest brasiliano. In Vatapá ho utilizzato l’ijexá, un ritmo tradizionale di Salvador di origine africana, legato alla cultura afro-bahiana da cui nasce anche il piatto evocato dal brano. Il brano Vatapá rimanda all’omonimo piatto afro-bahiano, emblema della cultura di origine africana di Salvador.

Negli arrangiamenti emerge una forte essenzialità formale, costruita insieme a Paolo Iurich (piano), Massimiliano Filosi (sax e flauto), Francesco Puglisi (basso elettrico) e Mikael Mutti (tastiere). Quali criteri avete seguito nel ridurre il materiale originale mantenendone l’identità melodica e narrativa?
Dopo aver definito il repertorio, ho sentito il bisogno di fare qualcosa di completamente diverso rispetto ai miei lavori precedenti. Volevo un suono che richiamasse la MPB degli anni Ottanta e Novanta, il modo di registrare, l’attenzione alla melodia, la fantasia negli arrangiamenti. Non cercavo l’improvvisazione jazzistica, ma una scrittura chiara, melodica, con intro e strutture che oggi si utilizzano sempre meno. È stato un lavoro di sottrazione, ma anche di grande cura per il dettaglio sonoro.
Il progetto mette al centro una pluralità di voci femminili come identità narrativa. Come cambia la scrittura musicale quando il racconto passa attraverso interpreti diverse, ma inserite in un unico disegno sonoro?
Quando lavori con più voci, la scrittura non può più ruotare attorno a un’unica identità timbrica. Diventa una vera e propria architettura. Le differenze di colore, registro e intensità non vanno livellate, ma pensate come elementi strutturali. Questo comporta grande attenzione alle tonalità, alle dinamiche e alla densità degli arrangiamenti. Le cantanti sono state completamente libere di esprimersi, e questa libertà è diventata parte integrante del suono di «ELLAS».
Hai lavorato sull’equilibrio tra parti scritte e improvvisazione, in particolare nel rapporto tra le sei voci e la sezione ritmica?
In questo progetto ho dato priorità assoluta all’emozione del testo. Quando accompagno un cantautore, cerco sempre di capire profondamente cosa sta raccontando, per dare un senso ritmico alle parole. Essendo brasiliano, e conoscendo intimamente la lingua e la cultura, questo processo è stato naturale. Gli spazi improvvisativi sono molto contenuti, l’unico brano in cui emerge una sezione più libera è Inútil Paisagem, dove la batteria è più esposta.

«ELLAS» è interpretato integralmente in portoghese brasiliano da sei cantanti italiane, Cristina Ravot, Silvia Manco, Cristiana Abbate, Eleonora Bianchini, Marianna Tirinnanzi e Noemi Nori. In che modo lingua, accento e prosodia hanno influenzato fraseggio, timing e intenzione vocale?
Sono molto orgoglioso di loro. Hanno lavorato con grande rispetto e consapevolezza sulla lingua, sull’accento e sull’intenzione del testo. In «ELLAS» rappresentano una voce italiana che attraversa la cultura brasiliana con autenticità. Non potrei immaginare interpreti più adatte per questo progetto.
Guardando al tuo percorso, quali sono stati, e sono tuttora, i tuoi riferimenti e miti jazz, e in che modo continuano a influenzare il tuo modo di scrivere e arrangiare?
Ascolto moltissima musica e continuo ad andare ai concerti: per me è fondamentale. Credo molto nella disciplina, nello studio quotidiano e nella ricerca. Tra i miei riferimenti brasiliani ci sono musicisti come Hermeto Pascoal, Egberto Gismonti, Nelson Veras e Nico Assumpção. Nel jazz internazionale amo profondamente le grandi orchestre e figure come Miles Davis, Tony Williams, Elvin Jones, Roy Haynes, Brad Mehldau, Jeff Ballard, Dave Weckl, Seamus Blake e Lage Lund. Tutti, in modi diversi, continuano a influenzare il mio modo di pensare la musica.
«ELLAS» nasce con una forte vocazione live.
Il progetto è pensato per contesti di ascolto attento come teatri, festival e rassegne jazz.

