Marc Ribot infiamma il Torino Jazz Festival con una versione aggiornata di Hurry Red Telephone

Tra energia elettrica, libertà espressiva e impegno civile, Ribot trasforma il palco in un laboratorio sonoro in continua evoluzione

- Advertisement -
Push Bar Conad

Il programma del Torino Jazz Festival 2026 – ribattezzato The Sound of Surprise – presentava quest’anno un focus particolare dedicato alla chitarra, grazie alla presenza di tre pesi massimi dello strumento: Marc Ribot, Bill Frisell e John Scofield. Tre musicisti che, ciascuno a modo proprio, hanno contribuito a ridefinire il linguaggio della chitarra negli ultimi quarant’anni.

Il primo a esibirsi è stato Ribot, figura centrale della scena downtown newyorchese, affiancato dal suo nuovo quartetto Hurry Red Telephone. A ben vedere, il gruppo si era già presentato in Italia lo scorso anno al Bergamo Jazz Festival, ma in una configurazione diversa: allora prevedeva una doppia chitarra con Ava Mendoza, mentre in questa nuova incarnazione Mendoza lascia spazio al sax alto di Briggan Krauss, altro protagonista di quella stessa scena.

Marc Ribot
Marc Ribot ©Torino Jazz Festival

Krauss, nome non frequentissimo sui palchi italiani negli ultimi anni, ha alle spalle un percorso significativo, a partire dagli esordi con i Pigpen di Wayne Horvitz a metà anni Novanta. Musicista eclettico – attivo anche alla chitarra elettrica – ha offerto una prova solida, nonostante un suono penalizzato sia nel monitor di Ribot sia nella resa complessiva in sala. Il suo contributo è stato tuttavia decisivo: un timbro graffiante, personale, perfetto contraltare alle molteplici traiettorie della chitarra di Ribot, tanto negli unisoni quanto nei dialoghi serrati tra i due strumenti. Una presenza fondamentale per ridefinire ulteriormente l’estetica di un gruppo già nato sotto buoni auspici, ma tutt’altro che disposto ad adagiarsi.

La sezione ritmica si è rivelata un motore instancabile per tutta la durata del concerto. Sebastian Steinberg – membro fondatore dei Soul Coughing – ha offerto una performance incisiva, costruendo groove ipnotici e ricorrendo a tecniche estese e all’archetto per ampliare le proprie possibilità espressive. Al suo fianco, il fidato Chad Taylor, presenza ormai imprescindibile nei progetti di Ribot e protagonista di alcune tra le più rilevanti incisioni di avant-jazz degli ultimi decenni. La sua versatilità – capace di attraversare contesti post-free, rock e jazz contemporaneo – ha trovato piena conferma anche in questa occasione.

Briggan Krauss Sebastian Steinberg
Briggan Krauss alla chitarra e Sebastian Steinberg sullo sfondo ©Torino Jazz Festival

Quanto al leader, si può affermare senza esitazioni che questa incarnazione di Hurry Red Telephone rappresenti uno dei progetti più convincenti degli ultimi quindici anni, accanto al trio con Henry Grimes e Taylor, e indubbiamente più riuscito rispetto alle esperienze con i The Young Philadelphians e i Jazz Bins. Il concerto si è sviluppato come un flusso continuo, senza soluzione di continuità: un’unica, lunga traiettoria sonora in cui Ribot ha guidato il pubblico dell’Hiroshima Mon Amour attraverso una molteplicità di paesaggi stilistici.

Ribot ha più volte dichiarato di non considerarsi un jazzista in senso stretto; eppure, la sua profonda conoscenza del linguaggio jazzistico emerge con evidenza, così come la capacità di rielaborarlo da una prospettiva laterale, talvolta liminale, per alcuni persino esterna. Il punto di partenza è stato un impianto post-rock affidato a un power trio atipico – per la presenza del contrabbasso – arricchito dall’intervento misurato ma incisivo di Krauss. Da lì, il gruppo ha attraversato territori molteplici: echi del periodo elettrico di Miles Davis, suggestioni calypso e caraibiche, momenti in cui – a occhi chiusi – sembrava di ascoltare un trio chitarra-contrabbasso-batteria in piena estetica ECM Records, inserti di spoken word. Il tutto filtrato attraverso la cifra inconfondibile di Ribot, tra lirismo e asperità, sempre sostenuto da un’energia sonora e creativa di rara intensità.

Marc Ribot & Hurry Red Telephone
Marc Ribot & Hurry Red Telephone ©Torino Jazz Festival

Ma Ribot non è soltanto un musicista. È anche uno dei pochi artisti contemporanei capaci di utilizzare il proprio ruolo per veicolare un messaggio che travalica il piano puramente musicale. Come nella grande stagione del free jazz, la dimensione artistica si intreccia in modo inscindibile con quella politica. “Sapete che nel nostro Paese è diventato illegale essere antifascisti?” – provoca dal palco. “Finché avremo libertà di parola, continueremo a parlare.” Subito dopo, con un giorno di ritardo, augura al pubblico una buona Festa della Liberazione: la risposta è un’ovazione convinta, accolta con un sorriso compiaciuto dai musicisti e dallo stesso Ribot, perfettamente consapevole del contesto e del suo pubblico.

Il concerto si avvia alla conclusione, ma resta ancora spazio per un ultimo brano, “Aliens in the White House”, uno straniato blues dai riferimenti politici espliciti. Si chiude così – in modo trionfale sotto molti punti di vista – un concerto destinato a lasciare il segno nella storia recente del festival.

Marc Ribot
La posa concentrata di Marc Ribot ©Torino Jazz Festival
- Advertisement -
Push Bar Conad

Iscriviti alla nostra newsletter

Iscriviti subito alla nostra newsletter per ricevere le ultime notizie sul JAZZ internazionale

Autorizzo il trattamento dei miei dati personali (ai sensi dell'art. 7 del GDPR 2016/679 e della normativa nazionale vigente).

Articoli correlati

Sons D’Hiver 2026 e dintorni

Sons d’Hiver è il celebre festival itinerante che si svolge nelle periferie di Parigi, presso diverse località del dipartimento della Valle della Marna, importante...

JAMES BRANDON LEWIS «Apple Cores»

AUTORE James Brandon Lewis TITOLO DEL DISCO «Apple Cores» ETICHETTA ANTI-Records ______________________________________________________________ La ricchissima produzione di Lewis, nell’intelligente diversificazione dei molteplici progetti che egli conduce, anche su etichette diverse, riassume i...

Bergamo Jazz Festival 2025 “Sounds of Joy” – Parte 2

Sabato 22 marzo – Day 3 Siamo al giro di boa del festival e per il momento il bilancio è più che positivo ma abbiamo...