E’ una delle voci più celebri del Portogallo Dulce Pontes, eminente interprete della musica portoghese contemporanea, incarna con rara intensità l’anima del fado, rinnovandone i canoni attraverso raffinate contaminazioni sinfoniche e mediterranee. Dotata di una vocalità potente e al contempo duttile, ha conquistato la ribalta internazionale sin dalla partecipazione all’Eurovision Song Contest 1991, imponendosi come ambasciatrice culturale del Portogallo. Nel corso della sua carriera ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti, tra cui il Globo de Ouro e il Premio José Afonso, consolidando il proprio ruolo di figura cardine nella valorizzazione e diffusione della tradizione musicale lusitana.
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Quando ti avvicini a una canzone tradizionale, cosa ti dà il diritto di modificarla?
Onora l’essenza della tradizione: quando il nucleo rimane fedele, la reinvenzione non richiede alcun permesso.
Quando reinterpreti il fado, stai dialogando con il passato o lo stai contraddicendo?
Il fado richiede verità e un’anima messa completamente a nudo, sia che venga cantato nella sua forma tradizionale sia che venga reimmaginato attraverso altri arrangiamenti.
Che ruolo gioca il dubbio nel tuo processo creativo?
Riesco a trasmettere la stessa profondità emotiva? Ho dentro di me ciò che serve per servire questa musica in un modo che parta dalla mia anima e raggiunga tutti?

Il tuo album «Lusitana Paixão» ti ha fatto conoscere a un vasto pubblico: come hai plasmato il suo suono e la sua identità?
Nel 1993, l’album «Lágrimas» ha introdotto diversi approcci al fado, alle tradizioni folk e alla musica popolare portoghese. Successivamente è seguito «O Primeiro Canto», un mio album, in cui ho potuto esplorare appieno la mia identità artistica.
In che modo le tue prime registrazioni riflettevano il tuo rapporto con la musica tradizionale portoghese?
Una lettura profondamente personale, non influenzata dall’imitazione né nell’essenza né nella forma.
Con «O Primeiro Canto», ti sei avvicinata maggiormente alle influenze classiche e orchestrali: cosa ha motivato questo cambiamento?
Questi suoni erano già emersi in precedenza, come in «Caminhos». Ma in «O Primeiro Canto», le influenze prevalenti sono il jazz e una sorta di folklore immaginario. La mia formazione musicale è sempre stata radicata nella tradizione classica; quindi, quando compongo, il più delle volte al pianoforte, è quella voce classica che affiora in superficie.
C’è una canzone, in particolare, che adoro: Alma Guerreira. Per favore, potresti raccontarmi come è nata questa canzone?
Alma Guerreira incarna bene questo concetto, forse della stessa discendenza dell’Infante. È nata al pianoforte, plasmata da una visione orchestrale, e solo in seguito ha trovato la sua voce nel canto.
Focus hai collaborato con Ennio Morricone: in che modo quel progetto ha influenzato il tuo percorso musicale?
Focus mi ha concesso il raro privilegio di esplorare diverse forme di espressione vocale sotto la bacchetta affascinante del Maestro Ennio Morricone. Immergermi profondamente nella sua musica è stata l’esperienza più bella e totalizzante della mia carriera.

Quale dei tuoi dischi ritieni sia più vicino all’essenza dell’anima tradizionale portoghese?
Tutti fanno parte di ciò che sono, sono nel mio DNA.
Consideri qualcuno dei tuoi album come un’opera concettuale con una narrazione unitaria?
Questo ha definito la mia direzione creativa, album dopo album, in tutti questi anni.
Quanto è importante la narrazione quando strutturi un album dall’inizio alla fine?
Indipendentemente da quando è stato creato, sarà sempre oggetto di discussione.
Quando guardi indietro, cosa pensi che definisca l’“essenza” di un album di Dulce Pontes?
Non mi aspetto nulla di meno che sensibilità, verità ed emozione autentica.
Cosa ti ispira di più quando crei nuova musica oggi rispetto all’inizio della tua carriera?
La radice è sempre la stessa: la scintilla dell’infanzia che c’è dentro di me, un gioco assolutamente serio ma istintivo. L’obiettivo è servire la musica, non utilizzarla per altri scopi.
Qual è la tua opinione sulle tecnologie applicate alla musica? Ad esempio l’auto-tune?
Non mi piace affatto. Spoglia la musica della sua umanità ed espressività, spesso risultando artificiale e persino grottesca.
Le tue esibizioni dal vivo sono note per la loro intensità emotiva: cosa significa per te stare sul palco oggi?
Sul palco provo la spiritualità più profonda. Sono semplicemente uno strumento.
È passato un po’ di tempo dal tuo ultimo album in studio: puoi raccontarci i motivi di questa pausa?
L’album «Perfil» è uscito nel 2022. I cicli creativi richiedono il loro tempo. Ho vissuto in un mondo di silenzio e suono, e qualcosa di nuovo sta per manifestarsi.
Alceste Ayroldi
