Con «Bright Spirit», pubblicato nel 2026, i Gong confermano la sorprendente vitalità di un progetto artistico che, a oltre mezzo secolo dalla sua nascita, continua a reinventarsi senza tradire la propria identità.
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Vorrei iniziare parlando dell’ultimo album, «Bright Spirit». Qual è stato il punto di partenza concettuale?
Sentivamo di stare completando una trilogia di album iniziata con «The Universe Also Collapses» nel 2018; da lì sembrava esserci un percorso tematico.
In che modo questo album riflette dove si trovano oggi i Gong come band?
In ogni momento, la musica e i temi riflettono dove siamo, come band e come cinque individui nei nostri percorsi personali. La storia dei Gong era già strana, ma il nostro capitolo, il nostro decennio, è stato così inaspettato, almeno per noi, eppure eccoci qui!

foto di Sam Huddleston
I Gong sono sempre stati associati a un’identità sonora unica: come la definiresti oggi?
Non so bene come definirla. Penso che ci sia un approccio e un atteggiamento che sembrano unici dei Gong.
I Gong sono emersi dalla scena controculturale della fine degli anni Sessanta: come vedi risuonare quello spirito originale nella band oggi?
I Gong rimangono un collettivo autogestito e fai-da-te, i nostri principi differiscono molto poco dallo spirito originale, ma ovviamente dobbiamo navigare nell’era attuale.
Alceste Ayroldi