Trent’anni di grande jazz internazionale in una delle più belle città d’arte in Italia. Un traguardo importante che si lega al centenario della nascita di uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi, Miles Davis. Con lo sguardo già proiettato verso un’ulteriore fondamentale ricorrenza, il centesimo compleanno di un altro artista che ha cambiato la storia della musica del XX secolo, John Coltrane.
In questo triplice orizzonte si muove la XXX edizione di New Conversations – Vicenza Jazz, con la direzione artistica di Riccardo Brazzale, che si svolgerà dal 15 alla notte fra il 25 e il 26 maggio fra il Teatro Olimpico – capolavoro del Palladio e patrimonio UNESCO – il Teatro Comunale, l’Abbazia di Sant’Agostino e il Cimitero Maggiore, la Basilica Palladiana e una serie di altri luoghi che ospiteranno performance e progetti nella consolidata formula del festival diffuso in tutta la città. Arrivando, per la prima volta, nei dintorni segnati dall’archeologia industriale dell’ex CotoRossi.
Makaya McCraven, Barbara Hannigan con Bertrand Chamayou, Mary Halvorson, Uri Caine, Billy Cobham, Joshua Redman, Israel Galvan e Michael Leonhart, Paolo Fresu, Isaiah Collier, Lakecia Benjamin, Savina Yannatou, Roberto Ottaviano con Robert Luft, Pietro Tonolo, Dimitri Espinoza, Neapolis Mantra, Enrico Rava e Fabrizio Bosso sono i protagonisti e i progetti che animano oltre 10 giorni di programmazione con 4 prime italiane, una produzione speciale del festival, 3 progetti multidisciplinari, un’apertura di altissimo profilo al Teatro Olimpico nel segno della musica contemporanea e un concerto di chiusura che sarà una vera e propria festa per celebrare il genio della tromba jazz. E poi ancora performance nei musei e l’Olimpico Jazz Contest, senza dimenticare, come ormai da tradizione del festival, il concerto all’alba e quello di mezzanotte al Cimitero Maggiore.
Respiro internazionale, dunque, con un forte radicamento nel territorio. Nomi altisonanti del panorama internazionale, ma anche una precisa attenzione ai più giovani.
Con il titolo Dalle trombe di Gerico al divino Miles, la XXX edizione del festival è dedicata a Miles Davis, “un artista che, forse più di ogni altro, ha saputo continuamente innovare e portare il jazz – e la musica tutta – dentro la contemporaneità. Miles ha cambiato le sorti del genere più o meno cinque volte: dalla rivoluzione del Bebop al relaxing del Cool Jazz, dalla classicità dell’Hard Bop all’innovazione del ‘modal playing’, sino all’eresia della fusion music” afferma il direttore artistico Riccardo Brazzale che aggiunge: “Non potrà dunque che trattarsi di un’edizione speciale, con una grande attenzione allo strumento di Miles, la tromba”. Fiato alle trombe, è il caso di dire, a partire dalla presenza centrale dei tre trombettisti italiani internazionalmente più noti: Fresu, Rava e Bosso.
Prodotto dal Comune di Vicenza in collaborazione con la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, il festival è realizzato in coproduzione con Trivellato Mercedes Benz, ha come sponsor tecnici Brutal Agency, Acqua Recoaro e Cantine Vitevis. Sono media partner dell’evento Il Giornale di Vicenza e TVA Vicenza.
Nel visual dell’edizione 2026, la fotografia che ritrae Hannibal Lokumbe Peterson e la figlia Eternal Lokumbe (Milano, 1995) è di Guido Harari. La mostra delle sue immagini fotografiche, con felici incursioni nel mondo della musica non solo jazz, dal titolo Guido Harari. Incontri. 50 anni di fotografie e racconti, sarà ospitata a Vicenza, in Basilica Palladiana dal 27 marzo al 26 luglio.
L’ANTEPRIMA E L’APERTURA
L’anteprima di Vicenza Jazz 2026 il 15 maggio al Teatro Comunale è affidata alle bacchette di Makaya McCraven, batterista e producer di Chicago.
Il 16 maggio il festival approda al Teatro Olimpico per una vera apertura in grande stile: il concerto del soprano e direttrice d’orchestra canadese Barbara Hannigan, con il pianista francese Bertrand Chamayou. Al festival porta un programma che parte dalle complesse sonorità di Jumalattaret – ciclo di canzoni composto dal genio di John Zorn per le straordinarie capacità vocali della cantante canadese e ispirato al poema epico finlandese Kalevala – per passare poi a composizioni, fra gli altri, di Olivier Messiaen e Alexander Scrjabin.

Foto di Ernest Stuart
Il giorno seguente, 17 maggio, al Teatro Olimpico il festival propone un doppio concerto, iniziando la serata con il live del quartetto della chitarrista statunitense Mary Halvorson e in seguito un altro nome altisonante della scena contemporanea: il compositore e pianista americano Uri Caine, in concerto per piano solo.
Un altro headliner è sicuramente un gigante come il percussionista americano di origini panamensi Billy Cobham, storicamente considerato il più importante batterista di jazz-fusion, che il 18 maggio sarà in concerto al Teatro Comunale per ripercorrere i momenti migliori di oltre 50 anni di carriera, insieme a una band composta dall’altrettanto celebre Gary Husband alle tastiere, Bjorn Arko ai fiati, Rocco Zifarelli alle chitarre e Victor Cisternas Soto al basso.

CELEBRATING MILES
Nella programmazione principale di Vicenza Jazz 2026, il focus su Miles Davis si articola in alcuni imperdibili appuntamenti, a partire dalla produzione speciale del festival che incrocia il jazz con il linguaggio cinematografico, attraverso la proiezione di un film cult e la colonna sonora eseguita dal vivo: il 21 maggio al Teatro Comunale Paolo Fresu, con il suo storico quintetto italiano, suonerà Ascensore per il Patibolo, soundtrack del capolavoro noir di Louis Malle, firmata nel 1958 dal Principe delle Tenebre.

Foto di Riccardo Musacchio
Il 25 maggio invece, sempre al Teatro Comunale, una grande soirée insieme agli altri due signori assoluti dello strumento, che non hanno bisogno di presentazioni: Enrico Rava e Fabrizio Bosso. Rava salirà sul palco con il suo progetto più recente Fearless Five (disco dell’anno e formazione dell’anno nel 2024 per Top Jazz), un quintetto “senza paura” composto da una nuova generazione di musicisti – Evita Polidoro, Matteo Paggi, Francesco Ponticelli e Francesco Diodati – che mette insieme energie giovani e creative all’enorme esperienza del band leader.
Subito dopo sarà la volta di Fabrizio Bosso con il suo quartetto, composto da Julian Oliver Mazzariello al piano, Jacopo Ferrazza al basso e Nicola Angelucci alla batteria, che per l’occasione presenteranno le composizioni del nuovo album. Una lunga ed entusiasmante festa jazz che toccherà la mezzanotte, giusto in tempo per soffiare le candeline per Miles, nato ad Alton, nell’Illinois, il 26 maggio 1926.

DA MILES A COLTRANE
“Non ci dimenticheremo che quest’anno cade anche il centenario della nascita di John Coltrane e ne saranno protagonisti anche molti importanti sassofonisti, sia fra gli artisti principali che fra i più giovani” commenta Riccardo Brazzale a proposito di un’edizione che, pur chiudendosi qualche mese prima, guarda già all’orizzonte della ricorrenza del prossimo 23 settembre. Largo spazio quindi anche ai grandi sassofonisti. A cominciare da Joshua Redman, in concerto il 19 maggio al Teatro Comunale. Al festival presenterà Words Fall Short, il suo secondo album per Blue Note, uscito nel 2025: una raccolta di composizioni originali che segna il debutto discografico del suo nuovo quartetto, con Paul Cornish al pianoforte, Philip Norris al contrabbasso e Nazir Ebo alla batteria.

Foto di Elizabeth Leitzell
Il 22 maggio il Ridotto del Teatro Comunale ospita un doppio imperdibile concerto di due artisti che in modo diverso hanno guardato alla figura di Coltrane. Il primo a salire sul palco sarà Isaiah Collier, compositore, polistrumentista, docente e attivista proveniente dalla vivace scena di Chicago ed esponente di spicco del cosiddetto “spiritual jazz”. Il suo album del 2021 Cosmic Transitions fu registrato nel leggendario studio di Rudy Van Gelder in occasione del compleanno di Coltrane, utilizzando alcune delle stesse apparecchiature analogiche utilizzate per la sessione di registrazione originale di A Love Supreme. Subito dopo salirà sul palco Lakecia Benjamin che nel 2020 pubblicò un album dal titolo Pursuance: The Coltranes, in cui reinterpretava brani iconici di John e Alice Coltrane. Il suo ultimo album, Phoenix è invece un grande omaggio alla sua New York risorta dalla pandemia come una Fenice ma anche alla propria “resurrezione”, dopo essere miracolosamente scampata a un incidente stradale. Una doppia metafora che vuol essere anche un auspicio rispetto ai disastri che continuano ad abbattersi sul mondo attuale.
Doppio concerto di sax anche il giorno seguente 23 maggio, sempre al Ridotto del Teatro Comunale. La serata si apre con l’esibizione del sassofonista Roberto Ottaviano in duo con il chitarrista Rob Luft, giovane talento britannico dalla carriera già internazionale, capace di coniugare tecnica e creatività con uno stile moderno ed elegante. A seguire, il live di Pietro Tonolo, sassofonista e compositore veneziano, con il nuovo quartetto comprendente Giancarlo Bianchetti alla chitarra, Gabriele Evangelista al basso e Bernardo Guerra alla batteria.
L’ALBA E LA NOTTE
L’ispirazione di A Love Supreme ritorna in occasione del tradizionale concerto all’alba del Festival. Al sorgere del sole del 24 maggio all’Abbazia di Sant’Agostino il sassofonista Dimitri Grechi Espinoza, renderà omaggio con sax tenore, banda registrata ed effetti elettronici al capolavoro di Coltrane ripercorrendo i movimenti Acknowledgement, Resolution, Pursuance, Psalm. Un progetto che, nella prospettiva di apertura e condivisione proprio del festival vicentino, segna un dialogo fra Vicenza Jazz e l’edizione 2026 del Festival Biblico. Il concerto verrà introdotto dal sociologo don Simone Zonato.
Nel buio della notte del 22 maggio invece, la cantante Savina Yannatou sarà la protagonista dell’ormai storico concerto al Cimitero Maggiore di Vicenza. Con la sua band Primavera en Salonicco, la Yannatou presenta al festival le canzoni del suo ultimo album Waters Songs, il quinto per la prestigiosa ECM. Un disco che ruota intorno al tema dell’acqua e delle sue molteplici manifestazioni, viaggiando attraverso le geografie e le epoche storiche, facendo incontrare il dialetto beduino con le lingue europee, con i canti natalizi greci che sfumano nei lamenti dell’Italia meridionale. Nel segno della contaminazione e della multiculturalità.
I PROGETTI MULTIDISCIPLINARI
Al Festival, apertura e condivisione sono due parole d’ordine che riguardano anche l’aspetto espressivo e linguistico. Così Vicenza Jazz 2026 si apre alla contaminazione della musica eseguita dal vivo con un linguaggio come la danza contemporanea attraverso due progetti.
Il 20 maggio al Teatro Comunale il coreografo spagnolo di fama mondiale Israel Galvan, artista che ha compiuto una radicale innovazione nel flamenco trasportandolo sui territori del contemporaneo, incontra il talentuoso trombettista newyorkese Michael Leonhart con il suo settetto – ben noto per le collaborazioni con artisti come Bill Frisell, Donny McCaslin ed Elvis Costello – nel progetto New Sketches of Spain, liberamente ispirato all’album di Miles Davis e Gil Evans del 1960 Sketches of Spain. Questo progetto speciale è prodotto con le Settimane musicali al Teatro Olimpico.
La sera del 24 maggio, infine, il Teatro Comunale accoglie nell’ambito di Danza in Rete Festival Neapolis Mantra, un’opera multidisciplinare ideata dal regista e coreografo italo-africano Mvula Sungani, che vede insieme sulla scena l’étoile Emanuela Bianchini, con la forza della sua physical dance e la potente voce black di Enzo Gragnaniello.
UN EVENTO DIFFUSO
A tutto questo, che costituisce la densa e articolata programmazione di New Conversations – Vicenza Jazz 2026, si aggiungono una serie di appuntamenti disseminati negli spazi urbani, all’ora dell’aperitivo fino a tarda notte, una miriade di live più piccoli ma molto seguiti, che prendono vita in librerie, negozi, ristoranti, caffè e altri luoghi del centro – eventi realizzati in partnership con Confcommercio Vicenza – e che riescono a dare un’allegra verve cosmopolita alla città, attraverso i suoni, i ritmi e i colori del jazz.