Zlatko Kaučič

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Un anno discograficamente intenso per il batterista e compositore sloveno Zlatko Kaučič. Ne parliamo con lui.

Il 2016 non è ancora terminato e hai già all’attivo quattro album usciti solo in quest’anno. Partirei con il parlare del connubio con Javier Girotto che è coinvolto in due dei quattro dischi. Come è nata questa forte collaborazione?

Be’, se per questo ne devono uscire ancora tre, cosi per la fine dell’anno saranno nove! Il primo dei tre è uscito in Bandcamp ed ha il titolo «Impressioni astratte»,  con un gran improvvisatore romano Marco Colonna e Giovanni Maier; a breve arriveranno «Disorder at the Border plays Ornette» con Daniele D’agaro e Giovanni Maier, dopo anche l’orchestra Senza Confini/  brez meja: più di venti musicisti con doppia conduction insieme con Giovanni e, da ultimo, un box del bassista francese Joelle Leandre dove suoniamo insieme con Evan Parker e  Agusti Fernandez. Javier l’ho conosciuto mi sembra nel 2005 al festival jazz Cerkno insieme con Paolino dalla Porta. Mi ricordo che siamo saliti sul palco senza guardare le parti: è stato un concerto memorabile! Javier ha un suono splendido, forza e fantasia unica. Un suono Pieno di blues e un grande orecchio musicale. E’ un musicista eccellente e una splendida persona.

Mentre «Zvočni sejalec» come nasce?

«Zvočni sejalec»(letteralmente, seminatore di suono) è un disco dedicato a Boštjan Cvek scomparso prematuramente. Boštjan ha portato in un piccolo paese musica jazz e improvvisazione, un vero lottatore. Ho messo insieme i miei amici italiani, Giovanni Maier, Massimo de Mattia, Luigi Vitale, Giorgio Pacorig, Mimmo Coliandro, Gabriele Cancelli,e i mie ragazzi di Kombo: Marko Lasič,Vid Drašler, Jošt Drašler, Vitja Balžalorsky, Boštjan Simon, Cene Resnik e cosi abbiamo fatto un concerto per Boštjan. Così è nata l’orchestra Jubileum. Abbiamo provato i brani solo una volta e, dopo li abbiamo suonati al festival! Il concerto è stato bellissimo, anche per tutti musicisti che erano li presenti!

A proposito di large ensemble: l’Orchestra senza confini come è nata?

Orchestra Senza Confini/Brez Meja e nata in Šmartno-Brda cioè al  BCMF festival dopo che Evan ParkerJohannes Bauer (che è scomparso quest’anno) hanno fatto il workshop con alcuni musicisti di Dobialab e altri di Kombo parte Slovena; così abbiamo deciso di formare Orchestra Senza Confini: tutti bravi musicisti con doppia conduction fatta da me e Giovanni. Una esperienza unica, peccato che non si riesca a fare concerti! Fra poco uscirà il secondo disco «Live in Trieste», con anche un paio di musicisti croati.

Con Milko Lazar non era la prima volta che incidevi un disco. A vedere bene la tua discografia, ti piace molto il binomio pianoforte-batteria. Perché?

La idea di suonare insieme con Milko è partita da due donne, le direttrici della casa di cultura in Nova Gorica. Milko e un grande compositore di musica classica contemporanea, scrive per le orchestre, per balleti, opere: insomma un moderno classico pluripremiato in Slovenia e all’estero. Però ama Joe Zawinul,e cosi abbiamo cominciato a fare qualche concerto in duo pianoforte-e batteria, quasi tutto improvvisato, come nel primo disco (Ena/One) in acustico, con qualche tema di entrambi. Dopo voleva suonare con il Fender Rhodes e l’elettronica, cosi è uscito «Second Round».

Hai collaborato – e collabori con molti musicisti italiani: Stefano Battaglia, Claudio Cojaniz, Paolino Dalla Porta, Giovanni Maier e così via. Come giudichi il jazz in Italia? Mi spiego: tecnica a parte, dal punto di vista compositivo trovi che ci siano spunti particolarmente entusiasmanti dal punto di vista jazzistico in Italia?

Ho avuto fortuna di suonare  e incidere con bravi musicisti in Italia anche con Enrico Rava, Paolo Fresu, Gianluigi Trovesi, Ares Tavolazzi, Mauro Negri e tanti altri bravissimi jazzisti: l’Italia è provvida di eccellenti musicisti e improvvisatori. Peccato che i curatori di certi festival si dimentichino di musicisti che improvvisano, che fanno free. Anche a livello compositivo sento sempre cose diverse; diverse dagli Stati Uniti, da altri paesi europei. In Europa abbiamo culture diverse e questo si nota nella musica specialmente nel free jazz. A volte la parola Free non mi piace. So in Italia non ci sono molti posti per suonare, però si deve resistere come dei partigiani.

In generale, soprattutto per i gruppi più consistenti, come scegli i musicisti?

I musicisti li scelgo per la bravura, per il loro suono, per l’originalità.

All’inizio degli anni Settanta sei arrivato in Italia e hai suonato con gli Hero. Quali sono i tuoi ricordi italiani di quel periodo? Chi erano gli Hero?

All’ inizio di anni Settanta sono scapato di casa: avevo appena diciassette anni e sono andato a un concerto a Trieste. Suonava un gruppo inglese che faceva blues, Chicken and Shack. Prima del concerto dal palco hanno chiesto un batterista; ce ne erano un bel po’ e, così, abbiamo fatto un’audizione. E mi hanno preso, così è iniziata la mia avventura con li UPUPA. Si provava in una sala di Tarcento. Dopo arrivarono gli Hero per un breve periodo: un gruppo particolare tipo Van der Graaf Generator. Ricordi bellissimi Sexs-Drugs & Rock-n -roll. Il gruppo si è sciolto e di lì a poco sono partito verso Zurigo.

Ad ascoltare i tuoi lavori, si respira aria di libertà dalle forme, dagli schemi tradizionali. Qual è la tua concezione della musica?

La mia concezione della musica è en plein air!  ¨Voglio essere aperto a tutto ciò che la vita mi offre. A volte mi viene in mente una melodia mentre sono in bicicletta e la registro immediatamente; a volte mi viene una idea musicale mentre cammino; altre mi compare in sogno… Amo cose diverse, amo la bellezza e il caos.

Che cosa è per te l’improvvisazione?

L’improvvisazione è una spinta interiore, conoscersi profondamente, ascoltate tutto dal bello al brutto, ascoltare la natura, le foglie, le canne al vento, le gocce di pioggia. E’ litigare con i curatori dei festival, incazzarsi per le situazioni ingiuste.

In che modo l’essere un improvvisatore influenza la tua vita quotidiana?

Intanto mi aiuta a essere più aperto verso le cose che non conosco.

Nella tua musica quanto influiscono i tuoi natali?

Per me è molto importante la provenienza, di che cultura sei, come sei stato educato, da che paesagio sei circondato, da che gente sei circondato, da che suoni ti abbracciano. Tutto questo per me e essenziale.

Come agisci in fase compositiva?

Le idee che mi partono dalla testa e dal cuore. Sono istantanee e, come dicevo, le canto e le registro utilizzando lo xilofono per quelle più complesse e qui mi dà una mano il mio grande amico e musicista Bruno Cesselli.

Ci sono dei punti fermi, musicalmente parlando, dai quali non riesci a prescindere?

Se la musica ti viene dal cuore e racconti ciò che vuoi dire, e la gente e i musicisti ti  capiscono significa che hai fatto un gran lavoro! Non importa che tipo di musica suoni o ascolti, se non ti da qualcosa: pensare, gioire, godere, stare altrove, vuol dire che come compositore e musicista hai fatto un gran lavoro.

Come svolgi la tua attività di conduzione? Quali sono i riferimenti che tu dai ai tuoi musicisti?

La mia attività di conduzione la svolgo nella mia scuola Zvočni izviri/Sorgente sonora in Nova Gorica dove ho i mie ragazzi “Kombo-B, ai quali insegno tutti i tipi di musiche del passato e presente. Però lavoro su brani originali, grazie anche ai tanti musicisti ospiti come Ares Tavolazzi, Herb Robertson, Alberto Marsico, Emanuele Cisi, Achile Succi, Cristina Zavalloni; insomma varie e differenti forme di musica. Ma anche con Giovanni Maier abbiamo insieme la doppia conduction con Orchestra Senza Confine/Brez Meja che è davvero divertente, ma con fantastici contenuti.

Di bandleader batteristi non ce ne sono stati, e non ce ne sono, molti in circolazione. Tu hai qualche batterista a cui fai riferimento, che ti ha ispirato?

Se guardiamo indietro, è vero che ce ne sono stati pochi, ma buoni! Art Blakey, Max Roach, Elvin Jones, Jack de Johnette, Tony Williams, Roy Haynes e tanti  altri che hanno fatto sentire cose favolose anche con le Big Band, come Mel LewisThad Jones.

Dopo quattro dischi in uno scorcio di anno, a cos’altro stai lavorando?

A parte le uscite di cui ho detto prima, per il prossimo anno ci sono ancora un paio di belle cose il mio nuovo solo doppio ci sarà un quartetto con Lotte Anker, Rafal Mazur, Artur Majewski, Kombo-b il nuovo progetto Rock mi Monk, December Soul e tanto altro.

Alceste Ayroldi