Scandicci, Auditorium Centro Rogers
19 marzo: David Moss con Francesco Giomi e Francesco Canavese
20 marzo: Ossatura
L’instancabile attività del centro Tempo Reale, come sempre rivolta alla ricerca e alla sperimentazione, ha prodotto nuovi e fecondi frutti. Articolata nell’arco di tre giorni dal 19 al 21 marzo, la rassegna MAGNETICA – ospitata all’interno del bellissimo, moderno auditorium del Centro Rogers di Scandicci – ha visto avvicendarsi da mattina a sera laboratori, incontri su ricerca vocale, processi di generazione algoritmica e audiovisione, concerti acusmatici e concerti dal vivo. Da sottolineare come la rassegna abbia richiamato un’ampia e vivace partecipazione di giovani.

Quanto ai concerti, la serata del 19 marzo è stata dedicata alla riproposizione di Many More Voices, un progetto realizzato nel 2011 da David Moss insieme a Francesco Giomi e Francesco Canavese di Tempo Reale (e documentato dal Cd eponimo). In una performance di David Moss, già protagonista di altri eventi promossi da Tempo Reale, non c’è mai nulla di scontato. «Cerco di costruire una sorta di piccola trappola per topi in cui attirare e catturare gli ascoltatori», ebbe modo di dichiarare Moss in un’intervista rilasciata nel 2018 a chi scrive. Felice metafora, che descrive e riassume efficacemente la poetica del vocalist americano, da lungo tempo residente in Germania. Moss racconta storie che non hanno né un inizio, né una fine; semmai, sembrano formare un ciclo di eventi ricorrenti che offrono dei riferimenti o degli appigli. In tal modo, Moss intende condurre l’ascoltatore all’interno di una narrazione senza una successione prestabilita di eventi, cercando piuttosto di produrre cambiamenti e sorprese. Il racconto si apre con un recitativo basato su una successione di frasi introdotte da Ho pensato… e poi replicate nella versione inglese I’ve been thinking of…, in cui il narratore pare frugare nella memoria. Nella stesura originale Many More Voices prevede indicazioni di massima su come procedere: solo, duo, trio, crescendo di intensità, stasi e transizione. Ciò non esclude fasi di improvvisazione e cambi di direzione imprevedibili. Infatti, ognuno dei musicisti è consapevole dell’area in cui dovranno muoversi i colleghi, ma non dello sviluppo sonoro che avranno i rispettivi interventi. Giomi e Canavese operano con discrezione, dimostrandosi sempre pronti a recepire, sottolineare, integrare o trasformare le molteplici sfumature timbriche prodotte da Moss con modulazioni sorprendenti, una vasta gamma di dinamiche, salti di registro, brontolii simili a borborigmi, potenti esplosioni. Un’ennesima dimostrazione delle risorse recondite dello strumento più complesso: la voce.

La performance del 20 marzo si è svolta all’insegna dell’improvvisazione. Protagonista il trio Ossatura, composto da Elio Martusciello (chitarra ed elettronica), Luca Venitucci (fisarmonica ed elettronica) e Fabrizio Spera (batteria). Con un uso misurato ed efficace dell’elettronica il trio coniuga un’improvvisazione che si riallaccia, sia pur lontanamente, a esperienze ben distinte: la poetica rigorosa e scevra da categorie stilistiche di Fred Frith; la ricerca di improvvisatori e improvvisatrici ugualmente non classificabili come Elliott Sharp, Pauline Oliveros e Andrea Parkins; perfino tracce della free music europea degli anni Settanta, improntata all’alea pura. Secondo l’approccio del trio, la materia prende gradualmente forma dal lento accumulo di schegge sonore prodotte dall’azione di un archetto sulle corde della chitarra, dallo sfregamento metallico (con una piastra per capelli?) sul mantice della fisarmonica, da radi tocchi percussivi e dall’uso di oggettistica in funzione coloristica. Il processo si intensifica e si traduce in alcuni crescendo grazie ai bordoni sviluppati dalla fisarmonica, integrati dall’elettronica e sottolineati dall’azione instancabile di Spera, che fornisce un vero e proprio tappeto percussivo, frastagliato e costellato di variazioni timbriche e dinamiche. Gli insiemi sono frutto di un attento ascolto reciproco e di un meticoloso lavoro collettivo in cui nessuno dei tre esecutori emerge a discapito degli altri.

Una prassi esecutiva che sembra riflettere alcuni dei principi che ispirano la filosofia e l’estetica di Tempo Reale: l’indagine sulle fonti sonore e sulle potenzialità degli strumenti; il fare musica come esperienza formativa condivisa.
Enzo Boddi Foto cortesia di The Factory