Rob Mazurek: terra, sole, cielo e nuvole

L'esibizione fiorentina del quartetto Earth Sun Sky Cloud sembra preludere a nuovi sviluppi nella poetica di Rob Mazurek

- Advertisement -

Firenze, Brillante – Nuovo Teatro Lippi

4 aprile

L’attività febbrile e multiforme di Rob Mazurek ha partorito un nuovo progetto, intitolato Earth Sun Sky Cloud. Ospitato in anteprima assoluta il 3 aprile a Lido di Savio, in Romagna, nell’ambito delle iniziative di Area Sismica, il nuovo quartetto di Mazurek ha offerto una vibrante e gioiosa esibizione – inserita nel quadro del programma di Music Pool – nel piccolo ma accogliente Nuovo Teatro Lippi, situato all’interno di una casa del popolo costruita a suo tempo dagli operai della Pignone nella periferia nord di Firenze.

Pasquale Mirra – Foto cortesia di Music Pool

Nel quartetto Mazurek ha riunito Pasquale Mirra al vibrafono, Ingebrigt Håker Flaten al contrabbasso e Hamid Drake alla batteria, in sostituzione del titolare Gerald Cleaver. Una sorta di filo conduttore lega questi musicisti ed è riconducibile a Chicago, città natale di Mazurek. Il trombettista e compositore anima da anni quella scena creativa sviluppatasi parallelamente alla storica AACM (Association for the Advancement of Creative Musicians). Per parte loro, Håker Flaten e Mirra vantano frequentazioni con musicisti di quell’area. Il bassista norvegese ha creato il suo Chicago Sextet, con il sassofonista Dave Rempis, il vibrafonista Jason Adasiewicz e il batterista Frank Rosaly. Il nostro vibrafonista ha collaborato con il chitarrista Jeff Parker, la flautista Nicole Mitchell e lo stesso Mazurek. Infine, Drake può esibire una lunga lista di collaborazioni con altri chicagoani (d’adozione e non) quali i sassofonisti Fred Anderson e Ken Vandermark, il batterista Michael Zerang, nonché la militanza nel Chicago Tentet del sassofonista tedesco Peter Brötzmann.

Ingebrigt Haker Flaten – Foto cortesia di Music Pool

Earth Sun Sky Cloud. Il nuovo progetto di Mazurek è ispirato da principi filosofici: Terra come corpo, Sole come energia generativa, Cielo come campo aperto e Nuvola come trasformazione in movimento. Il corpo delle esecuzioni è basato sulle possenti costruzioni ritmiche elaborate da Håker Flaten e Drake. Con approccio fisico e viscerale sulle corde e sul corpo dello strumento il contrabbassista disegna linee fluide e ficcanti; predispone possenti pedali; si ritaglia sanguigni interventi solistici non privi di intuizioni poetiche. Con il consueto stile frastagliato e ricco di dinamiche Drake imbastisce impianti solidi e cangianti al tempo stesso, recependo, trasformando e rilanciando gli stimoli dettati dai colleghi. Un vero maestro dello strumento, che ha saputo assorbire nella propria personale poetica l’eredità di Ed Blackwell e il libero pensiero di Andrew Cyrille. Pulsazione ritmica inesauribile, efficace supporto armonico e invenzioni melodiche si fondono nel contributo di Mirra, che introduce ulteriori colori con l’ausilio di sonagli, ciotole armoniche, piccole percussioni e timbriche di marimba ottenute applicando un telo sulla tastiera dello strumento. In altre parole, l’apertura e l’estensione di cui necessita il tessuto delle esecuzioni. Con tromba e trombino (un modello di piccole dimensioni in Si bemolle), più occasionali inserti elettronici, Mazurek imprime una spinta energica e dei cambi di direzione che si traducono in frasi melodiche ora articolate, ora ripetitive, e in sequenze crepitanti sui sovracuti.

Hamid Drake – Foto di Luca D’Agostino/Phocus Agency

Tutte queste caratteristiche emergono dalla struttura modale di molti brani, in cui figurano pochissimi passaggi informali. Da questo contesto traspare un’evidente gioia di suonare e comunicare. Se si considerano poi i non memorabili vocalizzi che Mazurek accompagna con dei sonagli in una sorta di rito sciamanico e una lunga ma monotona sequenza elettronica (vaga influenza di Sun Ra?) scandita da uno scarno motivo enunciato a bocca chiusa da tutti e quattro i musicisti, se ne deduce che questa musica è pervasa dallo spirito e dall’insegnamento di un grande del recente passato: Don Cherry, in una linea stilistica che idealmente congiunge «Relativity Suite» a «Brown Rice».

 

Enzo Boddi

- Advertisement -

Iscriviti alla nostra newsletter

Iscriviti subito alla nostra newsletter per ricevere le ultime notizie sul JAZZ internazionale

Autorizzo il trattamento dei miei dati personali (ai sensi dell'art. 7 del GDPR 2016/679 e della normativa nazionale vigente).

Articoli correlati

Time Out: festival e concerti dal 7 al 14 aprile

Time Out: festival e concerti dal 7 al 14 aprile: programmi di festival e concerti della settimana.

Intervista a Claudio Farinone

Intervista a Claudio Farinone, compositore e chitarrista, nonché speaker di Rete 2 Radiotelevisione Svizzera Italiana.

«Sinestesie». Intervista a Emanuele Sartoris e Federica Bertot

Un progetto unico quello ordito dai due pianisti piemontesi: quattro mani, due pianoforti, quattro composizioni e quattro fragranze da assaporare: con le orecchie e con il naso.