Agadez Queendoms Unplugged all’Auditorium Parco della Musica di Roma, tra rito e ascolto

di Amalia Mancini

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Un concerto intenso e profondamente evocativo quello di Agadez all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, dove giovedì 18 dicembre, nella sala Teatro Studio Borgna, la cantautrice ha presentato in anteprima italiana il tour di Queendoms Unplugged. Un live acustico e sciamanico che ha trasformato il palco in uno spazio rituale, sospeso tra musica, spiritualità e memoria arcaica. Agadez,  nome d’arte ispirato al simbolismo tuareg, è Giada Colagrande. Nel suo percorso musicale e nei suoi brani affiorano con chiarezza il retaggio culturale e le passioni che le appartengono, la ricerca sul Sacro Femminino, l’interesse per le tradizioni esoteriche, l’archeomitologia e lo sciamanesimo, che si riflettono anche nella scelta degli strumenti di elezione, la voce, i tamburi a cornice e la chitarra, mentre nel 2024 ha composto Queendoms con l’intenzione di creare una musica capace di indurre la trance. Artista poliedrica, nel corso della sua carriera ha collaborato con Franco Battiato, Marina Abramović, Robert Wilson e Willem Dafoe, suo marito.
Con Queendoms Unplugged porta dal vivo una nuova incarnazione del disco Queendoms (2024), dedicato ai culti femminini arcaici che sono seguiti a quello primordiale della Grande Madre.

Antonio Forcione e Agadez

Il concerto si è rivelato un vero e proprio viaggio iniziatico, un’esperienza sensoriale e spirituale in cui ogni brano è consacrato a una Dea, al suo mito e al suo potere primordiale: Inanna, Iside, Ecate, Tanit, Afrodite, Nut, Isis, Beira e Lilith, la più maltrattata delle Dee. Dietro ogni nome si cela un’unica essenza, la Grande Dea Primordiale, custode di vita, morte e mistero. Fondamentale il contributo di Antonio Forcione, chitarrista di fama internazionale, che ha riarrangiato l’intero progetto. La sua chitarra, usata come uno sciamano usa il proprio tamburo, dialogava con la voce di Agadez creando passaggi sonori profondi, ipnotici e di grande intensità emotiva. Sul palco, insieme a loro, un ensemble che amplifica la dimensione tribale e corale del progetto: Natalia Bacalov (violoncello e voce), Martin Sevrin (basso), Lucrezia Testa Iannilli (bodhrán), Simone Pulvano (percussioni) e Claudia Ugenti (voce e tamburi). Un live immersivo di circa un’ora e mezza, accolto da lunghi applausi.
Amalia Mancini

Foto di Fabrizio Sodani

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