Chiara Civello

266

 

«Canzoni» è sbarcato da poco sul mercato discografico statunitense e brasiliano e sta già riscuotendo successo. Plauso confermato dal tour statunitense di Chiara Civello che ha visto il sold out in ogni data. I prossimi appuntamenti saranno a Milano e Roma. E poi un nuovo disco. Ne parliamo con lei.

Chiara, come è andato il tour negli States?

Benissimo! E’ stato stupendo poterci tornare: tutte le date del tour, durato un paio di settimane, sono state sold out: New York, Boston, Miami e Washington D.C., e ciò nonostante mancassi dagli Stati Uniti da parecchio tempo. La presentazione del disco è stata propizia. A Washington ho suonato al The Hamilton, un nuovo club meraviglioso con uno staff stupendo.

Hai riscontrato differenze tra il pubblico europeo e quello statunitense?

No. Devo dire che il mio pubblico statunitense era al settanta per cento americano e non italiano; un pubblico molto vicino alle mie sonorità jazz, soulful, anche nel presentare la canzone italiana da me vestita come uno standard jazz. Infatti, appena intonavo Io che non vivo il pubblico applaudiva a scena aperta. Possiamo tranquillamente dire che la nostra canzone ha raggiunto la notorietà dei celebri brani di Tin Pan Alley, solo che così come è stata prodotta rispettava dei parametri nazional-popolari. Io, invece, l’ho calata entro parametri internazional-popolari: gliela rendo leggibile in un linguaggio a me congenito e a loro congeniale.

A proposito di standard italiani: quali sono i brani che ritieni possano fregiarsi di questo status?

Io che non vivo senza te, Nel blu dipinto di blu, Caruso di Lucio Dalla, Io che amo solo te. A parte O sole mio, naturalmente.

Hai avuto modo di conoscere qualche altro musicista che ti è piaciuto?

Sì, sono andata a sentire Yuka Honda (che, tra l’altro, è la moglie di Nels Cline), musicista giapponese che si occupa di musica elettronica ed è stata musicalmente vicina a Yoko Ono, Sean Lennon; ha fatto parte dei Cibo Matto e unisce l’ironia con un’elettronica interessante, con un background tecnico corposo alle spalle. Sono andata a sentire il suo nuovo lavoro e, dopo, ci siamo incontrate e abbiamo «sorseggiato» l’idea di unire i nostri mondi musicali: ma è tutto in fieri. Poi ho rivisto Anat Cohen, con la quale da tempo stiamo pensando di fare qualcosa assieme; il giro di Nublu, che è una casa discografica e anche un club diretto dal mio amico Ilhan Ersahin, sassofonista turco: anche con lui stiamo pensando di collaborare. Ho incontrato il mio caro amico cantautore Jesse Harris.

Hai preso parte anche alla Italian Heritage Celebration.

Quando sono arrivata a New York ho informato i miei amici che avrei presentato il disco. Questa voce è arrivata ad alcuni collaboratori del sindaco Bill De Blasio che l’hanno ritenuta l’occasione perfetta per coinvolgere me prima del discorso del sindaco al Metropolitan Museum, dove si sarebbe svolto l’evento. E’ stata una splendida esperienza anche perché sono molto legata alla città di New York, visto che ancora ci vi abito. E l’omaggio alla musica italiana ha riscosso un largo successo, anche in ragione del fatto che la comunità italiana è molto presente.

Have Yourself A Little Christmas: perché hai sentito la necessità di interpretare questo brano?

Perché mi avevano chiesto dalla Sony un omaggio al Natale e ho scelto di fare questo brano, forse perché mi rimanda a Nat King Cole e a una versione molto bella di James Taylor.

«Canzoni» approda adesso anche sui mercati statunitense e brasiliano.

A dicembre è uscito, se non ricordo male, anche in Giappone. Il mercato statunitense era d’obbligo, visto che lì sono di casa e agli Stati Uniti devo molto; quello brasiliano anche, perché nel disco ci sono Ana Carolina, Chico Buarque, Gilberto Gil, Eumir Deodato.

A distanza di un anno, qual è il tuo bilancio di «Canzoni»?

E’ un bilancio super positivo, perché è stato accolto molto bene ovunque. E sono felicissima di tutto ciò, perché in questo disco ho messa tutta me stessa. E’ stato accolto bene non solo dalla stampa ma anche dal pubblico. Sono nata come interprete di jazz, di bossa nova e di tante altre cose, prima che autrice. Questo disco è il primo disco da interprete nella sua interezza ma chiude anche un circolo, perché come Chiara è nata, così Chiara torna a essere. Ecco, adesso mi sento completa.

Naturalmente prosegue il connubio con Nicola Conte e il suo combo.

Assolutamente. Il 13 e 14 novembre faremo questo concerto alla nuovissima e splendida struttura dell’Unicredit Pavilion, dove celebrerò anche la mia parte da solista: mi alternerò al pianoforte e alla chitarra e canterò le mie canzoni.

Cosa è scritto nella tua agenda?

Come dicevo, ci il 13 e 14 novembre ci saranno due concerti con l’Orchestra Filarmonica Italiana e il Nicola Conte Jazz Combo in questo nuovissimo e meraviglioso spazio dall’acustica ineccepibile. Poi il 10 dicembre sarò al Parco della Musica di Roma con la Salerno Jazz Orchestra diretta da Stefano Giuliano. Il 19 dicembre sarò a Villa San Martino, a Martina Franca, con il Nicola Conte Jazz Combo. Infine penso di fare un giro dei club in duo o da sola, tra metà gennaio e febbraio: è una formula che adoro perché mette in luce la mia parte più intimista. E in questo periodo entrerò in studio di registrazione per il nuovo disco.

Qualche anticipazione?

Si parla di un Canzoni 2, perché così mi è stato richiesto. Ma sempre con una connotazione fortemente personale. Il gruppo sarà lo stesso, con Nicola Conte: squadra vincente non si tocca!

Alceste Ayroldi