Dossier

Frank Zappa: elogio di un bel niente

Quando Frank Zappa ci lasciò, nel dicembre 1993, il suo contatore discografico segnava 62; tanti erano i dischi pubblicati e mantenuti in catalogo dalla Zappa Records, dall’esordio 1966 con i Mothers of Invention, «Freak Out!», allo «Yellow Shark» con l’Ensemble Modern uscito poche settimane prima della morte. Trent’anni dopo, aperti gli archivi e accumulata una piramide di live inediti provini restauri lost episodes, la discografia risulta più che raddoppiata; «Funky Nothingness», il triplo cd che esce in questi giorni, porta il numero 126. La notizia però non è questa; abbiamo sempre saputo che Zappa era un esagerato, un workaholic, che una ne faceva e cento ne pensava, che a ogni disco pubblicato ne corrispondevano tre nel cassetto. La notizia quasi incredibile è che nastri come questi escano solo adesso, dopo tante pagine storiche e significative ma anche bozze minori, quisquilie, fogli volanti. Parliamo dell’anello di congiunzione fra due miti zappiani […]

Questo è un contenuto premium! Abbonati!

Se sei già abbonato accedi con la tua user e password!

George Russell: i cento anni di un innovatore

Caso del tutto unico nella storia del jazz, George Russell deve la sua notorietà prima di tutto alla paternità di un’opera teorica: The Lydian...

Miles Davis. Lei: “Ti amo, ti amo, dobbiamo farlo…”

Parigi 1957, novembre inoltrato. Le riprese di Ascensore per il patibolo sono terminate da due settimane circa. In piena post-produzione, il regista debuttante Louis...

Alice Coltrane: lo Spiritual Jazz

Nel suo Ugly Beauty, il critico inglese Phil Freeman ci offre un panorama abbastanza esaustivo della scena jazz internazionale degli ultimi decenni, anche se...
- Advertisement -
GleAm

Betty Davis Mabry: molto più che la musa di Miles

«…Avevo incontrato una cantante giovane e bella che si chiamava Betty Mabry, la cui foto è sulla copertina di “Filles de Kilimanjaro”. Avevo fatto...

Townships: Sulle vie della musica, della grazia e dell’orrore

Khulu, Monthy e io bevevamo allo shebeen di Shirley Scott. Era il nome che davano alle birrerie dove si suonava solo jazz. Era una...

Le Origini del Bop

In cerca di un modo nuovo di scrivere le proprie irrequietezze, Jack Kerouac era stato illuminato dall’improvvisazione bop: ritmata, fluida e soprattutto spontanea. Ma...

John McLaughlin: la mia India

L’annunciata ricostituzione del gruppo Shakti, in occasione dei suoi cinquanta anni dall’esordio, celebrati per mezzo di un nuovo tour mondiale a partire dall’India, offre...
- Advertisement -
GleAm

John Cage: abitare la musica e l’immagine

La collaborazione tra Seipersei e Roberto Masotti (e lo Studio Lelli e Masotti), partita con Jazz Area, aveva preso un felice abbrivio, con la...

Tutto su Bill Frisell

A Bill Frisell si dovrebbe pensare come al musicista idealtipico dell’età postmoderna o età «della complessità». Così idealtipico da risultare a tutt’oggi unico. Non stupisce...

GleAm