«Sono un italoargentino di terza generazione: i miei avi provenivano da Benevento». Così esordiva Gato Barbieri quando gli chiedemmo (era il 2005) delle sue origini italiane, e più in generale dei suoi rapporti con l’Italia, che è poi ciò che stiamo per approfondire in queste pagine, a dieci anni dalla morte del grande sassofonista (2 aprile 2016). Quando arriva in Italia, Leandro Barbieri, soprannominato Gato proprio da noi «perché suonavo – è sempre lui a raccontare – in due posti per sera, e col mio sassofono sgattaiolavo di corsa, nella notte, per passare da uno all’altro», è ormai nell’anno dei trenta. È nato infatti a Rosario, con Cordoba la città argentina a più alto tasso italico, il 28 novembre 1932 (quattro anni dopo Ernesto Che Guevara, addirittura suo vicino di casa), anche se per anni la sua data di nascita è stata fatta oscillare fra il 1933 e il 1935. […]
Gato Barbieri: l’eroe dei due mondi
Dall’Italia verso il Nuovo Mondo. A dieci anni dalla morte del sassofonista argentino ne ripercorriamo il rapporto col nostro Paese, anche attraverso testimonianze dirette sue, di Astor Piazzolla, Giorgio Gaslini, Franco D’Andrea e Franco Ambrosetti
