«Politicamente inappropriata»: la strana carriera di Milcho Leviev

Il pianista bulgaro – poi naturalizzato statunitense – è stato un formidabile virtuoso ma anche un compositore di tutto rispetto. Ne ripercorriamo quindi il percorso artistico

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Nonostante fosse ufficialmente bandito – come segno della decadenza occidentale e dell’imperialismo culturale americano – dai regimi comunisti, in Europa orientale il jazz aveva già attecchito nel periodo pre-bellico. A partire dagli anni Cinquanta, nei paesi aderenti al Patto di Varsavia si svilupparono movimenti ricchi di fermenti e di idee fortemente radicate tanto nel linguaggio afro-americano quanto nei rispettivi patrimoni nazionali. Il nome del pianista bulgaro Milcho Leviev (Plovdiv 1932- Salonicco 2019) cominciò a circolare al di qua della cortina di ferro intorno alla metà degli anni Sessanta. Diplomatosi in pianoforte e composizione all’Accademia di Stato Bulgara nel 1960, negli anni immediatamente seguenti intraprese un’intensa attività su più fronti. Dal 1962 al 1966 Leviev diresse la big band della Radio Nazionale Bulgara, cimentandosi con composizioni come Studia, Blues in 9 e Anti-Waltz, dalle quali emergeva l’interesse per il recupero di forme della musica popolare. Contemporaneamente, dal 1963 al 1968 lavorò […]

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