Questa è la storia del rapporto fra Thelonious Monk e il Black Hawk di San Francisco, il locale dell’italoamericano Guido Cacianti (Caccienti?/Caccianti?) dove Monk registrò un magnifico live il 29 aprile 1960, uno dei suoi più belli, quantunque non fra i più popolari. Come tutte le storie più interessanti, anche questa partì molto prima dello sbocciare del frutto: non solo sei mesi prima, quando – il 21 e 22 ottobre 1959 – Monk incise il suo terzo album in solo, alla Fugazi Hall, nell’omonimo club al 678 della Green Street di San Francisco, con un repertorio che conteneva un paio di blues di cui uno poi titolato Blue Hawk, ma addirittura l’anno prima ancora, nel luglio 1958, quando a casa sua, a San Juan Hill, venne a trovarlo uno strano personaggio proveniente dal Ghana, il percussionista Guy Warren, specialista del «tamburo parlante». Ma andiamo cauti, perché per Monk è proprio […]
Monk at the Blackhawk
Storia di una notte di piccoli capolavori nati controvoglia
- Advertisement -
- Advertisement -
Iscriviti alla nostra newsletter
Iscriviti subito alla nostra newsletter per ricevere le ultime notizie sul JAZZ internazionale
Autorizzo il trattamento dei miei dati personali (ai sensi dell'art. 7 del GDPR 2016/679 e della normativa nazionale vigente).
Articoli correlati
Magazine
Musica Jazz di dicembre 2024 è in edicola
Musica Jazz di dicembre 2024 è in edicola: copertina su Quincy Jones e poi Aaron Parks , Anja Lechner, Chiara Bertelli, Evan Parker, Francesco Cigana, Julian Mazzariello, Lou Reed, Luca Perciballi, Mauro Malavasi, Samara Joy, Sean Bergin, Sérgio Mendes, Thelonious Monk... E molti altri ancora!
Dossier
Elogio del jazz impuro
Jazz a uso dell’ascoltatore sensibile
Tanto jazz chiamato al suo tempo «moderno» e che oggi sarebbe da chiamare «classico» – spostando l’appellativo dalla generazione Swing...
Dossier
Le Origini del Bop
In cerca di un modo nuovo di scrivere le proprie irrequietezze, Jack Kerouac era stato illuminato dall’improvvisazione bop: ritmata, fluida e soprattutto spontanea. Ma...