Elogio del jazz impuro

Un lungo saggio che propone numerosi argomenti di riflessione e di discussione, corredato da una scelta delle splendide fotografie di Roberto Polillo

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Jazz a uso dell’ascoltatore sensibile Tanto jazz chiamato al suo tempo «moderno» e che oggi sarebbe da chiamare «classico» – spostando l’appellativo dalla generazione Swing a un blocco di generazioni successive – è musica che continuiamo a macinare nel presente senza pensarla storica. Ascoltando un qualsiasi brano da «Kind of Blue» di Miles Davis, per esempio, non pensiamo a che cos’era il mondo nel 1959. Ascoltiamo musica dalle forme ricche e al tempo stesso molto rappresentativa della musica nelle sue proprietà globali, delle quali fa parte la facoltà di suscitare emozioni pronte ad abitare il magico della vita quotidiana. In questo senso possiamo affermare che il jazz sia una musica adatta a svolgere la complessa funzione di un pop «alto», cioè di musica dalla cui ricchezza formale si ottiene godimento pratico e che pertanto induce l’ascoltatore ad esserne «consumatore» anziché «spettatore» (concetto prelevato dall’indispensabile Guy Debord). È una condizione che […]

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