Il 9 aprile scorso è morto Afrika Bambaataa. Stava combattendo contro una neoplasia della prostata. Quando se ne va uno come lui non scompare soltanto uno dei padri dello hip hop, si incrina un’intera costellazione di suoni, ma anche di visioni e di possibilità. È come se si spegnesse una delle lingue della musica nera contemporanea, uno di quei codici che hanno permesso a una generazione di trasformare la marginalità in stile e la strada in immaginazione. Per questo la sua morte ha il peso simbolico di una fine generazionale. Non perché sia l’ultimo e neanche perché la sua figura esaurisca la complessità dello hip hop ma perché dentro il suo nome si concentra una funzione precisa, quella dell’origine. Con lui se n’è andato non soltanto uno dei padri di quella cultura, ma uno dei suoi testimoni diretti, uno di quelli che non hanno ereditato un linguaggio ma lo hanno […]
Afrika Bambaataa: alle origini del beat
La scomparsa di una delle figure leggendarie (e controverse) dello hip hop delle origini suscita una doverosa riflessione sul rapporto tra il rap della cosiddetta Old School e il jazz, un legame ben più saldo di quanto una critica spesso superficiale ha voluto dipingere
