Facevano davvero una bella coppia, Steve Lacy e il suo soprano: uno dritto come un fuso, per tutto il suo metro e ottanta circa; l’altro dritto… come un sax soprano, l’unico della famiglia delle «pipe» a somigliare piuttosto a un grosso sigaro. Steve lo teneva in avanti, lievemente discosto su un lato, e fra i due si veniva a creare un angolo pressoché fisso di trenta/quaranta gradi. A volte lo faceva ondeggiare, ruotare, quando si lanciava in quelle improvvisazioni circolari in cui era maestro e che rientrano nelle tante cose di cui ha fatto dono al jazz (suo) contemporaneo, senza mai fare troppi proclami, perché era fatto così, un gran signore, magari anche un po’ lunatico. Capitava che una volta ti trattasse con estrema cordialità e la volta dopo, magari, ti salutasse appena. Rientrava nel suo carattere: gentile, ma riservato. Ciò non toglie che, al di là dell’ammirazione per l’artista, […]

Steve Lacy: Phase One
A novant’anni dalla nascita e venti dalla morte del grande sopranista, passiamo al setaccio la prima fase – forse la meno nota – della sua carriera, fra i venti e i trent’anni